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Lazio-Milan, Lotito: “Ci sentiamo violentati: storia di una morte annunciata”

Claudio Lotito
Le dichiarazioni del patron biancoceleste, intervenuto direttamente dalla sala stampa dell'Olimpico al termine del match contro i rossoneri
Michele Cerrotta

Finisce in follia, la stessa di cui è stato probabilmente preda Di Bello durante l'intero arco del match, la gara tra Lazio e Milan. La decide il fischietto di Brindisi, che lascia la squadra in otto e nega in apertura un rigore. Per commentare l'accaduto è intervenuto in conferenza il presidente biancoceleste Claudio Lotito. Queste le sue parole.

Al Var preferiresti altro personale?

Io ho fatto un ragionamento diverso, non entro nel merito delle persone anche se le idee si muovono con le gambe degli uomini e se queste sono fallaci… Il tema però è che quando un sistema non può più garantire affidabilità, bisogna rivolgersi in altre sedi. Se hai una società e ti senti defraudato, prima cerci di correggere interamente e poi ti rivolgi a una struttura terza. Il percorso? Faremo quello che c’è da fare. Oggi l’impianto complessivo del sistema non può più garantire le necessità della Lega Serie A. Il sistema ha varie componenti, quando si verificano in modo reiterato significa che viene meno la valutazione del merito sportivo. È sport, ma ci sono anche implicazioni importanti dal punto di vista economico. Così viene meno il punto cardine del sistema stesso. O il sistema è in grado di correggere in autonomia o altrimenti ci si deve rivolgere a istituzioni terze”.

Si riferisce anche al commissariamento dell’AIA?

La partita l’abbiamo vista tutti e tutti possono fare valutazioni. Una gara per essere considerata tale deve mettere come primo punto all’ordine del giorno il merito. Poi può capitare un fallo o la fortuna. Ma quando è la storia di una morte annunciata il quadra cambia. Non è la prima volta e parlando del sistema in generale, c’è qualche problema. Non è più in grado di garantire l’autoconsistenza dello stesso e la sua affidabilità. Se una cosa non ti garantisce la possibilità di raggiungere con merito certi obiettivi ti rivolgi a una struttura terza”.

Sembra che ci sia la politica più del calcio. Ha l’impressione che per colpire

Non voglio fare dietrologie, non sta a me farlo. Ma organi preposti faranno le valutazioni del caso in base alle evidenze”.

Cosa vuole dire ai tifosi della Lazio, stanchi di questo andamento arbitrale?

Io se sto qui lo sto facendo per tutelare la squadra. Se fossero venuti gli addetti ai lavori avrebbero probabilmente avuto un altro comportamento dialettico. Essendo il capo di questa struttura ho l’obbligo di portare avanti un andamento di comportamento in linea col rispetto delle regole ma mettendo in evidenza l’andamento. Queste lacune si ripetono in modo reiterato, il sistema avrebbe dovuto correggere a monte non solo per la Lazio. Se il sistema non è in grado di farlo, allora non può garantire terzietà e affidabilità. E chi subisce queste violenze si deve allora rivolgere ad altre sedi”.

Secondo lei cosa avranno pensato nelle stanze dell’UEFA?

Non lo so, ma sicuramente da quanto so in giro veniamo visti un po’ come una situazione particolare nell’ambito del sistema complessivo a livello europeo. Chiamiamola particolare”.

Chi sono gli organi terzi di cui parla?

Se lei subisce una violenza a chi si rivolge? Assumiamo un comportamento che assumono tutti i cittadini quando ci sono violazioni di leggi e di norme per interpretazioni consapevoli e non volontarie. Gli organi preposti decideranno se tali comportamenti rappresentano una linea specifica. Non devo spiegare nel dettaglio quale sia la mossa: io le ho detto che se lei oggi si sente violentato, e il termine è questo perché è quanto accaduto visto che la squadra è mortificata avendo avuto un trauma psicologico, farà valutare certi comportamenti nelle sedi preposte. Ci sono appositamente le istituzioni, vi si rivolgono tuti i singoli cittadini”.

Ha a che fare con quanto deliberato in Lega?

