cittaceleste news RIVIVI IL LIVE | Lazio, Lotito: “A casa mia comando io. Il mercato…”

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RIVIVI IL LIVE | Lazio, Lotito: “A casa mia comando io. Il mercato…”

Claudio Lotito
Il presidente biancoceleste prende la parola a margine della conferenza stampa di presentazione dei nuovi acquisti invernali Taylor e Ratkov
Michele Cerrotta

A margine della conferenza stampa di presentazione dei nuovi acquisti Kenneth Taylor e Petar Ratkov risponde alle domande dei giornalisti presenti anche Claudio Lotito. Segui le parole del presidente della Lazio con la diretta scritta di Cittaceleste.it.

Taylor ha detto che l’obiettivo del club è tornare in Europa. È vero?

Non poniamo limiti alla provvidenza: ora partiamo da una certa posizione in clasifica, oltre al blocco del mercato ci sono stati una serie di infortuni e di squalifiche non preventivabili che hanno penalizzato in modo significativo le partite. Il nostro obiettivo è dare il massimo, poi dipende anche dalle altre squadre. La Lazio è stata per tanti anni in Europa League, quest’anno dopo tanto tempo non siamo in Europa e parlo di Champions ed Europa League. La Conference, con tutto il rispetto, la decliniamo. Vediamo cosa riusciamo a fare, vogliamo tornare in Europa. La squadra è competitiva già in partenza, ma purtroppo parla il campo. Vorrei chiarire che la Lazio non fa la collezione delle figurine, né va appresso alle valutazioni economiche. Valutiamo i giocatori per quello che sono dal punto di vista tecnico, ma soprattutto caratteriale. La testa dei giocatori è importantissima”.

Ci saranno altri acquisti a centrocampo o il mercato è finito?

Il mercato chiude il 31 gennaio (2 febbraio, ndr). Non dobbiamo comprare per forza, non è un supermercato, ma facciamo valutazioni tecniche ed economiche, quando c’è interesse della società ad accrescere il tasso tecnico scendiamo in campo per agire. Abbiamo tanti esuberi, a noi è stato impedito in estate di fare il mercato altrimenti avremmo avuto altre situazioni. Per fortuna il direttore aveva lavorato e allestito già una squadra competitiva, visto che i nostri giocatori li chiedono e li pagano contrariamente alle basse valutazioni fatte dalla stampa e da qualcuno”.

Sarri ha indicato la necessità di dover rinforzare la rosa prima dell’inizio del mercato.

Non è una questione numerica. A centrocampo abbiamo Cataldi, Vecino, Rovella, Dele-Bashiru, Taylor, Belahyane (e Basic, ndr). Poi se giocano o meno è un altro discorso. Ma sette giocatori per una competizione sono abbastanza. Poi possono non piacervi dal punto di vista tecnico, ma è un altro discorso. Il mercato lo fa la società. L’allenatore fa le indicazioni tecniche e sulle base di quello scegliamo i giocatori”.

Sarri però ha caratteristiche ben precise.

A casa mia comando io. Primo. Non comanda nessuno, gli altri sono dipendenti, decido io quello che si fa. Non gli altri. Altrimenti la società non è una società ma una baraonda. Le battute non mi interessano, contano i fatti. Primo fatto: non abbiamo nascosto a nessuno che il mercato era bloccato, nessuno lo sapeva. E ho fatto reprimende, l’ultima ieri, per un abuso che ci è stato fatto. Abbiamo un danno di 90 milioni, Castellanos l’avevamo venduto a 45 milioni in estate perché voleva andare via e avete visto che atteggiamento aveva in campo. Sarri conosceva la rosa quando ha accettato, poi possono essere adatti o meno. Ma se ce li chiedono tutti varranno qualcosa, no? Se c’è un problema tecnico, perché un giocatore non si addice, proviamo a cambiarlo. Belahyane ce lo chiedono due o tre società e finora non lo abbiamo dato perché non abbiamo i sostituti. Fatalità quando la Lazio va su un giocatore si scatena una guerra, perché noi scegliamo chi ha qualità. La nostra è una struttura seria e così si creano problemi. I nomi? Ci sono stati chiesti due giocatori, li abbiamo contattati e hanno declinato. Ma io non prego nessuno, prego solo la domenica in chiesa. Chi viene deve essere contento di indossare la maglia della Lazio. Ripeto: Raspadori non è Maradona, che fine ha fatto? È andato all’Atalanta, vedremo che farà. Nella vita contano non i nomi, ma la qualità tecnica dei giocatori. E se sei un buon allenatore lo devi formare. Quello è il ruolo tuo. Il resto sono chiacchiere da bar. Voi riportate cose sbagliate: Sarri aveva specificato di non fare scouting. Il direttore ha fatto una considerazione tecnica per far capire che Sarri non è uno sprovveduto, non è pensabile che non conosca giocatori di Ajax e Salisburgo”.

