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Immobile: “Lazio, sogno lo Scudetto: abbiamo fatto lo step chiesto da Sarri”

redazionecittaceleste

Torna a parlare il capitano biancoceleste, che si racconta a tutto tondo dai sogni con la maglia della Lazio fino all'Azzurro: gli obiettivi

Dopo la conferenza stampa di ieri a Coverciano, il capitano della Lazio nonché miglior marcatore di sempre con la maglia biancoceleste si racconta in esclusiva sulle colonne del Corriere dello Sport toccando tantissimi temi. Queste le parole di Ciro Immobile.

Ciro Immobile, davvero aveva pensato di lasciare la Nazionale?

Davvero”.

E ritrovarla qui che significato ha per lei?

Per me questa maglia rappresenta tutto. Penso debba essere lo stesso per chi vuole giocare al calcio. È il massimo livello che si può raggiungere”.

Eppure era pronto a chiudere.

Ci sono stati momenti di grande delusione per la mancata qualificazione mondiale così come c’erano stati quelli dell’emozione europea. Ma fino a che ci sarà bisogno di me, che il mister avrà bisogno di me, sia in campo che fuori, io ci sarò”.

Perché?

Mi sento in dovere di farlo, da leader, un sentimento che è aumentato negli ultimi anni. Ci sono qui tanti giovani che devono essere sostenuti dai noi veterani per inseguire un sogno, ripartendo più forti di prima, e riportare l’Italia sul tetto del mondo”.

Raspadori ha parlato di errori commessi, dopo l’Europeo.

Credo abbia ragione. Quando una squadra vince deve essere poi brava a ricreare quell’entusiasmo che l’ha spinta in alto. Ed è quello che è mancato e che manca. L’arrivo di nuovi giocatori, la conferma del mister e dello staff però devono darci fiducia, anche se è difficile in questo momento, alla vigilia di un mondiale in cui non ci saremo”.

A proposito di momenti difficili, chiariamo più a fondo quel che stava maturando in lei prima di ricredersi.

Le settimane seguenti alla sconfitta di Palermo nella mia testa si erano affollati molti dubbi, poi piano piano, dopo che sono ripartito col club, ho capito che ho ancora tanto da dare alla Nazionale, pur sapendo che il prossimo Mondiale è lontano. Ma se sto come adesso...”.

Se nel 2026, a 36 anni dovesse stare come adesso?

Guardi, glielo dico: quel mondiale nordamericano è uno degli obiettivi che mi sono prefissato. Io sono uno che non si è mai posto limiti, guardando le cose positivamente, con fiducia. È così che ho fatto cose eccezionali, andando oltre le mie qualità tecniche”.

Tornando a guardare al passato, tra le pagine nere ci sono stati certi attacchi social ai quali lei si è ribellato.

Siamo in un mondo social, ne fa parte anche il nostro. L’occhio ogni tanto va a finire lì. Servirebbe equilibrio nei giudizi. Invece... E anche questo aveva pesato nell’idea di finirla lì. Poi ripensando a tutto il mio percorso mi è sembrato ingiusto che fossero gli altri a decidere”.

Sempre più spesso certi limiti vengono superati, come nel caso di Acerbi.

Io penso che il mondo social sia meraviglioso ma ti può letteralmente distruggere, e non solo nel calcio. Quel che è successo al Leone va oltre. Dobbiamo tutti essere bravi a gestire questa cosa e anche mettere un freno, denunciando, senza più avere pazienza. A me è accaduto quando è stata attaccata la mia famiglia, i miei figli”.

La Uefa ha varato una piattaforma che denuncia gli haters in rete.

Io penso che dobbiamo assolutamente fare lo stesso anche noi, in Italia, stabilmente. Ripeto, Serve un freno, non solo nel calcio”.

Dunque, la sua “crisi” di vocazione azzurra aveva una doppia natura: la delusione e le critiche esasperate.

Sì, è stato un mix forte, non si possono lasciare passare certe cose, anche se sei la persona più positiva al mondo, resti umanamente segnato”.

Quanto ha dovuto insistere il ct perché lei non smettesse?

Il mister non ha mai avuto dubbi che abbandonassi. Diciamo che ho parlato molto con la famiglia e alla fine ho deciso”.

Lunedì scorso Mancini si è guardato intorno e dietro a lei non ha visto nuovi Immobile per il futuro ma solo un mare di attaccanti stranieri. Che fare?

Io lo ringrazio per avermi pensato come esempio. Io credo che si riferisse al fatto che la mia storia calcistica è stata caratterizzata dalla gavetta. Penso che i ragazzi oggi dovrebbero tornare a fare come me, partito dalle serie inferiori, da Sorrento in C. Adesso, essendo pochi, si velocizzano certi percorsi, senza riuscire a farli esprimere al meglio. Eppure ci sono giovani interessanti, diamo loro il tempo e il modo di crescere. In Nazionale ci sono molte più pressioni; magari voi da fuori e noi da dentro possiamo creare le condizioni migliori per loro”.

Quando pensa ai suoi “eredi” possibili a chi si riferisce?

A Scamacca, passato ora in un campionato difficile, a Pellegri, a Pinamonti. Raspa, lui lo valuto già mezzo veterano, essendo campione d’Europa. Sono tutti ragazzi di prospettiva, che devono segnare con più continuità nel club. Questo darà loro la fiducia anche qui in Nazionale”.

Qual è l’aspetto più importante di un attaccante per imporsi?

