cittaceleste news Lazio, Veron: “Qui ho vissuto anni fantastici. Un club non è del presidente, ma…”

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Lazio, Veron: “Qui ho vissuto anni fantastici. Un club non è del presidente, ma…”

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Le dichiarazioni dell'ex centrocampista argentino sulla sua esperienza con la maglia della Lazio e sul ruolo di presidente dell'Estudiantes
Stefania Palminteri Redattore 

Intervenuto nel corso della seconda puntata di "Lazio: nel buio, la luce", in onda sul canale YouTube di Brigata LazioJuan Sebastian Veron ha ripercorso alcuni dei momenti più importanti della sua esperienza nella Capitale. Queste le sue parole: "È bello tornare nei luoghi dove sei stato felice. Qui ho avuto i miei figli, ho cresciuto una famiglia e vissuto momenti fantastici, ho incontrato persone fantastiche. Io che sono il presidente di un club lo so: quando acquisto un giocatore, c'è sempre un po' di dubbio attorno.

Alla fine è andata bene, all'epoca arrivai circondato da dubbi. Ci si poteva chiedere: ‘Invece di acquistare Veron, perché non acquistarne uno più famoso?’. C'è sempre un po' di dubbio. Succede ed è normale. Prima di tutto, c'era una grande squadra perché aveva perso lo Scudetto l'anno precedente. Conoscevo l'allenatore e avevo già un gruppo che conoscevo alla Sampdoria. Quindi è andato tutto liscio. Poi, nel percorso, ci sono i momenti meno belli e i dubbi, perché ti allontani da un obiettivo e poi ci vai vicino.

In quegli anni lì con la Juve poi non era facile. La mia storia con la Lazio è stata breve, mi è successo anche con altre squadra. Ho un rapporto diverso, di rispetto, soprattutto per lo stemma. Vai in un club e ti prestano la maglia. Mi succede in Argentina con l’Estudiantes, di cui sono tifoso. Poi ho attaccamento ad altre squadre perché ho una storia, la storia si rispetta. Deve esserci rispetto, da parte della società e da parte dei calciatori. C'è una relazione tra le parti, è molto difficile costruire un rapporto senza di questo.

Ci deve essere un feeling a prescindere. Che presidente sono? È difficile parlare di me stesso. Devo avere un rapporto con i miei giocatori. Non è il mio club, ma rappresento coloro che mi hanno votato e che hanno avuto la fiducia di darmi la presidenza dell’Estudiantes. Se non lavori e non ascolti, è finita. Non si tratta solo di non ascoltare nel non voler portare certi giocatori e voler vincere uno scudetto. Il calcio è una parte importante, poi c'è la comunità. I veri proprietari sono loro, i tifosi. Quindi cerco di ascoltare il mio stesso progetto, diciamo, dove voglio portare la società. La gente lo sa, ma devo ascoltare".