Gabriele Pulici, figlio di Felice ex calciatore della Lazio, è stato intervistato da Il Tempo ed ha parlato della situazione in casa biancoceleste. Di seguito le sue dichiarazioni: "Questo mondo lo conosco bene e l'ho conosciuto attraverso mio padre, adesso dobbiamo essere uniti per un unico obiettivo: il bene della Lazio".
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Lazio, Gabriele Pulici: “Lotito assetato di potere. Siamo ad un punto morto”
Da dove nasce la delusione per l'operato dell'attuale gestione?
"La cosa che preoccupa e, soprattutto, infastidisce i tifosi, è la mancanza di trasparenza. Si continua a negare l'evidenza, sostenendo che la società sta bene, che gli acquisti non servono. Si sta facendo passare il ridimensionamento per un ringiovanimento".
Il presidente spesso ha avuto da ridire sui tifosi.
"Dicono che gli sponsor non si avvicinano per colpa dei nostri commenti o per le contestazioni. Adesso si dice che è colpa dei tifosi se non arrivano alcuni giocatori o se gli arbitri prendono decisione sbagliate e lo dico già ora: sarà colpa dei tifosi, secondo loro, se l'anno prossimo, quando magari ci saranno meno abbonati, la rosa non sarà competitiva".
Cosa si augura?
"Il tifoso della Lazio vuole chiarezza, si deve sentire coinvolto. Se c'è unione d'intenti ti sta accanto anche in situazioni disastrose e lo stadio lo riempie. Il problema è che ormai i buoi sono usciti dalla stalla e ogni possibile mossa non avrebbe credibilità".
Che futuro si immagina?
"Siamo ad un punto morto di questa gestione. La squadra è nervosissima, neanche i big magari stanno facendo bene ma l'attenzione verrà spostata su Romagnoli, che non ha meritato questo trattamento e le promesse non mantenute, o sul mister, che a queste condizioni dubito rimarrà: si parla di loro ma non di chi sta distruggendo la Lazio. Per quello che ho visto lunedì, si farà fatica a fare altri 10 punti. Se non cambiano le cose, la prossima stagione sarà dura".
Cosa potrebbe fare il presidente per migliorare la situazione?
"Un passo indietro, ma non è nelle sue corde. È assetato di potere, ha bisogno della Lazio perché gli permette di essere Claudio Lotito. Alla luce di questo, credo che non venderà mai. Le squadre di calcio non solo solo dei presidenti: la Lazio sono 126 anni che c'è, vive nella nostra anima, non può svilirla così".
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