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Lazio, con Romagnoli solito finale tra assurde pretese e promesse mancate

Michele Cerrotta
Altra sessione di mercato ma con il solito risultato: una nuova telenovela tragicomica si aggiunge alla lunga lista in casa biancoceleste

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Cambiando i nomi dei protagonisti la telenovela non cambia. Una nuova finestra di mercato aggiunge l’ennesimo capitolo al libro delle figuracce della Lazio nel giorno del gong. Questa volta non è un acquisto a saltare, non ci sono mail sbagliate né fax rotti. Nessun comunicato contro un giocatore scritto solo per ripicca, ma soltanto la certificazione di una società mediocre protagonista del solito gioco di forza che, alla fine, non premia nessuno. Alessio Romagnoli resta alla Lazio e, per quanto paradossale, non conviene a nessuno.

Non al giocatore, che lascia in Qatar una fortuna da 18 milioni. Non alla Lazio, che ne perde di fatto altrettanti nel tentativo di guadagnare un paio di milioni in più. E certo non a Sarri, che ora dovrà gestire una situazione estremamente delicata col rischio di scossoni in spogliatoio e che ora dovrà finire per caricarsi sulle spalle il peso di responsabilità non proprie. Doveroso a questo punto un riassunto degli ultimi sette-dieci giorni, manifesto della gestione recente della Lazio.

Di fronte all’evidente ridimensionamento sportivo, dovuto a necessità economiche celate a parole ma evidenti nei fatti, Romagnoli dice basta. Alle promesse non mantenute su un adeguamento atteso due anni e mezzo ma mai arrivato, ma anche all’attesa di un dialogo per un rinnovo mai aperto dal club. Chiede la cessione, scegliendo di accettare la corte - che andava avanti già dall’estate - dell’Al Sadd di Roberto Mancini. La Lazio fiuta l’affare economico e accetta, chiedendo al giocatore di scendere in campo a Lecce prima di partire per il Qatar. Fin qui tutto fin troppo razionale, e infatti la sorpresa è dietro l’angolo.

A Lecce Sarri segnala l’immensa perdita dal punto di vista sportivo, non certo una sorpresa. Per tutti, tranne che per la società. Che, infatti, scoprendo all’improvviso l’importanza di Romagnoli per il gioco del tecnico si inventa l’inimmaginabile: all’ora di pranzo di domenica, giorno post gara, ecco il comunicato. “Romagnoli è incedibile”. La nascita del primogenito del centrale, lunedì, fa sì che grazie a un congedo di paternità si eviti di affrontare pubblicamente la più logica delle domande: “E ora?”. In realtà però non cambia nulla e il desiderio di addio rimane intatto. La società pressa allora il tecnico: serve il parafulmine mediatico per non assumersi ancora una volta nessuna responsabilità, deve essere lui a dare l’ok alla cessione. Sarri, esautorato da ogni decisione di mercato, si tira indietro. Romagnoli no, però: non cambia idea e vuole essere ceduto.

All’ultimo giorno di mercato in Qatar, si riapre tutto. La scadenza delle 22 (non alle 19 e soprattutto senza deroghe) sembra lasciare spazio alla fumata bianca. Ma qui torna in gioco il solito schema a perdere della Lazio: tirare la corda fino a quando questa, inevitabilmente, si strappa. Prima l’aumento della richiesta per il cartellino, poi la presa di posizione sulla formula di pagamento. Quando tutto sembra pronto per la chiusura, l’ennesimo affronto di Lotito a Romagnoli: se vuole partire, deve rinunciare alle mensilità di novembre, dicembre e gennaio e quindi a circa 600mila euro. Il centrale si oppone, e ci mancherebbe altro, e prova a discuterne ma è ormai troppo tardi. Il mercato in Qatar è chiuso: la Lazio ha ceduto l’incedibile Romagnoli senza, di fatto, cederlo davvero.

“E ora?”. Torna d’attualità a questo punto la domanda evitata per tutta la scorsa settimana. Difficile, ma visto il pregresso non impossibile, immaginare una cessione verso altri lidi. Il tempo è poco, ma il rapporto è logoro oltre ogni limite di tollerabilità. Senza addio, Romagnoli rimarrà almeno fino a giugno alla Lazio. Se in rosa o meno dipenderà dagli sviluppi delle prossime ore, impossibili da prevedere a differenza dello sghembo finale di ieri, talmente già visto da diventare quasi banale. Con una differenza sostanziale, però, rispetto al passato.

Finora fax rotti, mail sbagliate e tempi troppo stretti per una fumata bianca avevano comportato solo perdite sul lato sportivo. Questa volta, invece, la perdita è economica e non solo per Romagnoli. Perché Lotito, ancora una volta, ha tirato la corda fino a spezzarla pur di avere l’illusione di aver stracciato l’avversario e aver incassato fino all’ultimo centesimo possibile. E, così, ha mandato in fumo dieci milioni di plusvalenza certa. E, salvo novità future, si è condannato a pagarne altri 4,5 netti (quasi otto lordi). Per un totale di 18, gli stessi fatti perdere a Romagnoli. Curiosa, la legge del contrappasso.