Lazio, il presidente dell’INRC ringrazia i calciatori biancocelesti

Alcuni calciatori della Lazio sono tornati ad essere protagonisti in un’iniziativa a scopo benefico: ecco di cosa si tratta

di redazionecittaceleste
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ROMA – Anche in questi giorni così complicati, i calciatori della Lazio sono tornati ad essere protagonisti in alcune iniziative molto importanti. Cinque tesserati biancocelesti hanno inviato alcune magliette da mettere all’asta. Il guadagno ricavato, verrà interamente devoluto all‘INRC, ovvero, l’Istituto Nazionale Ricerche Cardiovascolari. L’istituto in questione è da sempre in prima linea contro la morte cardiaca improvvisa. La Lazio, che nel suo secolo di vita è stata ed è Ente Morale, quando c’è da scendere in campo in situazioni simili a questa, è sempre tra le prime società farlo.

IL RINGRAZIAMENTO – Poco fa i canali ufficiali del club biancoceleste hanno intercettato il presidente dell’INRC, Francesco Fedele che ha voluto ringraziare personalmente la società dei doni fatti. I tesserati della Lazio che hanno inviato le loro magliette, citati dal numero uno dell’istituto, sono Sergej Milinkovic-Savic, Luis Alberto, Francesco Acerbi, Joaquin Correa e Ciro Immobile. Di seguito il suo più sentito ringraziamento:

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“Come Istituto Nazionale Ricerche Cardiovascolari (INRC) pensiamo al cuore dei nostri giovani e ci impegniamo per contrastare la morte cardiaca improvvisa. Con le campagne di screening cardiovascolare, rivolto non solo agli atleti, possiamo vincere la battaglia contro gli eventi tragici che sono evitabili. Con l’occasione di San Valentino, abbiamo intrapreso questa iniziativa per combattere le morte cardiovascolari.

Ringrazio la Lazio e il suo Presidente per l’impegno e le maglie di Acerbi, Milinkovic, Luis Alberto, Correa e Immobile messe all’asta: perché il connubio sport-cuore non è stato mai così appropriato come in questa occasione. Nel corso della storia del calcio ci sono state purtroppo tante tragedie e molte volte sono state descritte come inevitabili. Abbiamo la possibilità di intercettare per tempo possibili pazienti a rischio. L’importante è capire questo, conoscere il nostro cuore come se fosse una macchina”.

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