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Lazio-Parma, Valeri: “Per me è la partita più emozionante della stagione”
Emanuele Valeri, attuale giocatore del Parma, ha rilasciato un'intervista ai taccuini del Corriere dello Sport nella quale ha parlato della gara di domani sera contro la Lazio. Di seguito l'intervista completa:
Com’è andata la sosta?
"Bene, non troppo sereno dopo l’ultima sconfitta ma è giusto così".
Che stagione è stata fin qui?
"Positiva, abbiamo otto punti in più rispetto all’anno scorso. C’è più entusiasmo, il 99% di quello che abbiamo fatto quest’anno è stato merito del gruppo".
E di Cuesta.
"Sì, il nostro segreto è tutto il gruppo. Il mister ha portato energia e con i giovani è l’arma in più. Per questo abbiamo più punti".
Cuesta ha solo pochi anni più di lei, che rapporto avete?
"Bellissimo, fin dall’inizio. È una persona che porta tanta voglia di fare e con un gruppo così giovane è la chiave".
E lo scorso anno con Chivu?
"Tutt’ora abbiamo un ottimo rapporto. Il mister chiedeva cosa diverse, ha sempre detto le cose in faccia e ci ha insegnato il carisma. È subentrato in un momento in cui a noi serviva quel tipo di carattere e di leadership. E ci ha tirato fuori la personalità: per me e la mia carriera è stato fondamentale".
Sabato con il Parma giocherà in casa della Lazio, dove è cresciuto.
"Per me è la partita più emozionante della stagione, quella che aspetto ogni anno e vorrei giocare sempre. Io lì dentro ci sono cresciuto, con mio padre da piccolo andavo a vedere tutte le partite allo stadio e tutt’ora la seguo".
Lo scorso anno all’Olimpico ha servito l’assist per il primo gol di Ondrejka.
"Sì, ma la cosa più importante è farmi vedere e dare il massimo".
Verranno a vederla tutti gli amici e la famiglia?
"Sì, saranno tantissimi".
Lei ha iniziato nei Pulcini della Lazio, all’Olimpico allora faceva il raccattapalle.
"Avrò avuto nove anni e per un bambino era la cosa più bella del mondo. Quando ti ritrovavi sotto la curva… ti sentivi parte di una cosa sola, che potevi dare veramente una mano ai giocatori".
Il campione che ricorda più volentieri?
"Ne sono passati tantissimi in quegli anni, non solo della Lazio, ma ricordo in particolare Klose. Lui era un idolo, mi sembrava un supereroe. Tutti volevano essere al suo posto".
S’immaginava che poi ci sarebbe stato?
"Certo, ma me lo immagino ancora".
Nello stesso periodo, dalle giovanili della Lazio sono passati anche Scamacca e Frattesi.
"Gianluca lo ricordo un po’ di più, era già alto da bambino e lo misero subito con noi ‘98. Poi l’anno dopo andò alla Roma. Davide invece era rimasto con i ‘99, ma comunque si vedeva già da ragazzini che erano molto forti e avrebbero fatto strada".
Cosa non è andato con la Lazio?
"Non mi riconfermarono. È stata una bella batosta per me, che ero anche tifoso: era tutto quello che desideravo. Ma ho ricominciato da zero".
Come si reagisce a un no con questa forza?
"Adesso faccio vedere la forza ma è stata tosta. Poi tante cose si sono allineate e sono stato anche fortunato. Dopo quel no per me era finita lì, sono andato in Eccellenza solo perché volevo divertirmi ma pensavo che prima o poi avrei dovuto trovarmi un lavoro. Ma alla fine torna tutto. Il motto della Lazio è “Non mollare mai” e io non ho mollato".
Se le dico 26 maggio 2013?
"Eh, il derby in finale di Coppa Italia, indimenticabile. Ero allo stadio: lì ti senti parte di qualcosa che va oltre, non è una roba normale. Non ci sono partite che tengano, quel trofeo è storico. Anche se comunque il derby lo vuoi vincere sempre...".
