La Roma non ha chiesto autorizzazione al Campidoglio perché non ha messo il simbolo di Roma Capitale con lo scudo e i puntini. Quindi ha rispettato le regole anche secondo lo staff dell'assessore Frongia
ROMA - Si difende e attacca, non solo sul campo. Mette l’elmetto, la Lazio. E diventa gladiatrice della parità capitolina. Dopo i reclami sullo stadio, s’alza la polemica per la sigla “SPQR” sulla maglia di Totti e compagni, indossata domenica in occasione del derby: «Così tutto il mondo può pensare che la Roma sia l’unica squadra della capitale e il brand avere maggiori ricavi. Se si può fare tutto così, la prossima volta metterò anch’io il marchio dietro», tuona Lotito. Che ricorda come nel 2011, in occasione della Supercoppa di Pechino, seguì tutt’altro iter: «Quando misi il Colosseo sulle casacche, chiesi l’autorizzazione e pagai». Una procedura non certo seguita dal club di Trigoria, come si evince dalla difesa informale del Campidoglio. Dallo staff dell’assessore allo Sport Frongia si limitano soltanto a sottolineare l’articolo 6 dello statuto: «L’emblema di Roma capitale è costituito da uno scudo di forma appuntata, di colore porpora, con croce greca d’oro, collocata in capo a destra, seguita dalle lettere maiuscole d’oro S.P.Q.R. poste in banda e scalinate». Le stesse apparse sulla maglia della Roma, ma senza lo scudo e soprattutto i puntini. E sarebbe proprio questo “dettaglio” - secondo il Comune - a legittimare la scelta giallorossa. La Roma non risponde, infatti, perché è certa di essere nella ragione. Ha chiesto e ottenuto il permesso dalla Lega. Non dal Campidoglio. Perché non ce n’era bisogno per la scritta SPQR, non trattandosi né di un logo né una di una proprietà intellettuale registrata. Nessuna speculazione, poi, fanno trapelare da Trigoria a Formello: il kit derby è stato venduto senza quel marchio così bello.INTERROGAZIONE - Solo un’ottima trovata di marketing, dunque, ma la “furbata” romanista non è piaciuta a tanti. Fomentati dal tweet, all’indomani del derby, del capogruppo della lista Marchini in Campidoglio, Alessandro Onorato: «I diritti di SPQR sono della città. Perché la Roma li ha utilizzati? Chi li ha autorizzati? Presenterò un’interrogazione a Virginia Raggi». Ora c’è una risposta, anche se in tanti continuano a farsi domande. L’acronimo che l’ex sindaco Ignazio Marino espunse dal logo della capitale tra l’incredulità generale «dice popolo romano, quindi non laziale», scherza un anonimo dai banchi del Pd, ma - sottolinea Ilmessaggero - la linea delle opposizioni è «no comment, abbiamo cose più serie a cui pensare», e la lotta politica resta un passo indietro rispetto al tifo, persino nelle istituzioni capitoline. «No comment» anche da parte del presidente della commissione Roma Capitale, il consigliere M5S, Angelo Sturni, competente di regolamenti e loghi: «Non ho seguito la questione, che volete che vi dica?». Più colto l’intervento del suo collega presidente della commissione Sport, Angelo Diario: «Non è la prima volta che avviene, è già successo nel 2007 con il Borussia Dortmund. Ci sfugge il motivo di questa grande attenzione a questo tema, ma siamo curiosi di leggere i contenuti dell’interrogazione a firma del consigliere Onorato».
RICHIESTA - Chiede ulteriori lumi alla sindaca Raggi, di fede “non praticante” biancoceleste, anche la Lazio: «SPQR è il simbolo della Città Eterna. Non so se l'utilizzo sia consentito a tutti - precisa il responsabile della comunicazione, Arturo Diaconale - ma questo è un marchio di valenza planetaria e non se può fregiare una sola squadra per dare l'impressione di un'identificazione con la capitale. Che, a maggior ragione, si dovrebbe rispecchiare nel club più antico, quello cha ha portato il calcio a Roma. Anche l'immagine dell'aquila la rappresenta, non soltanto la lupa». E’ soprattutto il ritorno economico a non andare giù: «Nell’epoca in cui un brand ha un valore commerciale altissimo, se questo viene utilizzato in maniera così libera, è quantomeno uno spreco - la chiosa finale - ma, se funziona così, anche noi vorremmo utilizzarlo magari nella finale di Coppa Italia contro la Juve». A questo punto la Macron s’attivi pure con nuovi copioni, se i biancocelesti vorranno travestirsi davvero da centurioni. Magari stavolta la sindaca Raggi accetterà la maglia, con SPQR stavolta non potrà far scudo non solo a Totti, ma nemmeno a capitan Biglia: CONTINUA A LEGGERE
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