Le parole con le quali Luigi Bisignani ha offerto il proprio pensiero sulla lettera pubblicata ieri dal presidente della Lazio Claudio Lotito
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Attraverso una lettera pubblicata nell'edizione odierna de Il Tempo Luigi Bisignani ha offerto il proprio punto di vista riguardo al comunicato pubblicato nella giornata di ieri dal presidente della Lazio Claudio Lotito. Queste le parole di Bisignani:
"Caro Direttore,
mentre il popolo laziale era in marcia verso Bologna, ha dovuto subire l'ennesima provocazione: una lettera priva di senso, lontana dalla realtà, con la quale il presidente Lotito ha voluto rivendicare una fede laziale che, nei fatti e nei comportamenti sembra essersi completamente smarrita. Ma c'è un aspetto che mi ha colpito e amareggiato ancora di più: aver accostato la propria immagine a quella di un bambino. Francamente, una scelta che trovo inaccettabile.
Penso ai miei nipoti con me oggi a Bologna e ai tanti giovanissimi tifosi che negli ultimi mesi ho visto uscire dall'Olimpico in lacrime, delusi e feriti da ciò che sta accadendo alla loro Lazio. È soprattutto pensando a loro che certe immagini e certe parole assumono un sapore ancora più amaro. Anche dal punto di vista della comunicazione, la lettera del presidente appare incomprensibile. A due ore da una partita così importante, il suo pensiero avrebbe dovuto essere rivolto innanzitutto ai giocatori, ormai sempre più disorientati e affidati a una dirigenza che sta mostrando una preoccupante mancanza di anima, progettualità e professionalità. E, soprattutto, avrebbe dovuto esserci una parola per i tifosi.
Per quelle migliaia di laziali che, a proprie spese, in una giornata di caldo torrido, hanno affrontato chilometri e sacrifici per raggiungere Bologna e stare ancora una volta accanto alla squadra. Persone che non chiedono privilegi né riconoscimenti, ma almeno rispetto. Il presidente dice di essere un uomo di fede. Ma la fede non si proclama in una lettera: si dimostra con i fatti e comportamenti coerenti. E ciò che in questi mesi è mancato maggiormente è proprio la capacità di comprendere e amare un popolo che continua a soffrire per questi colori.
Un popolo fatto di anziani, donne, ragazzi e bambini. Un popolo che da mesi manifesta il proprio dissenso in maniera compatta, civile e dignitosa, facendo arrivare la propria protesta anche a chi, pur sostenendo altre squadre, ama profondamente il calcio e ne riconosce i valori. Perché la Lazio non è soltanto una società di calcio perché la Lazio è soprattutto la sua gente. E chi ha l'onore di rappresentarla dovrebbe ricordarselo ogni giorno, non soltanto quando decide di scrivere una lettera inutile. E il tentativo fatto oggi con questa lettera testimonia come il Presidente viva ormai in un suo modo autoreferenziale. Ma chi lo consiglia?".
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