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Poca concretezza e tanta fumosità. 17 punti in 13 partite

di Mirko Borghesi - GENOVA Primi freddi invernali, vento gelido che spira trasversale, ingredienti d'una gara in cui la Lazio deve tornare a scaldare l'animo d propri tifosi. Per farlo, Petkovic si affida ancora una volta all'estro del...

redazionecittaceleste

di Mirko Borghesi - GENOVA

Primi freddi invernali, vento gelido che spira trasversale, ingredienti d'una gara in cui la Lazio deve tornare a scaldare l'animo d propri tifosi. Per farlo, Petkovic si affida ancora una volta all'estro del giovanissimo Keita e al ritorno di Konko e Lulic in campo. Nuovo schieramento per i biancocelesti che puntano sulla difesa a tre che tanto male aveva fatto nella passata stagione. Il primo squillo di tromba è da dividere a metà fra Floccari e Obiang, autori di due tiracci, uno deviato l'altro no, che finiscono sul fondo senza impensierire Marchetti e Da Costa. Le emozioni maggiori fino al tiro di Pozzi a botta sicura miracolosamente respinto da Konko le regalano allora solo i piccioni che circondano di volta in volta il malcapitato di turno nella loro zona. E' tutto dire. Il terzino francese, nel bene e nel male, è il protagonista biancoceleste dei primi 45' minuti. Offensivamente non spinge per nulla e quando lo fa ha la grande occasione per calciare verso la porta offertagli da un Keita generoso e sempre ispirato. Con una reazione da bradipo trova però solo la forza per un tiraccio alto. Poco dopo si ripete con un'altra chiusura spettacolare su Wszolek, di fatto confermando come, stando bene, è di livello superiore agli altri concorrenti di fascia. C'è tempo per una punizione di Gabbiadini ben bloccata da Marchetti prima di andare a riposo con un'altra certezza: Candreva, seppur ispirato, passa sempre meno il pallone.

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