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Lazio, prosegue la protesta: il pensiero di Sarri e i suoi dilemmi

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Il tecnico deve fare i conti anche con la protesta dei tifosi biancocelesti nei confronti della società: lo scenario
Michele Cerrotta

Non è andato a buon fine il tentativo di Marusic, protagonista di un appello all’ultima casalinga. “Voglio dire a nome mio e di tutto lo spogliatoio che abbiamo bisogno dei tifosi” era stato il messaggio del montenegrino, e i tifosi della Lazio tramite i gruppi organizzati stavano meditando davvero di rientrare in occasione della semifinale d'andata di Coppa Italia contro l'Atalanta. A chiudere ogni spiraglio ancora una volta le parole stonate di Lotito a margine della presentazione del Flaminio: “Aspettavamo un segnale da parte della società affinché si potesse prendere una decisione diversa, ma non entreremo perché siamo giunti al limite massimo di sopportazione, c'è un popolo esasperato” la risposta della tifoseria, al netto di note fake già smentite dalle pagine social di riferimento. Una situazione che colpisce di riflesso la squadra e anche Sarri, il primo a riconoscere la legittimità e le ragioni profonde della protesta. Ma ora anche il tecnico riflette. “I tifosi hanno le loro buone ragioni, ma a noi mancano”, aveva ammesso pochi giorni fa. E ora, pur rispettando profondamente la protesta, Sarri stesso sta meditando se fare in prima persona un ultimo appello, sempre e comunque soltanto per il bene della squadra.