Al Corriere della Sera, l'ex capitano e bomber della Lazio ha parlato del motivo del suo ritiro dal calcio giocato e della vita di ora
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Al Corriere della Sera, l'ex capitano e bomber della Lazio ha parlato del motivo del suo ritiro dal calcio giocato. Di seguito le sue parole: "Quando hai una Rolls Royce e ti accorgi che non corre più come prima devi arrenderti. Le cose mi riuscivano a metà: questo mi è successo veramente. Mettiamoci anche la vanità di non voler lasciare un ricordo di me non bello.
Nazionale? È importante vincere ma soprattutto voler bene al club dove si gioca e alla maglia azzurra. Torniamo a socializzare, ogni tanto mettiamolo via questo benedetto telefono. Dopo una sconfitta non deve essere come se non fosse successo niente. Chiedete a mia moglie come passavo io la settimana.
L'addio alla Lazio? Mi stavano accompagnando alla porta dandomi la mano, alla fine quella stessa mano l’ho alzata io e sono andato via, ma giuro che fino alla fine tra me e Lotito c’è stato un rapporto padre-figlio. Quindi il dispiacere era doppio: ho aperto la porta, ho tolto imbarazzi.
Famiglia? Siamo semplici, ci amiamo. Ci mostriamo per quello che siamo. Ho sempre avuto la vita molto programmata: sveglia alle 8, bambini a scuola, allenamenti, partita. C’era sempre chi mi diceva cosa fare, seguivo con rigore la mia tabella di marcia. Mi sono trovato così senza un piano. Quindi mi sono organizzato: tanta palestra, ora seguo da vicino le mie attività imprenditoriali. E poi moglie e quattro figli sono impegnativi.
Allenatori? Simone Inzaghi, dal punto di vista umano soprattutto è unico. Ci siamo frequentati anche con le famiglie. Quello che mi ha dato di meno è Klopp, strano eh? Ma al Borussia io ero troppo giovane, lui a fine ciclo. Dovrei chiedergli scusa."
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