L'ex tecnico - tra le altre - di Fiorentina e Milan ha analizzato la partita di stasera, criticando duramente la squadra di Roberto Mancini

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Fatih Terim, ex allenatore di Fiorentina e Milan, ha analizzato in un'intervista la partita che andrà in scena stasera alla Timsah Arena di Bursa, un incredibile stadio a forma di coccodrillo, tra l'Italia e la Turchia. Di seguito le sue parole.

Sarà una partita importantissima perché entrambe hanno bisogno di una vittoria. Sappiamo quanto sia difficile il periodo che sta attraversando la vostra Nazionale, ma questa è una buona opportunità anche per la Turchia per ripartire dopo il Mondiale. L'assenza di Calhanoglu e Yildiz loro assenza si farà sentire perché entrambi hanno qualità.

Nella Turchia però ci sono anche un talento straordinario come Arda Güler e Can Uzun, un giocatore molto promettente. Partite così sono opportunità per assumersi delle responsabilità. Per i padroni di casa conterà soprattutto il carattere che mostrerà. Quando si gioca con l’Italia, bisogna essere coraggiosi e intelligenti: si affronta un avversario che ha l’esperienza per approfittare del minimo errore.

coronavirus: Fath Terim positivo

Ho sempre creduto nel potenziale della Turchia: questo Paese ha una cultura calcistica e un bacino di talenti in grado di produrre giocatori di altissimo livello. Per ottenere risultati però servono costanza, disciplina e la giusta mentalità. I grandi tornei come la Coppa del Mondo mostrano i punti di forza e di debolezza, ma anche le aree in cui è necessario migliorare. L’importante è imparare la lezione dei Mondiali.

Turchia battuta dalla Francia? La squadra è rimasta in partita nonostante l’avversario fosse forte e in certi incontri non bisogna guardare solo il risultato, ma anche alla prestazione, allo spirito combattivo, alla capacità di creare occasioni e alla reazione nei momenti difficili. Per noi adesso è importante creare un’identità calcistica. Servono pazienza e la perseveranza.

Conosco molto bene Vincenzo Montella e ho seguito sia la sua carriera da giocatore sia quella da allenatore. È un tecnico che capisce il calcio, legge bene la partita e ha le sue idee. La scelta di continuare con lui dopo il Mondiale è il risultato della fiducia che la Federazione ripone in lui e del lavoro che svolge. Io sono sempre stato a favore della stabilità perché ci vuole tempo perché una squadra trovi un certo stile di gioco. Considerando che qualche anno fa eravamo nella Lega C della Nations League, lui e il gruppo meritano i complimenti.

L'Italia ha vinto tanto e ha lasciato il segno nella storia del calcio. Tre eliminazioni non poteva aspettarsele nessuno: una sola vostra assenza era stata una grande delusione; tre consecutive richiedono una riflessione molto seria. In questi anni l’Italia ha vinto Euro 21, l’Atalanta ha conquistato l’Europa League e la Roma la Conference League. In più la Fiorentina ha giocato la finale di Conference, il Napoli ha creato una vera e propria scuola di pensiero calcistico e l’Inter è arrivata due volte in finale di Champions.

Il potenziale del vostro movimento, dunque, è ancora molto grande. Ciò premesso, bisogna considerare tante cose: lo sviluppo dei vivai, le opportunità offerte ai giovani, le politiche di mercato dei club... L’Italia dal punto di vista tattico ha sempre rappresentato una scuola fondamentale, ma il calcio è in continua evoluzione e oggi non si può sopravvivere solo grazie alla tattica, all’organizzazione difensiva o ai successi passati. Vanno sviluppati tutti gli aspetti. Avete bisogno di tempo e di un piano adeguato per la ricostruzione. Perché non si tratta solo di qualificarsi per i Mondiali, ma di far sì che il calcio italiano ritrovi la sua identità e la sua competitività.

Mancini è un tecnico importantissimo e non possiamo dimenticare che ha guidato l’Italia alla conquista dell’Europeo. Il calcio espresso da quella squadra, la fiducia dei giocatori e la striscia di imbattibilità ottenuta sono stati davvero notevoli. Certo, il suo ritorno non basta per risolvere tutti i problemi. Ha una grande responsabilità davanti a sé, ma anche l’esperienza necessaria per far bene.

Donnarumma è un campione e un’icona. Mi piacciono anche Calafiori, un terzino sinistro su cui puoi contare molto in fase di costruzione del gioco, due centrocampisti come Barella e Tonali, Dimarco, uno dei migliori nel ruolo di esterno sinistro, e il giovane talento Pio Esposito."

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