Qual è la situazione Academy?

Nel 2014 non è stata realizzata per problemi di carattere tecnico per i quali oggi siamo nel rush finale. Ora stiamo nella fase definitiva, spero che nel giro di massimo un mese possa arrivare il completamento dei lavori. Abbiamo sbancato una collina, sono stati fatti sondaggi archeologici. Ci sono una serie di passaggi, ora siamo nel rush finale e camminiamo con le gambe degli uomini amministrativi del nostro Paese, che non sono veloci come i nostri attaccanti che fa 34 km/h. Nel giro di un mese penso di poter dare il via completo. Lì sono previsti sette campi - tre a 11, due a 8 e due a 5 - una scuola, uno studentato, una foresteria e una chiesa. Adesso stanno perfezionando il progetto con un confronto tecnico, va tutto bene nonostante una serie di difficoltà, perché non tutti gradiscono che uno realizzi un academy”.

Ha pensato a un ricorso per il blocco del mercato?

Lo valuteremo successivamente,ma ringraziando dio quella competenza è stata estrapolata dalla federazione. Sul passato ho tante cose,speriamo che ora si porti via dal sistema anche la giustizia sportiva. Pure questo sarà utile, è una proposta fatta dal Ministro. L’autoreferenzialità non paga”.

C’è necessità di rinforzare a centrocampo?

C’è la volontà, non la necessità. Il mercato è aperto tutto l’anno, quest’anno chiuderà il 2 febbraio. Abbiamo interesse ad accrescere il valore della rosa e cercare di creare una rosa consona è compatibile con le esigenze rappresentate dal tecnico. Poi la rosa per alcuni è competitiva, per Sarri magari richiede altro. È un qualcosa su cui stiamo lavorando, se chi c’è non gioca qualche dubbio ce lo poniamo”.

La Lazio rinuncerebbe alla Conference League?

Perché fasciarsi la testa prima di rompersela? Quando c’era Sarri lui non aveva gradito la Conference ed è una cosa che condivido. È una competizione che crea solo danni. Senza volerla sminuire non porta valore aggiunto né economico né di visibilità. La rinuncia sarebbe nei fatti, non è formale. Oggi ognuno di voi dirama una notizia e l’onere della smentita sta a chi la subisce. Quando facevo questo mestiere il caporedattore ti bloccava il testo e ti chiedeva la verifica della notizia. Senza controprova ti tagliavano il pezzo. Oggi sentite una chiacchiera e una battuta e la interpretate con la vostra capacità di ragionamento tutta da verificare. Gli obiettivi della società sono l’Europa, che è composta da tre competizioni. Noi non aspiriamo alla Conference League. Anche la Supercoppa in Arabia fu un impiccio per Sarri: ognuno fa le sue considerazioni e valutazioni. In questo quadro, la Lazio sa quello che fa e ha un percorso ben programmato. Non si vive alla giornata. La situazione patrimoniale è importante, cosa che forse tante altre non hanno. Noi facciamo quello che dobbiamo, ora siamo concentrati su Academy, stadio e quotazione al Nasdaq. Per voi non è nulla, per noi sì perché è una cosa molto apprezzata negli USA. Può far fare un salto mondiale al club. In altri ambienti viene molto apprezzata la storia e il rigore professionale. Siamo nati nel 1900 e per tutelare quella storia mi sono caricato 550 milioni di debiti e qualcuno lo dimentica. Altri hanno preferito ripartire da zero e non sono i club veri. Noi abbiamo la matricola originale, 25930, altri invece si sono comprati il titolo nobiliare. È una cosa che ancora ci portiamo dietro, i debiti delle pregresse situazioni finiscono a novembre 2027. Finalmente finirà e si recupereranno 30 milioni di cassa. Io sono un padre di famiglia: le persone passano, la società rimane ed è qui dal 1900. Ringrazio tutti i predecessori, la società oggi è strutturata e non va in giro a fare collette. Sta costruendo senza fare debiti, la roba è tutta pagata”.