Le parole contenute nella lettera scritta dal giornalista Marco Piccari pubblicata nell'edizione odierna de Il Tempo nello spazio Agorà Lazio
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Marco Piccari, noto giornalista sportivo, nell'edizione odierna de Il Tempo, in particolare dentro lo spazio Agorà Lazio, ha pubblicato una lettera contenente il suo pensiero sul momento che sta vivendo la squadra biancoceleste. Di seguito le sue parole:
"Caro Direttore, comincio con il ringraziarla per questa opportunità. Non scrivo una lettera da molto. L'ultima che ho scritto risale a tanti anni fa: fu una lettera d'amore a quella che poi è diventata mia moglie. E anche questa è una lettera d'amore, rivolta a una squadra e a un mondo, quello della Lazio, che oggi sta soffrendo, e tanto. Nella prima parte scrivo da appassionato e tifoso di una squadra che ho conosciuto da bambino, verso la fine degli anni ’70 e l'inizio degli anni ’80, grazie a mio padre. Mi ha portato allo stadio in anni difficili, quando le soddisfazioni erano poche e i grandi calciatori ancora meno. Eppure, in campo davano sempre tutto e i tifosi erano costantemente presenti. La passione era forte e la voglia di essere laziali superava tutto. Ricordo che papà era felice di seguire la Lazio, e quella felicità era contagiosa. La domenica, prima di partire, ascoltavamo l'inno e poi, con la bandiera, ci avviavamo allo stadio. Con noi in macchina veniva sempre Silvano, un amico non vedente. Diceva di venire a vedere la sua Lazio. Era una persona stupenda, profondamente laziale. Erano anni incredibili: si vinceva, si perdeva, si retrocedeva, ma allo stadio il popolo laziale era sempre presente.
Perché la Lazio è qualcosa di speciale. È una storia fatta di sentimenti, di cadute, di lutti; è qualcosa di cui, una volta conosciuta, non puoi più fare a meno. Allontanarsi dalla Lazio mi sembrava impossibile, e invece è successo. Il primo segnale mi è arrivato da mio padre. Lui non ha mai condiviso la gestione attuale fin dall'inizio. Non è mai entrato in sintonia con il suo modo di fare, troppo distante dalla passione e dalla lazialità. Perché la Lazio è un modo di essere, un sentimento forte che supera ogni difficoltà; è una storia di uomini che merita rispetto. Ed è proprio questo che manca. Nella Lazio di oggi il presidente ha fatto sparire il sentimento, ha calpestato tutto. La storia di questa squadra e dei suoi tifosi merita, prima di tutto, rispetto. Ed è qui che si consuma la più grande sconfitta del presidente Claudio Lotito. Nessuna campagna acquisti potrà colmare questa profonda frattura.
Mi dispiace molto per le nuove generazioni che sta allontanando. Per mia figlia, che ha 14 anni, e per mio padre, che si avvicina agli 80: entrambi stanno rinunciando alla Lazio, così come l'amico Silvano. Un disastro affettivo che la Lazio non meritava. Nell'ultima parte scrivo da direttore di TMW Radio e posso testimoniare che, nella trasmissione Maracanà, dove si parla di tutte le squadre, affrontare l'argomento Lazio è diventato complicato. Ma c'è una cosa che posso testimoniare con certezza: i tifosi di tutte le squadre sono vicini ai laziali. Mi scrivono che un presidente deve rispettare tifosi e squadra. Una vicinanza che mi colpisce. Presidente, questi valori non si comprano. Ed è qui che ha fallito. È tempo di farsi da parte, per permettere alla vera lazialità di tornare a respirare!".
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