ROMA - Palleggia al tramonto sulle spiaggie brasiliane di Jericoacoara dove si è rilassato prima di ricominciare a correre per la Lazio. Ha lo sguardo sereno, sorride mentre è sdraiato nell’acqua e bacia la compagna Lohanne. Poi - scrive Il Messaggero - un salto a San Paolo dalla famiglia dove ha trascorso gli ultimi giorni. Oggi si riparte. Toccherà prima al tecnico Inzaghi e al suo staff fare le visite. Felipe andrà in settimana. Inizia una delle stagioni più importanti, una che deve necessariamente farlo emergere definitivamente. La vetrina dell’Europa League e il sogno Champions dovrebbero essere stimoli sufficienti a regalare continuità al talento brasiliano. Troppo spesso durante le annate precedenti si è atteso, invano, Godot. Ora è tempo che sia proprio lui a prendersi la Lazio e trascinarla in alto con le sue giocate.
VOGLIA DI ESULTARE - Prima di partire per il Brasile ha voluto parlare con Inzaghi. I due anno chiarito qualche piccola incomprensione emersa durante la passata stagione. Felipe si sente attaccante, vuole essere libero di puntare la porta e fare gol. Il ruolo che il tecnico biancoceleste gli aveva cucito addosso gli stava stretto, si è sentito molto spesso limitato nel raggio d’azione. In particolar modo il continuo su e giù per dare una mano in fase di copertura lo faceva spesso arrivare poco lucido in zona offensiva. Nonostante tutto, Anderson ha obbedito da bravo soldato. Serviva fare gioco di squadra e così è stato. Le insoddisfazioni personali son rimaste quasi sempre fuori dallo spogliatoio. Sopratutto dopo lo sfogo di novembre a Napoli in cui al brasiliano toccò la marcatura di Insigne che quella sera mandò tutti al manicomio. Un episodio. Un altro sfogo ci fu in casa del Sassuolo, quando Inzaghi lo fece uscire qualche minuto prima inserendo Lombardi che risultò decisivo. Felipe imboccò la via degli spogliatoi con Wallace che corse a consolarlo. Ci può stare nel corso di una stagione come quella appena passata. Che è stata comunque positiva dal punto di vista personale vista che ha giocato 36 partite in campionato segnando 4 reti e confezionando ben 12 assist.
UN FUTURO DA SCRIVERE - Il patto però è stato siglato. Anderson va all’attacco. Vuole segnare e risultare decisivo cercando di stupire anche il ct Tite e magari rientrare così nei 23 che si giocheranno il mondiale in Russia. Ecco che allora Felipe giocherà come mezza punta nel 3-5-2, modulo che Simone ha deciso di usare dall’inizio. Si muoverà intorno a Immobile e soprattutto si posizionerà tra le linee avversarie portando scompiglio con i dribbling e le sue accelerazioni. Ma sarà anche il terzo del tridente nel 3-4-3 o nel 4-3-3, soluzioni che di sicuro Inzaghi adotterà durante la stagione e a secondo dell’avversario che si troverà di fronte. Per Anderson questo è l’anno in cui dimostrare definitivamente la sua maturità. Vietato fallire. La Lazio lo ha aspettato e coccolato, ora tocca a lui dare in cambio qualcosa di più concreto di quando visto finora. E già perché l’anno prossimo potrebbe essere lui una di quelle pedine sacrificabili per avere i soldi con cui fare il mercato. Ha estimatori e il suo contratto con scadenza 2020 è un punto di forza in più per Lotito.
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