La continuità. Come per i portieri. Bisogna fare tanti gol, sempre. Puoi fare una stagione da 20 gol ma se non ti ripeti quell’exploit viene dimenticato. Meglio 5 stagioni da 15 reti che una da 30. Se riesci a farne 5 da 25/30 ovviamente è il top. E dunque bisogna guardare i migliori. Lewandowski, Halland. Loro segnano sempre: amichevole, campionato, Champions, Nazionale, sempre! Questo è l’obiettivo che i nostri giovani attaccanti debbono porsi: continuità, e nel calcio moderno attuale, aiutare la squadra”.

Ma una volta per tutte, ci spieghi come è possibile che il miglior bomber italiano dell’ultimo decennio, trascinatore della Lazio, in azzurro raccolga molto meno. È forse questione di modulo? Ora si prova il 3-5-2 anche in Nazionale.

Ma non credo sia questo. Ho giocato a lungo così, poi sono passato al 4-3-3. Quindi quello che sceglie il ct a me va bene. Piuttosto...”.

Piuttosto?

Il fatto è che io questa domanda me la pongo quasi tutti i giorni... quasi tutti i giorni. Forse alla Lazio ho più margine di errore, qui meno e dunque sale la pressione. Fa rosicare il fatto che ho vinto quattro volte la classifica marcatori e in Nazionale ho numeri più bassi”.

E quindi anche lei si interroga.

Quasi tutti i giorni, ripeto. Anche perché sono uno che cerca di dare sempre il massimo. Come contro la Fluminense...”.

L’amichevole prima di Brasile 2014 in cui lei segnò 3 gol.

Già. Quella è l’immagine della mia storia con la Nazionale, spiccicata. Mi capita di fare 3 gol e quella partita non vale per le statistiche... Seriamente, diciamo che a volte mi accade di andare in campo volendo strafare, il che ti porta a commettere grosse cavolate. Eppure so quel che posso fare, la Lazio ne è la testimonianza: più di quanto ottenuto lì non si può. Un altro motivo di turbamento, rapportato all’azzurro”.

La fiducia ricevuta come la considerazione generale che si ha di lei, sempre un passo indietro rispetto ai suoi numeri fenomenali, c’entrano?

Ogni allenatore arrivato qui mi ha dato le giuste opportunità. Il punto è un altro”.

Quale?

Non posso accettare il fatto di essere addidato come l’attaccante della mancata qualificazione mondiale ma non quello della vittoria dell’Europeo! Per quanto si può essere autocritici e lucidi e parlare di calcio anche a chi non lo ha mai visto, se vedi le formazioni io ci sono in entrambi i casi. Ma andiamo avanti...”.

Avanti sta andando la sua Lazio.

Siamo in una buona posizione di classifica, siamo partiti bene, abbiamo fatto qualche errore, soprattutto in Europa, ci metto poi i 2 punti persi a Genova in malo modo alla fine ma il percorso è positivo. Siamo riusciti, numeri alla mano, a raggiungere un certo equilibrio in difesa rispetto a un anno fa. Credo che questo fosse lo step successivo che ci chiedeva Sarri, una crescita di mentalità che ci permettesse di non subire e ripartire e offendere. Stiamo segnando meno, ma abbiamo più punti del campionato scorso”.

Difesa messa a posto, cos’altro c’è da aggiustare?

L’Europa League, dopo la brutta figura rimediata in Danimarca. Però c’è tempo e modo per farlo”.

Parliamoci chiaro: questo può essere l’anno del terzo scudetto della Lazio?

Sì, anche questo si lega al discorso che faccio sempre io, personalmente, perché da capitano non posso certo urlare ad alta voce nello spogliatoio “Vinceremo lo scudetto!“. Però questo è il mio pensiero fisso, quando inizio ogni ritiro, ho questa mentalità. E dico sì, bisogna ambire al traguardo più alto. Siamo una squadra in forte crescita, in un campionato complicato, con tante squadre che lottano per un obiettivo. Se poi arriveremo in Champions non è che ci resterò male...”.

Qual è invece il suo stato d’animo tornando a Milano, dove 5 anni fa fallimmo la qualificazione.

Ci ho pensato, ci ho pensato, in questi giorni. Diciamo che non è proprio un buon ricordo”.

Ci aspetta l’Inghilterra.

Sarà una partita dura, fisica, contro una squadra che gioca un buon calcio, che sta preparando il mondiale e non ha molte occasioni per farlo. Una sarà questa sfida. Noi giochiamo in casa, dobbiamo ripartire, davanti ai nostri tifosi delusi. E mi preme dire una cosa, in questo senso”.

Quale?

L’Europeo vinto, dopo la pandemia, è stato un momento importante per tutti. L’Italia si è unita. Da lì si riparte, oltre le delusione. I nostri tifosi debbono tenere a mente quel risultato e aver fiducia in noi per poter rivivere certe emozioni”.

Un’ultima cosa. Stavolta, a proposito di giovani, hanno fatto più rumore le mancate chiamate, come quella di Zaniolo e di Zaccagni. Si parla di scelta “disciplinare” del ct, dopo i loro ritorni a casa anticipati dello scorso giugno.

Io questo non lo so. Non c’ero. Zaccagni in ritiro mi ha raccontato di un problema fisico. Ho letto di fughe, di polemiche. Mi pare una follia, pensarlo. Quando si veste questa maglia e arriva la mail della convocazione, siamo (dovremmo essere) tutti super soddisfatti di aver raggiunto un simile traguardo. L’ho visto negli occhi di Provedel, quando è successo la settimana scorsa. Mi ha ricordato Ciro Immobile quando ricevette la prima chiamata azzurra”.