Luca Pellegrini, terzino della Lazio, si è raccontato ai microfoni ufficiali del club. Di seguito le sue dichiarazioni:
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Pellegrini si racconta: “L’arrivo in aeroporto, Sarri e quel Cagliari-Lazio”
Il momento più intenso è l'arrivo in aeroporto?
"Da un punto di vista emotivo penso che quello ed il gol ad Udine siano lì sopra, difficile dire qual è il migliore. Ma anche questo momento, come intensità di emozione, anche se negativo, lo metterei in una posizione alta".
La famiglia che ruolo ha?
"Ho capito che prima vivevo il calcio al 100% della mia vita, adesso con l'arrivo di Sebastiano ho capito che le cose importanti sono altre. Non vuol dire che ci tengo di meno, ma sicuramente ti dà più equilibrio".
Con quale calciatore della Lazio avresti voluto giocare?
"Di Canio e Mihajlovic".
Eri nel Cagliari di quel Cagliari-Lazio del 2019. Che idea ti sei fatto di quel campionato fermato dal Covid?
"Giocavo con il Cagliari e fino all'89' stavamo vincendo 1-0. La Lazio ha continuato sparata fino al Covid e onestamente pensavo che potesse essere l'anno giusto per lo Scudetto. Era clamorosa: da Ciro a Caicedo. Ma anche Sergej, Luis Alberto. Poi, non so cosa sia successo. Onestamente quella partita mi ha fatto rodere il culo (ride, ndr). Diciamo però che se doveva succedere con qualcuno sono contento che sia successo con la Lazio".
Sarri, Maran, Baroni, Allegri e Glasner sono gli allenatori con cui hai avuto più spazio.
"Difficile fare una classifica. Da ogni allenatore puoi imparare tanto. Tutti avevano idee di gioco interessanti. Glasner era un allenatore che prediligeva molto la parte fisica e l'attacco alla profondità. Allegri ho avuto un bellissimo periodo alla Juve, ho imparato tanto. Ero giovane e con il passare del tempo tante cose che in quel momento non riesci a vedere in maniera lucida, aveva ragione su tante cose. Sarri, invece, è un maestro. Calcisticamente puoi imparare veramente tanto. Anche se non sembra, ti lascia tanto. Gli scrissi un messaggio la prima volta che se ne andò. Tante cose che non ho capito poi le ho capite con il tempo. Emotivamente devi capirlo, magari se ti insulta vuol dire che ti vuole bene. Con Baroni abbiamo fatto cinque mesi molto buoni, poi c'è stato quell'episodio del fuori rosa. Per quanto riguarda gli altri, forse primo Sarri a pari merito con Maran. Con lui ho tanti bei momenti, mi ha fatto da papà con l'aiuto di Pisacane. Mi hanno tenuto a bada".
Giocare a Roma con la fede biancoceleste?
"Quando fai parte di un gruppo di lavoro, in quel momento sei dentro qualcosa e sono abituato a dare il 110% in quello che faccio. Non era semplice nei derby, ma lo devi vedere come una professione. Sei costretto a mettere dei limiti. Non era il massimo, ma è il lavoro. Per fortuna ho avuto la possibilità quello che sognano tutti da bambino. È impagabile. Era difficile dal punto di vista emotivo nel derby. Ma se la Lazio faceva bene nelle altre partite ero contento".
Hai il rimpianto di aver convissuto poco con Cristiano Ronaldo?
"Sì, perché puoi imparare tanto da un professionista come lui. Ho condiviso cinque mesi con lui, però ho imparato tante cose. Non solo a voce, lui ti spiegava il perché qualcosa non andava bene. Ho avuto la fortuna di viverlo tutti i giorni. Ricordo una volta una doppia seduta, tra l'allenamento della mattina e del pomeriggio si è messo a prendere il sole a luglio. Ha visto che lo guardavo incredulo e mi ha detto 'Mettiti vicino a me perché il sole fa bene alla pelle'. Mi sono messo vicino a lui. L'allenamento dopo lui era sereno mentre io ero cotto".
Un compagno di squadra che non si è reso conto di quanto sia forte.
"Douglas Costa. In allenamento aveva una leggerezza con la quale faceva le cose, poteva essere molto di più. Nonostante sia uno degli esterni offensivi più forti degli ultimi tempi. Era incredibile".
Di chi è il futuro ora?
"Difficile che si riproponga quanto accaduto con Ronaldo e Messi. Si sono divisi la scena mondiale per vent'anni. Ad oggi vedo Yamal e Mbappé che potrebbero essere paragonati a loro, ma tra dieci anni non so se saranno ancora loro all'apice".
Se potessi eliminare un tuo solo infortunio.
"Se devo uscire dal banale e dire 'no, li terrei tutti'. Ti direi il crociato, secondo me non iniziavo la catena con il primo. Ma mentalmente li terrei tutti perché è quello che mi ha fatto diventare la persona che sono oggi".
Cosa ti rimproveri ogni giorno?
"Ogni giorno no, sennò mi serve lo psicologo tutti i giorni. Sono sempre stato altruista, magari ogni tanto tirare di più in porta. Bellissimo fare assist, ma dovrei cercare di tirare un po' di più".
Nazionale?
"Il sogno di tutti, ci andrei scalzo se mi chiamassero. Ma onestamente ci vuole qualcosa di più per stare in quel giro. Non è un pensiero giornaliero".
Uno sportivo come modello?
"Kobe Bryant, Djokovic, Cristiano Ronaldo, Sinner. Durante l'estate lavoro con un ragazzo che ha fatto il preparatore atletico di Sinner. I tennisti fanno una vita incredibile. Qualsiasi di questi fenomeni che ho elencato".
Un'artista/canzone che descriverebbe la tua vita o carriera.
"Ci penso, ve la dico la prossima volta".
Cosa augureresti alla Lazio per i prossimi anni se avessi una bacchetta magica.
"Un periodo come quello della Juventus. Per 10/15 anni stare al top mondiale e non accontentarsi e fare sempre qualcosa di più".
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