In sede di Lega abbiamo fatto una delibera in cui abbiamo posto il problema per uscire dalla Federazione, perché riteniamo non ci siano le condizioni per rimanerne all’interno. Perché in Italia non potrebbe accadere? La Lega ha 20 società, a oggi c’è una posizione unanime su quello che è stato deciso di fare. Non c’è un comportamento di contentezza all’interno della Lega. Ha mai visto un sistema in cui lei mette i soldi e gli altri decidono per lei con norme che magari le vanno contro? Questo è quanto succede. Quando parliamo di riforme, si tratta di cose dettate per creare equanimità di comportamenti da parte di chi partecipa al campionato in termini di varie cose. Per far questo deve essere in grado di far le norme, ma se decide chi non hai problemi come si fa? Oggi il sistema è retto dalla Lega Serie A, che propone un sistema di riforme per garantire una credibilità del sistema. Ma non può incidere perché è in minoranza. E per questo abbiamo deciso di far così: abbiamo interesse a rendere il sistema trasparente. Oggi riteniamo che così non sia affidabile. Ma per fare riforme servono i numeri: se non puoi che ci stai a fare nel sistema? La Lega Serie A dipende da quello che decidono Dilettanti e Lega Pro, senza parlare di calciatori e arbitri. E allora si esce dal sistema, non l’ha mica obbligato il medico a star dentro. Basti vedere in Premier League: decidono loro, danno incarichi terzi agli arbitri: così facendo se paghi un servizio deve essere svolto al meglio, se lo fanno male li cacciano. Ma questo è un aspetto politico, preso in considerazione da tutti nell’ultima assemblea. Poi c’è un aspetto diverso: quando un sistema non è più affidabile per garantire la credibilità del sistema stesso, allora che fai? Subisci? Ti rivolgi a chi è proposto a far rispettare le leggi portando una serie di situazioni specifiche e facendole valutare”.

Non le mette sospetto la tempistica di quanto accaduto oggi e quanto deciso in Lega?

Non voglio fare dietrologia: rappresento un’istituzione calcistica e una politica, ma mi metto in quella politica e dico che quando un sistema non funziona va corretto. Se vai a vedere un film di cui già conosci l’epilogo non ha senso. Dobbiamo fare in modo che quando ci sono dei problemi vengano risolti. Non stiamo facendo strane situazioni a fare di uno o dell’altro, ma oggi non è stato un bello spettacolo sportivo. E lo sport era il bene supremo: durante le Olimpiadi si fermavano le guerre, perché rappresentava il merito e lo spirito di gruppo. Tutta una serie di valori che sono quelli fondanti della società civile. Oggi non ho visto fair-play per esempio. Tutte queste situazioni determinano che cosa? Un vulnus sul sistema stesso. Io non devo tutelare le posizioni, io faccio il presidente della Lazio da 20 anni perché ci ho messo i soldi e penso di farlo in modo trasparente. Poi qualcuno decide con i soldi degli altri e non si può più fare, soprattutto se non viene più garantita l’affidabilità del sistema”.

Cosa ha detto alla squadra?

Di pensare alla gara di martedì, ci sono incidenti di percorso dettati non dalla nostra volontà. Oggi non posso rimproverare nulla: ho visto sudore, orgoglio, sangue e lacrime. Poi sono usciti mortificati, defraudati e violentati. In questo contesto qualcuno oggi brinda perché ha vinto: auguri ai vincitori”.

Questo arbitraggio non è il primo, è già capitato e potrebbe capitare ancora.

Questo dovrebbe dirlo a chi fa le designazioni e consente che si verifichino certe situazioni. Non faccio il mago. L’ha detto lei che non è la prima volta che accadono situazioni simili. Per me vale la logica di Aristotele: tesi, antitesi e sintesi. Non sta a me valutare se sono situazioni volontarie o meno, occasionali o meno. Non faccio valutazioni: guardo e prendo atto. Se quello che succede succede in modo reiterato ci si pone l’interrogativo e qualcuno dovrà valutare la situazione. Rimane il danno economico, certo. La cosa grave è che al di là dell’importante danno economico c’è la credibilità del sistema. È una cosa importante: che sistema è uno non in grado di garantire affidabilità? Sono convinto che verranno fuori tante cose quando verranno innescate le valutazioni preposte. Io lavoro nel sistema, qualcuno contro”.

Che ne pensa del sistema arbitrale in funzione del rapporto arbitro-Var?

Non penso nulla: prendo atto. C’è un fatto oggettivo. Non parlo di arbitro o altro, senza entrare in queste cose. Il sistema complessivo è quello a cui guardo: se ci sono discrasie in una società bisogna porre rimedio. Se il rimedio non viene posto le cose non vanno bene. Se uno si sente leso nei propri diritti che fa? Prima si rivolge internamente, poi esternamente. Io non mi lamento di niente, prendo atto. Non voglio scendere nei dettagli: il tema è che i fatti sono sotto gli occhi di tutti: è stata una partita come tutte le altre? C’è qualcosa che non funziona, non solo nei confronti della Lazio. Il sistema perde di credibilità. Chi è preposto dovrebbe porre rimedio, ma non mi pare sia stato fatto. Politicamente cerco di trovare una soluzione, dal punto di vista procedurale ricorrerò alle istituzioni preposte a verificare le violazioni di norme”.

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