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Lazio, Martini: “L’ultimo incontro con Maestrelli è stato emozionante”

Maestrelli
Le parole dell'ex terzino biancoceleste Luigi Martini, campione d'Italia nel '74, che ripercorre e racconta alcuni aneddoti dello spogliatoio

redazionecittaceleste

La Lazio del 1974 ha lasciato mille ricordi e aneddoti raccontati ancora oggi, sia dai protagonisti che da coloro che l'hanno vissuta. Tra questi, c'è Luigi Martini, terzino sinistro campione d'Italia con la maglia biancoceleste. L'ex difensore si è raccontato a Il Foglio, parlando soprattutto di Maestrelli Chinaglia.

Una Lazio folle

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Queste le sue dichiarazioni: "Si era innescato un meccanismo di rivalità, che si propagava dalle partitelle quotidiane a fuori dal campo. Eravamo sempre gli uni contro gli altri. Come ti giravi, erano botte. I ritiri li facevamo in un albergo sull'Aurelia, qualcuno di noi portò una pistola e cominciò il tiro a segno. Noi volevamo dimostrare che eravamo più bravi di Giorgio Chinaglia. Luciano e io eravamo sulla stessa lunghezza d'onda. Quella rivalità ha sviluppato in tutti noi una forza interiore che ha consentito di dare tutto ciò che avevamo. Mi ricordo le parole sprezzanti di Pasolini: "Un manipolo di fascisti ha vinto lo scudetto". Era come venivamo considerati. Eravamo quella sporca dozzina che ha sconfitto tutti".

Le tragedie

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Sulla scomparsa di Maestrelli: "Maestrelli aveva capito perfettamente come fossi in quanto calciatore. Basavo tutto sull'aggressività e l'agonismo. Le morti di Re Cecconi e Maestrelli per me furono un colpo durissimo. La fiamma che avevo dentro si è spenta, ho provato a continuare a giocare a calcio ma non era più la stessa cosa. La vita cambia in un attimo e, in una notte di malinconia, ho cambiato lavoro. Ho sempre nel cuore l'ultimo incontro con Maestrelli, il giorno prima della sua morte. Era cosciente di ciò che stava per succedere, ma con lo sguardo mi rassicurava. Mi diceva: tranquillo è tutto a posto. Come quando giocavamo". Sulla Lazio attuale: "Il terzo scudetto non è un'impresa impossibile. La squadra è forte e Sarri ha avuto tempo per temprarla. Io ci credo".