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Taylor? Su di lui, Sarri ha già deciso

Stefania Palminteri Redattore 
Taylor sta lì con molto meno minutaggio e con un impatto enorme. Perché la Lazio di oggi vive anche di strappi, di inserimenti, di chi spezza le gare senza dover toccare cinquanta palloni

Lo speravamo tutti e ora, qualcosa si inizia a vedere. Kenneth Taylor è la faccia pulita di una Lazio che in estate ha fatto discutere quasi su tutto. A gennaio è arrivato lui e su di lui, nessuno ha mosso una parola. O meglio, all’inizio magari sì, perché attorno al mercato biancoceleste si era alzato un polverone continuo, ma il centrocampista olandese ci ha messo poco a spostare il discorso nel merito, sulle sue prestazioni.

Classe 2002, scuola Ajax, cresciuto nel De Toekomst, è arrivato a Roma per la prima vera avventura lontano da casa e non ha perso tempo. Già col Verona, da titolare, s’erano viste giocate di prima, letture da giocatore avanti con la testa, una pulizia tecnica rara. Poi è venuto fuori il resto: corsa, coperture, tempi, anche una cattiveria buona nel difendere. Sarri se l’è preso. E non lo molla più.

Dall’11 gennaio Taylor le ha giocate tutte dal primo minuto. Undici presenze di fila, 963 minuti complessivi, più di Dia, più di Dele-Bashiru, più di Noslin. Per il calcio di Sarri, che di solito mastica piano i nuovi e li porta dentro un passo alla volta, è quasi un’eresia. Ma non è questo il punto.

Il punto è che Taylor non sta solo dentro la partita. La decide pure. La doppietta al Bologna l’ha portato a quota 3 gol con la Lazio, 5 stagionali contando pure quelli segnati con l’Ajax. È sullo stesso gradino di Zaccagni, Cataldi, Pedro, Noslin e Cancellieri, uno sotto Isaksen che oggi è il miglior marcatore della squadra. Solo che i conti, qui, cambiano faccia. Cancellieri, per dire, di minuti ne ha 1278: sono 315 in più. Zaccagni addirittura 985, quasi undici partite piene.

Taylor sta lì con molto meno minutaggio e con un impatto enorme. Perché la Lazio di oggi vive anche di strappi, di inserimenti, di chi spezza le gare senza dover toccare cinquanta palloni. E allora esce fuori il dato che lo mette davanti a tutti: 21,43% di conversione in gol. Pedro insegue a 18,75, Cataldi è terzo con 11,54. Sembra un numero freddo, invece racconta parecchio. E racconta soprattutto una differenza che pesa. Taylor i suoi 3 gol li ha fatti senza rigori. Zero. Pedro e Cataldi, nei loro 3 centri, ne hanno messi dentro 2 dal dischetto. Cambia tutto, o quasi. Perché un conto è sommare, un altro è incidere in corsa, nel traffico, da mezzala che arriva e punge.