Le dichiarazioni del tecnico biancoceleste, intervenuto dopo il triplice fischio della gara contro i toscani dalla sala stampa dell'Olimpico
Coppa Italia| Lazio-Inter, quante leggende all'Olimpico! Baggio, Vieri e... - VIDEO
Vai nel canale Youtube di Cittaceleste >
La Lazio saluta Pedro e la stagione in un Olimpico desolante: 2-1 al Pisa. Al termine della gara è intervenuto in conferenza stampa Maurizio Sarri. Di seguito le sue parole.
La lazialità ti invade... "Le parole che mi hai dedicato sono vere. Dall'esterno il popolo laziale ha delle etichette che non sono vere. Un popolo stupendo, di cui mi sono innamorato. Io cerco sempre di rappresentare il popolo. In alcuni ambienti ci sono riusciti, in altri no. Mi sono sentito uno di loro, come era successo a Napoli. Indipendentemente da cui finirà questa storia terrò sempre per il popolo laziale".
Cosa dice all'ambiente laziale? "Non c'è tanto da dire. In questo momento si vive una fase che non dà grandi soddisfazioni, come finiscono i momenti belli finiscono anche i momenti difficili. Non posso fare altro che questo. Quando sono tornato ho preso un impegno che ho mantenuto: arrivare fino in fondo a prescindere".
Ha trovato le stesse motivazioni all'interno del club rispetto alla prima esperienza? "Mi sono sentito poco ascoltato. Ma avevo preso un impegno e l'ho rispettato. E' stata una stagione difficile quanto formativa, sui giocatori la penso diversamente dal presidente. Ai giocatori ho detto che non è uno dei gruppi tecnicamente più forte che ho allenato, ma dai grandi valori morali. La partita di stasera è lo specchio di quest'anno: partiti con nove assenze e tante difficoltà. Li ho ringraziati privatamente, colgo l'occasione per farlo pubblicamente".
Cosa ti ha spinto a tornare? Perché hai pensato fosse diverso? "Qualcosa era cambiato. Era stato detto che dal mercato bloccato in estate ci sarebbe stato un mercato di gennaio importante in cui avrei potuto incidere. Non è stato così, ma è stata una stagione formativa. Un anno in cui mi sono anche divertito, ma con tutte le defezioni e i problemi avuti non era competitiva per entrare in Europa. Non mi pento di essere tornato".
E' una stagione formativa anche per lei? "Formativa perché puoi colmare i difetti che sai di avere. Con i giocatori sono sempre stato duro, ma davanti a certe difficoltà ti rendi conto che aumentare il livello di empatia può aiutare. Non sono migliorato nel rapporto tecnico tattico, ma dal punto di vista umano e caratteriale".
Qualora tornasse a Formello avrebbe la forza di sbattere ancora i pugni sulla scrivania? "Potrei farlo, ma magari non ti ascolta nessuno (ride, ndr). Io ho un contratto in essere, vediamo che succede".
Lei sarebbe il quarto allenatore dimissionario... "Sento il bisogno di fare una dichiarazione pubblica. Il gol di Pedro penso che renda questa una serata da ricordare, se lo merita lui, ha vinto tutto quello che poteva vincere. Definirlo 'professionale' è riduttivo: quando rotola il pallone in allenamento si diverte come un bambino. A fine partita ci ha detto: "E' stato un onore aver chiuso la carriera con lui". Detto da lui... dovremo essere noi a vergognarci. Non è un ambiente semplice, se le sensazioni mie sono quelle anche degli altri qualcosa vorrà dire".
Le ha fatto più male la bugia sul mercato, il non essere coinvolto a gennaio o le parole del presidente? "Le ultime parole mi hanno lasciato indifferente, non ho bisogno di sentire le considerazioni di una terza persona in merito a un gruppo che conosco solo io. E' un gruppo con carenze tecniche, ma a cui moralmente non si può dire niente. E' tutto un sommarsi di cose, c'è un concatenarsi di situazioni che non ti fanno sentire soddisfatto".
© RIPRODUZIONE RISERVATA