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Marco Ballotta, ex portiere della Lazio, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport ed ha parlato del suo passato in biancoceleste e non solo. Di seguito le sue dichiarazioni:
Ballotta, ma quel dirigente le sue doti calcistiche dove le aveva viste?
"Accanto al campo da pallacanestro c’era quello di calcio, appena finito ci spostavamo lì. Ha presente quel giochino in cui i portieri si alternano e gli altri stanno in area per fare gol? Ecco, c’era il 'personaggio' del paese che si faceva delle grandi azioni da solo sulla fascia e la metteva in mezzo, e noi tutti a cercare di segnare. A fine giornata ci giocavamo un ghiacciolo così. E io di gol ne facevo, così mi decisi a scegliere il calcio".
Ma lei non faceva il portiere?
"Li ho fatti tutti, i ruoli: difensore, terzino, centravanti... A un certo punto purtroppo un incidente stradale ci tolse il portiere titolare e mi chiesero se me la sentissi, e così ho cominciato. Il Bologna mandò un osservatore a vedermi ma quel giorno eravamo 11 contati, così mi rimisero in attacco e feci anche gol, un partitone. Quello giustamente non ci capì niente: 'Oh, ma l’11 è Ballotta? Non faceva il portiere?'".
Primo record di Ballotta: il campionato con meno gol subiti, 9, nel Modena che vince laC1.
"E pensi che quei 9 li prendemmo in 3-4 partite. Ci allenava Ulivieri, un martello mica da ridere, ti massacrava. Un’ora e mezza al giorno solo per provare gli schemi su fallo laterale".
A Reggio Emilia battezza un fenomeno: 1995, il primo anno di Ancelotti in panchina.
"Aveva 36 anni, era stato il vice di Sacchi e voleva camminare con le sue gambe, ma non era facile. Dovevamo vincere il campionato ma iniziammo male e volevano esonerarlo, chiesero a noi calciatori se eravamo d’accordo. E noi ci opponemmo: non era mica lui il problema. È che Carlo arrivò con tante novità: 4-4-2,pressing, zona in un calcio dove tutti giocavano ancora col libero staccato dietro, ci voleva un po’ per assimilare quei concetti. Ma si vedeva che aveva la stoffa del tecnico di razza. E poi era uno di noi: si lavorava duro, ma finito l’allenamento si rideva, si scherzava...".
Ballotta uomo da record: uno dei primi portieri a fare un assist.
"Me lo ricordo bene, Parma-Samp 1-0. All’epoca i portieri uscivano ed era la mia specialità, acchiappai quel cross e vidi Asprilla che partì a tutta, si trattava solo di mettergliela sulla corsa. Tino non lo prendevi mai, o sbagliava lui o si inventava qualcosa. Non dico che diventò uno schema ma un’alternativa valida al fraseggio sì. Oggi tanti lo fanno, del resto l’obiettivo del gioco è arrivare il più presto possibile in attacco, no?".
Ballotta uomo da record, questo però difficile da certificare coi numeri: oggi coi piedi giocano tutti i portieri, lei lo faceva trent’anni fa.
"Io e Taffarel eravamo i pionieri, a Parma quando facevamo le partitelle con le porticine facevamo la nostra bella figura. Ho imparato da lui a rilanciare subito il pallone, una cosa molto brasiliana".
La prima Lazio di Ballotta: quella di Cragnotti, opulenta e piena di campioni.
"Dissi di sì quando seppi che mi aveva voluto Zoff, all’epoca presidente. E fui ancora più contento quando andai a firmare: non avevo il procuratore, mi chiese quanto volevo e risposi: 'Faccia lei'. Una cifra in mente ce l’avevo, ma quella che scrisse lui era ben più alta, mi aveva messo alla pari con gli altri. Era una Lazio piena di grandi uomini prima che di grandi calciatori, anche se, dico la verità, per il potenziale che aveva qualcosa in più poteva vincere. C’era Simone Inzaghi che a biliardo 'rubava' sempre, una roba allucinante. Ne aveva ogni volta una, gira che ti rigira vinceva lui".
Nella Lazio di Lotito ha fatto il record di longevità: in campo a 44 anni e 38 giorni.
"Il segreto era la mia serenità, non avevo niente da perdere né da dimostrare. Dovevo essere la chioccia di Muslera, appena arrivato dall’Uruguay con una faccina da bambino, aveva talento ma non era pronto, finii per giocare io. Un sacco di partite le feci da infortunato. L’ecografia disse che avevo uno stiramento, ma Delio Rossi era categorico: 'Non me ne frega niente, tu giochi, al massimo se non ce la fai chiedi il cambio'. Ma sono un testone, fasciato e strafasciato il cambio non l’ho mai chiesto".
Ha mai avuto paura che le prendessero il record?
"Paura no, ma mi sarebbe dispiaciuto. L’unico che avrebbe potuto prendermelo era Buffon, ma ha scelto col cuore di venire al Parma in B...".
Lei in campo a quell’età era un titolo da giornale, oggi di quarantenni in A ne vediamo tanti.
"Mi sentivo benissimo e mi divertivo come un matto, la chiave sta lì: se ti diverti e il fisico regge, anche a quell’età puoi giocare. Oggi per uno Dzeko che magari non è più quello di prima ci sono Modric o De Bruyne che sono ancora signori calciatori. E quelli esperti servono da guida per i giovani perché il livello è calato. Va bene correre e curare il fisico, ma a un certo punto devi anche giocare a pallone...".
Una storia come la sua è impossibile senza passione. Nei ragazzi oggi la vede?
"No. I genitori non aiutano perché spesso vedono ‘sti ragazzi come produttori di soldi, e vedo che tanti di loro in campo nemmeno si divertono, che è la base. A volte li vedi arrivare al campo che sembra ti facciano un favore. Non tutti, eh, ma credo che un po’ sia un segno del mondo che cambia".
Il campo, diceva. Cosa fa oggi Ballotta?
"L’allenatore dei portieri al Terra di Castelli, Eccellenza. Non sono uno che sta dietro a una scrivania".
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