Le parole del patron biancoceleste, intervenuto ai microfoni di Sportmediaset al termine della finale di tennis degli Internazionali d'Italia
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Al termine del derby perso contro la Roma, il presidente della Lazio Claudio Lotito si è diretto al Foro Italico per assistere, da vicino, alla finale di tennis degli Internazionali d'Italia tra Jannik Sinner e Casper Ruud: gara che ha visto l'italiano prevalere sul norvegese e aggiudicarsi la vittoria del torneo. Al termine della finale, il presidente della Lazio è intervenuto ai microfoni ufficiali di Sportmediaset per offrire il proprio punto di vista sulla prestazione offerta dagli uomini di mister Sarri contro la Roma e, in generale, sul momento che sta vivendo la squadra biancoceleste. Queste le sue parole:
"Come è stato vedere Sinner dal vivo? Io l'ho visto diverse volte, non è la prima volta che lo vedo. Sicuramente ogni volta è una conferma di un grande campione, di una persona che mette tutte le sue energie e la sua testa nel raggiungere gli obiettivi che si prefigge, e mi pare che l'ha sempre raggiunti. Quindi questo significa nello sport, oltre ad avere dei talenti, come c'è lui, che sono rarissimi, ha anche una grossa determinazione, una grossa capacità di concentrazione e applicazione che lo rendono imbattibile: fino ad oggi non a caso è il numero uno.
Se ci vorrebbe un Sinner anche per risollevare il calcio italiano? In tutte le cose, in tutte le discipline, secondo me la determinazione di uno spirito di gruppo, la squadra vince sempre. Soprattutto le idee. Le idee è un approcciare nell'interesse collettivo. Per poi dopo, eventualmente, trarre, come ha fatto lui, uno spazio di carattere personale. Se si persegue soltanto l'interesse personale, voi nel mondo dello sport sapete perfettamente che il merito è la cosa più importante. E soprattutto negli sport di gruppo vale la squadra.
Quindi organizzarsi, fare una squadra dove tutti lavorano all'unisono per raggiungere l'obiettivo, sicuramente consente di poter poi raggiungere dei traguardi importanti. Viceversa quando uno pensa di raggiungerlo da solo, in un gioco a squadra è molto raro che ciò non accada. E poi diventano anche delle cose effimere, nel senso che hanno una durata nella vita molto breve. Noi dobbiamo invece ricostruire un sistema che si regga, come dissi io quando entrai in questo sistema, sul cemento armato e non sulla sabbia, e fare la formica e non la cicala. Quindi creare le condizioni per riportare il calcio italiano a quello che è sempre stato in passato e che oggi purtroppo non è più.
Dispiaciuto per non vedere i tifosi della Lazio partecipare al derby? Sicuramente per un presidente non avere la presenza dei propri tifosi chiaramente non èuna cosa positiva. E' altrettanto vero che nel momento in cui ci sono delle posizioni strumentali uno di necessità fa virtù, in qualche maniera cercare di cogliere quelli che sono gli aspetti positivi rispetto agli aspetti negativi. Io ho detto sempre, perché qualcuno lo dimentica o forse da' per scontato, che quando presi lasocietà chiaramente c'era una situazione drammatica, cioè era fallita. Oggi l'abbiamo riportata in una condizione di massima tranquillità e soprattutto stiamo lavorando sulla prospettiva di renderla immortale attraverso la realizzazione dello stadio. Quindi significa fare un qualcosa che rende, nel caso di specie, la Lazio autonoma da qualsiasi persona al di là della mia persona, di chiunque, per renderla competitiva.
Purtroppo i tifosi, quelli che perseguono interessi passionali che sono legati al momento, purtroppo non hanno la capacità di aspettare e quindi talvolta vogliono precorrere i tempi quando non ci sono le condizioni. Adesso noi, sicuramente dal 30 novembre del 2027, Lazio riacquisterà una forza economica importante perché avrà cessato di pagare tutti i debiti, 550 milioni che non sono pochi nel 19 luglio 2004, e avrà una cassa di 30 milioni che potrà impiegare per poter fare nuovi investimenti tali da renderla competitiva. Non è solo un problema di investimento economico: ricordate il calcio è un problema di idee, di squadra. E tutti devono lavorare, lo staff tecnico, la società, i giocatori e anche i tifosi tutti verso la stessa parte, perché quando si crea uno scollamento diventa più complicato raggiungere gli obiettivi.
Se c'è Sarri nel progetto futuro? Quando abbiamo acquisito Sarri l'abbiamo acquisito con un contratto triennale, quindi ha un contratto per altri due anni, sulla prospettiva che saremmo ripartiti da una squadra con una logica di ringiovanimento. Queste sono le considerazioni che abbiamo fatto noi. Io ho imparato anche una cosa, che nella vita tutti utili nessuno indispensabile, soprattutto i giocatori, perché i giocatori nel mondo ce ne sono tanti. È difficile trovare la possibilità di avere una società stabile e solida perché, se voi state verificando, nel campionato italiano le proprietà sono in vita 5 anni al massimo. Io sono 22 anni che ancora resisto, nonostante tutte queste fibrillazioni che qualcuno crea strumentalmente, volutamente, ma io sono convinto che poi alla fine, alla lunga, il lavoro paga, oltre che i risultati, ma soprattutto la constatazione della forte volontà di voler rendere, ripeto, immortale la società, forte, autonoma, indipendente. Questo secondo me è un elemento fondamentale, perché oggi parecchie squadre dipendono dagli investitori che se investono vanno avanti, se non investono voi l'avete visto quello che succede.
E non mi sembra che sia un problema che riguardi la Lazio: in questo momento siamo ottavi, ritengo che poi ci siano le condizioni per poter ripartire. Noi, tra altre cose, abbiamo vinto sotto la mia presidenza sei trofei, quindi speriamo di ripartire con la logica di patrimonializzazione che stiamo facendo, spero che si concretizzi da qui a non molto tempo, a breve, perché abbiamo presentato tutta la documentazione necessaria per poter realizzare lo stadio. Nel momento in cui si realizzerà lo stadio cambierà proprio il DNA di questa società dal punto di vista dell'organizzazione, dal punto di vista delle risorse, dal punto di vista anche delle prospettive future, perché avere delle potenzialità diverse che oggi non ha, su un presupposto abbiamo detto che oggi abbiamo fatto noi risanamento e abbiamo anche conservato la possibilità di essere abbastanza competitivi, perché fino a prova contraria abbiamo sempre veleggiato a livello europeo.
Poi dopo questi ultimi due anni, l'anno scorso, che eravamo primi in Europa, alla fine non ci siamo rientrati, quest'anno uguale; siamo arrivati in finale della Coppa Italia, se avessimo vinto la finale sicuramente saremmo stati in Europa. Il calcio e il pallone voi sapete quello che è: una traversa, un palo... e poi diciamo che quest'anno è stata una stagione assurda: abbiamo avuto una miriade di infortuni di varia natura, mille episodi che hanno condizionato in modo significativo anche i risultati. Spero di aver buttato dietro le spalle questa stagione, di ripartire con entusiasmo e con la volontà di poter fare molto meglio, soprattutto ci organizzeremo perché siano contenti anche i tifosi".
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