Lorenzo Insigne, ora in forza al Pescara in Serie B ma accostato alla Lazio negli scorsi mesi, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport. Di seguito le sue dichiarazioni:
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Lazio, Insigne: “Serie A? La condizione fisica il problema, nessuno ha voluto rischiare”
Si aspettava un ritorno diverso in Italia?
"Sì. A Toronto, calcisticamente, non è andata come volevo. Pazienza, sono sempre partito da zero".
A gennaio si parlava di qualche squadra di A interessata, invece ha scelto l’ultima in B.
"Il problema era la condizione fisica, mi sono allenato da solo per 5-6 mesi e nessuno ha voluto rischiare, li capisco. Ma io sapevo che mi sarebbe bastato poco a ripartire, ci ho sempre creduto".
A Pescara, come a Napoli, apre la finestra a vede il mare. A Toronto per diversi mesi ha visto la neve.
"Ma come esperienza di vita è stato fantastica. Siamo tornati e ai miei figli (ora sono tre, ndr) sono mancati tanto gli amici e la scuola di Toronto".
Cosa ha pensato quando l’ha chiamata Verratti?
"Mi ha detto: ti aspettiamo fino all’ultimo giorno di mercato. Non hanno messo in discussione la mia condizione e io non ho pensato alla classifica. Altre squadre di B mi hanno cercato, ma in questa categoria sarei venuto solo a Pescara. Ho voluto chiudere il cerchio dopo 14 anni, non è stato un problema inserirmi, ora dobbiamo fare questo miracolo".
Perché non avete richiamato anche Immobile?
"Era a Bologna, stava andando a Parigi: se ci salviamo lo aspetto l’anno prossimo. Servirà poco a convincerlo, come hanno fatto con me".
Ha segnato due gol, state facendo una rimonta emozionante: si sta divertendo?
"Tantissimo. Vedo altre squadre e mi chiedo come facciamo a essere ultimi. Faccio capire ai ragazzi di continuare così e di crederci, senza rimpianti".
Forse quando è andato via da Napoli aveva meno entusiasmo rispetto a quello di oggi.
"No, non credo. Dopo 12 anni era giusto cambiare, forse non così lontano, ma vabbè. Non do colpe a nessuno, però andar via non è stato semplice".
Detto col senno di poi: in Canada ha guadagnato tantissimo, ma ne è valsa la pena?
"Professionalmente no, mi aspettavo un calcio diverso: ho avuto qualche problema fisico e non hanno conosciuto il vero Insigne. Non siamo stati bravi a creare una squadra competitiva e le colpe ovviamente sono ricadute su di me che ero il più pagato. Ma chiunque avrebbe fatto la stessa scelta".
Avrebbe potuto rinnovare col Napoli, rincorrere lo scudetto (vinto l’anno dopo) e restare in Nazionale.
"Eh sì, ho perso tanto. Però a Napoli e in Nazionale qualche soddisfazione me la sono tolta... Quando sono andato a Toronto la prima chiamata l’ho fatta a Mancini, e mi ha detto che se fossimo andati al Mondiale avrei fatto parte del gruppo. A Napoli invece i tifosi si aspettavano sempre di più, le mie energie mentali erano finite".
Certo che il Napoli quest’anno di sfortuna ne ha avuta tanta, visti i tanti giocatori infortunati.
"Senza infortuni avrebbe potuto rivincere lo scudetto. Conte è stato bravissimo a tirare fuori il meglio da chi aveva. L’Inter invece ha una rosa ricca e nessun infortunato, come fai a competere?".
Vergara è la rivelazione: può essere il suo erede?
"Penso che abbia tutto per farcela, ha la gamba e regge l’urto. Non lo conosco di persona e non mancherà occasione, peccato si sia fatto male".
Rimpiange di più lo scudetto non vinto a Napoli o aver perso due volte il Mondiale?
"Lo scudetto l’ho festeggiato in Canada. Mi dispiace non averlo vinto l’anno dei 91punti con Sarri, quello sì. Di sicuro non sono invidioso: la mia vittoria è stata giocare 12 anni nel Napoli e fare il capitano".
Nel 2018 restò in panchina a San Siro contro la Svezia, nel 2022 era in campo a Palermo contro la Macedonia del Nord. Bruciano ancora quei flop?
"Non vincere quelle due partite mi ha lasciato il segno, sicuramente, e chissà quando il pensiero se ne andrà. Ma mai guardare indietro, stavolta dobbiamo farcela".
Lo mandiamo un messaggio a Gattuso nel caso avesse bisogno di lei nei playoff?
"Lo sento quasi tutti i giorni... Io ricordo che non ho mai detto 'basta Nazionale'. Lui sa le mie qualità e la mia disponibilità, quindi farà la scelta migliore. Certo, se ci salviamo con il Pescara e faccio il Mondiale, poi posso smettere! Scherzo eh... (ride, ndr.)".
A Pescara fa un ruolo nuovo, il trequartista dietro le punte libero di fare ciò che vuole. Le piace?
"Sì, mi risparmia un po’ di fatica in fase difensiva. Però devo dare l’esempio alla squadra: se un giovane vede Insigne che pressa e corre, fa il doppio".
Colpisce la sua leadership verso i compagni.
"Si vede che qualcosa di buono l’ho fatto. È stata una fortuna trovare ragazzi umili e disponibili. Non dovessero imparare tanto, non starebbero in B".
Quando era giovane chi era il suo riferimento?
"Dico Zeman, per quanto ha creduto in me. Non smetterò mai di ringraziarlo. Mi è capitato di non sposare al 100% le idee di un allenatore, con lui no".
Un mese fa, Avellino-Pescara 0-1: lei in panchina, nell’altra suo fratello Roberto. Che effetto ha fatto?
"Alla fine l’ho abbracciato, i loro tifosi li contestavano e gli ho dato forza. Al Napoli qualche partita insieme l’avevamo fatta, quando era a Benevento avevamo giocato contro: siamo tornati indietro di qualche anno e ho capito di essere diventato vecchio!".
Domenica ha segnato il gol n.150. Quale ricorda?
"Me l’ha detto mio figlio. Il primo in A contro il Parma al San Paolo come si scorda? Poi quelli all’Europeo, al Bernabeu, o al Dortmund su punizione".
Il Tiraggiro è sempre caldo?
"Sempre. Più mi diverto e vado in fiducia, più vengono naturali le cose. Diciamo che è maturo...".
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