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Crespo: “Lazio? Uno spettacolo. Con l’addio di Eriksson faticammo. In allenamento…”
In una lunga intervista rilasciata a Fenomeni, programma condotto da Luca Toni su Prime Video, Hernan Crespo ha ripercorso i suoi momenti salienti della sua esperienza sulla sponda biancoceleste del Tevere. Dal suo arrivo a Roma all'avvicendamento tra Eriksson e Zoff, passando per alcuni aneddoti di una Lazio memorabile. Queste le parole di Crespo: "La Lazio fa parte di un percorso. Dopo Parma per me era come tornare come a River. Allo Stadio Olimpico, in una metropoli. Passai alla Lazio per 110 miliardi, in quell’estate sono stato il più costoso al mondo. Il Parma aveva problemi economici, avevano bisogno di soldi. Conceição, Almeyda e Sensini dalla Lazio passarono al Parma. Volevo la '9', però c’era già Salas. Era libera la '10' di Mancini e io, che sono molto tradizionalista, la scelsi. La Lazio aveva vinto lo Scudetto, c’era entusiasmo. I primi quattro mesi non vanno benissimo.
La mia esperienza? Uno spettacolo, già era una metropoli, diverso da Parma. All’inizio faticai molto, non si vince spesso a Roma e si paga un po’ di concentrazione. A gennaio Eriksson annuncia che va ad allenare la nazionale inglese, perdiamo qualcosa. Quando se ne va, arriva Zoff, e lì la squadra si mette a posto e inizia a rosicchiare punti. Un’occasione sfumata perché dovevamo giocare con l’Inter a San Siro. Ma andammo a Bari per via dell’episodio del lancio del motorino nella curva dell’Inter. Segno l’1-0 di testa, poi sprechiamo una marea di occasioni. Non riusciamo a fare il 2-0 e all’ultimo minuto c’è una punizione per l’Inter. Io ero in barriera, guardo Recoba e gli dico ‘Dai Chino, fai il bravo’, e lui mi fa ‘Tranquillo’. Lui fa finta di tirare, apre per Dalmat che la mette all’incrocio, è 1-1. Il pareggio ci ha spedito sotto la Roma, che all’ultima giocava con il Parma in casa e noi a Lecce. ù
Se avessimo vinto contro l’Inter avremmo giocato l’ultima di campionato a pari punti con la Roma. Abbiamo vinto poco? Sì. Se tu arrivi all’Inter o al Milan ti dicono che devi vincere Scudetto o Champions League obbligatoriamente. Tu arrivi a Roma e ti dicono ‘Devi vincere il derby’. Il campionato non è la priorità. Eriksson? Era un signore. Vi racconto questa: c’era casino nello spogliatoio, lui arriva e lo guardo mentre arriva. Quando vede il casino, sceglie di andarsene per far risolvere le problematiche nello spogliatoio ai diretti interessati. Tante volte non prendere una decisione è la miglior decisione. C’era casino tra gente di personalità, calciatori importanti. C’erano Simeone e Veron che non si parlavano, ma in campo davano l’anima. Non andavano molto d’accordo.
Era una situazione difficile con Simeone e Veron, eravamo anche compagni di nazionale, però in allenamento e in partita erano fratelli. Si sarebbero ammazzati l’uno per l’altro. Con il tempo si sono chiariti. Veron torna a giocare all’Estudiantes, sua squadra del cuore, e chiamano Simeone da allenatore: vincono il titolo insieme. Partitelle in allenamento? Come cascavi, cascavi male. Da un lato c’era Peruzzi, dall’altra Marchegiani. Facevi fatica a fare gol. Coppie di centrali: o beccavi Stam-Couto o Nesta-Mihajlovic, se segno in allenamento allora domenica è più facile. Fratelli Inzaghi? Sia Pippo che Simone due grandi appassionati di calcio. Simone avendo subito così tanti infortuni e avendo tanta panchina, dopo ha fatto tanta gavetta alla Lazio ed è arrivato molto preparato”.
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