Anche in Emilia ce n’è qualcuno.
"Forse sono meno sentiti rispetto a quello di Roma ma io li vivo con la stessa intensità. Perché so che per i tifosi vincere il derby è la cosa più importante".
La Lazio sta vivendo un rapporto un po’ conflittuale con i suoi tifosi.
"Noi calciatori pensiamo solo a giocare, le contestazioni le lasciamo ai tifosi che hanno le loro ragioni. Poi è chiaro, domani mi dispiacerà giocare in uno stadio che non sarà pieno. La prima volta che sono stato con la Cremonese c’erano settantamila persone, fa piacere sentire l’amore dei tifosi ma rispetto le loro decisioni".
Quest’anno non ha ancora segnato, magari la prima rete arriva proprio all’Olimpico…
(sorride) "Sarebbe un mix di emozioni, sicuramente sarei felice perché al di là di tutto io porto una maglia addosso ed è la prima cosa che rispetto in campo. Davanti può esserci chiunque ma noi vogliamo vincere. Vale anche per il Napoli che arriverà il prossimo fine settimana".
Gli esperti di fantacalcio la definiscono “intoccabile a sinistra”.
"Mi fa piacere, quasi più per i miei amici che mi prendono sempre a inizio anno". (ride)
Non la lasciano acquistarsi da solo all’asta?
"Abbiamo fatto un patto: devo pagare, tanto. C’è sempre una guerra a inizio stagione con i miei amici storici. Ma sono felice, viene tutto dall’impegno che uno mette in campo".
Ha seguito la Nazionale in Bosnia?
"Sì, è inutile girarci intorno: non è un bel momento. Mi dispiace perché so come possono sentirsi quei ragazzi in campo. Spero che cambi qualcosa in futuro, siamo la Nazionale italiana! Bisogna andare avanti e lottare".
Forze fresche, come lei, potrebbero aiutare.
(sorride) "Io spero solo che tra quattro anni ci siano ragazzi che abbiano fatto abbastanza esperienza per affrontare queste partite. Perché in Italia abbiamo tanti giovani forti ma che spesso non trovano spazio".
A Parma come si trova?
"Benissimo! È una città bellissima e i tifosi sono spettacolari".
Qual è l’obiettivo?
"Ora la salvezza. Ci crediamo tantissimo. Personalmente poi ho appena rinnovato, quindi vorrei continuare a migliorarmi qui".
Tornerebbe mai alla Lazio?
"Prima o poi, direi di sì, perché comunque è casa mia. Ma ora penso solo al Parma".
Che rapporto ha con Roma?
"Per me è la città più bella del mondo. Quando smetterò di giocare a calcio sicuramente tornerò".
Anolini in brodo o rigatoni alla carbonara?
"Carbonara. Non c’è niente di meglio al mondo".
Con chi ha legato di più nello spogliatoio?
"Con Estevez e Delprato siamo sempre insieme. Ma poi un po’ con tutti. Io gli parlo in romano, qualcuno capisce, altri forse fanno finta… (ride, ndr) Sorensen l’ha imparato così. Ondrejka invece mi parla in inglese, io rispondo in romano: e ci capiamo benissimo".
Suzuki è tornato da un brutto infortunio ma in nazionale ha brillato.
"È un bravissimo ragazzo. Non ha passato un bel periodo, è stato un infortunio molto duro ma il suo carattere, molto solare, sempre con un sorriso, gliel’ha fatto affrontare bene. Per noi Zion è un valore aggiunto, è giusto che lo sappia".
Qual è il suo sogno adesso?
"Per come sono fatto non penso troppo al futuro. L’obiettivo ora è salvarmi con il Parma. Certo, la Nazionale è un sogno ma tutto dipende sempre da quello che si fa nel presente".
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