Grande prestazione del greco, migliore in campo insieme a Kamada. Patric apre la gara, Vecino la chiude: tre punti d'oro per i biancocelesti

Sanderra

PRIMAVERA | Lazio-Inter, Sanderra: “Stagione inaspettata. Su Sardo e Saná...”

Aprite le porte alla bellezza”. Sarà d’accordo anche Maurizio Sarri, lui che a quella Lazio del ’74 era così legato, se prendiamo in prestito lo slogan che quasi tre anni fa lo accolse a Formello. Quella di oggi non è più la sua squadra, eppure chissà quanto avrebbe voluto esserci lui oggi per celebrare la Banda Maestrelli, riunita con l’aiuto dei figli di chi non c’è più all’Olimpico per celebrare i cinquant’anni di quello storico, primo scudetto. La bellezza è totale sugli spalti: è una lunga ora e mezza quella che accompagna fino al fischio di inizio, ma sembra quasi volare. Stadio gremito, bandiere in ogni angolo, tanti cori e commozione per il ritorno di quegli eroi che scrissero una pagina immortale della storia del calcio.

Lazio-Empoli

Dopo il fischio d’inizio, invece, la partita non regala grandissime emozioni. L’Empoli fa capire subito la sua idea di gara: contrasti duri, perdite di tempo e poi provare a colpire nei buchi lasciati dalla Lazio. I toscani ci provano davvero a far male ai biancocelesti, trovano anche un gol al 18’ con una carambola su Caputo che si era però lanciato in evidente posizione di fuorigioco: basta un silent check per confermarlo. Al 35’ però manca davvero un soffio al vantaggio degli ospiti. Guendouzi perde palla sulla linea di fallo laterale a due passi dall'area di rigore, recupera Cancellieri che si infila, supera anche Romagnoli e mette dentro per Caputo che, tutto solo e da due passi, calcia a botta sicura. Serve allora un clamoroso intervento con la mano di richiamo di Mandas a negare il gol e a deviare in angolo.

È invece la Lazio a trovare il gol del vantaggio sull’ultima palla del primo tempo. Zaccagni va a battere un corner perfetto sul primo palo, Patric si fionda sul pallone con una zampata quasi da bomber d’area di rigore e fa esplodere l’Olimpico. Neanche il tempo di tornare in campo dopo l’intervallo che quasi arriva il raddoppio: Guendouzi mette dentro dalla destra per Immobile, che fa la sponda verso Zaccagni. Il numero 20, però, manca il tempo del tiro e l’azione si spegne. Con essa si spengono anche le vere occasioni della Lazio, che prova a ripartire tenendo a bada un Empoli arrembante e alla ricerca del pareggio. Serve ancora un ottimo Mandas a cinque minuti dal 90’: il greco si allunga e toglie il colpo di testa di Shpendi dalla porta.

Ci pensa allora Vecino, su assist di Pedro, a chiudere il match a un minuto dal 90’: palla dentro per l’uruguaiano che batte Caprile da due passi, esplode la festa all’Olimpico. I cinque minuti di recupero fanno però danni: Romagnoli, all’ultimo secondo, si fa ammonire. Diffidato, salterà la gara a Milano con l’Inter. Sulla punizione è ancora super Mandas, poi non c’è più tempo: la Lazio vince per se stessa, per l’Europa League e per continuare a mantenere viva la minima speranza Champions. E, soprattutto, vince per quella splendida squadra del ’74 che oggi celebra tutto l’Olimpico.

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