Cinquant'anni di biancoceleste tra campioni, comprimari e partite di una volta. Il nuovo libro dello scrittore marchigiano, edito da Avagliano.

- Roma

Ci sono libri che raccontano la Lazio e libri che la cantano. «Quando tornano gli dèi. La poetica della Lazio» di Alessandro Moscè, pubblicato da Avagliano, è uno di quelli che la cantano. Non è una cronistoria, ma un viaggio lungo cinquant'anni di biancoceleste, dove il calcio smette di essere schema e risultato e diventa mito, stile, forma.

Moscè è poeta e romanziere, è tradotto in mezzo mondo ed è stato finalista al Premio Flaiano. Rimette in campo i campioni rimasti nella memoria di tutti, ma anche i comprimari, quelli che il tempo ha lasciato ai margini e che pure hanno cucito la trama della leggenda. Accanto a loro ci sono i dirigenti, le figure che hanno fatto la storia del club, e le partite di una volta, quelle capaci di fermare il tempo. Sullo sfondo c'è sempre Roma, palcoscenico eterno per le gesta di quelli che l'autore chiama, appunto, «dèi».

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Tra le pagine sfilano anche gli scrittori che hanno tifato e tifano Lazio, da Guy Chiappaventi a Franco Cordelli, da Marco Lodoli ad Aurelio Picca, fino a Emanuele Trevi e Valentino Zeichen, con aneddoti che li riguardano da vicino. E ritorna Pier Paolo Pasolini, con la sua idea del calcio come ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, dopo la messa e il teatro. Il risultato è un libro che usa la fede biancoceleste come filtro per leggere la vita e le sue parabole. Una dichiarazione d'amore che l'autore riassume in una frase sola: «La Lazio è la mia poesia».

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