Le dichiarazioni rilasciate da Maurizio Manzini, Team Manager della Lazio, nel quarto episodio del documentario "In My Life" a lui dedicato
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Sul sito ufficiale della Lazio è stata pubblicata la quarta puntata di una serie di cinque episodi intitolata "In My Life", un documentario realizzato dal club biancoceleste dedicato al Team Manager Maurizio Manzini. Queste le sue dichiarazioni presenti in questo terzo episodio dal titolo "Lo stellone biancazzurro":
"Per me, come per chiunque in questo campo, la vittoria è il coronamento di sacrifici, abnegazione. Senza volontà non raggiungi nulla. Ogni sconfitta è stata come un predellino per un balzo verso la prossima vittoria. 1999? Quando sei a un millimetro dall'obiettivo, se ne va. Anche questo è uno degli aspetti belli del calcio. Capita.
Eravamo a Bologna, c'era Maestrelli appoggiato a un termosifone. Non faceva freddo. "Mister non sta bene?". E lui: "Il caldo mi fa bene". Attenuava un po' i sintomi di quel male dannato che ce lo ha strappato. Questa è la vita. Avevamo messo una pianta di fiori per celebrare la vittoria, in un attimo è crollato tutto. Niente ha più importanza.
La nostra storia è costellata di storie come queste, quella di Re Cecconi, di Frustalupi. Siamo stati perseguitati in una maniera particolare. Anche la storia di Materazzi è stata tremenda, dopo la perdita della moglie ha vissuto per i figli. Un uomo di grande valore e generosità. Metteva sempre gli altri prima di sé stesso.
Mi ricordo un Lazio-Inter, di fatto avevamo perso. E invece all'ultimo secondo un difensore dell'Inter scivolò e pareggiammo. Abbiamo sempre un clima da quattordicesima ora, quando tutto sembra perduto accade qualcosa che cambia completamente le cose. Nel calcio: vincere sempre, stravincere mai.
Ricordo verso la fine della gara Ronaldo, stava ballando su Nedved. Passa il tempo e perde lo scudetto contro la Lazio. Ricordo che stava in panchina e piangeva. Nel calcio ci si rincontra sempre. Birmingham? Quando ha tirato Nedved... in quell'attimo c'è tutta la storia del calcio.
Il fascino, l'emozione, perché mai una cosa è sicura finché l'arbitro non fischia la fine. Ciclo vincente? Lo capii dalla determinazione di Mancini. Una Lazio che non potrà essere mai dimenticata, le soddisfazioni che ci ha dato saranno difficilmente ripetibili. Monaco? Lì per lì neanche riuscivamo a esultare, non ci si credeva. Giocavamo contro la squadra più forte del mondo, abbiamo vinto.
Te la ricordo con le parole del comandante Bindi. Lui mi disse: "Ho centinaia di ore di volo, quello che ho visto quel giorno non l'ho mai visto". Ha visto un cumulo nembo sopra Perugia, era sopra il campo. Io ero affianco alla panchina, Collina voleva proseguire. Aspettò, poi sappiamo tutti com'è andata a finire. Poi l'episodio di Galeazzi, un grande laziale.
Zeman? Era un grande fumatore. Un giorno finì l'allenamento e andò a fare la doccia. L'acqua cadeva, e lui era fuori la doccia con la sigaretta accesa. Non ci avevo più ripensato, mi ci hai fatto ripensare tu. Tifosi? Cragnotti li definì clienti, un termine troppo riduttivo. Il calcio si muove sull'onda dell'entusiasmo dei tifosi, non potranno mai essere dei clienti. Sono promotori di una passione".
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