Eriksson e i suoi 70 anni: “Tornerei ad allenare in Italia. Inzaghi bravissimo, Mancini nel cuore”

di redazionecittaceleste

ROMA – L’ex tecnico della Lazio Sven Goran Eriksson, campione d’Italia con la Lazio nel 2000, compie oggi 70 anni. Ai microfoni de La Stampa, l’allenatore svedese ha raccontato i suoi progetti per il futuro e il suo passato biancoceleste:

«Tornare ad allenare in Italia? Perché no, il calcio è la mia vita».

Eriksson, auguri! Come festeggia?
«Grazie. So solo che i miei figli mi porteranno a Stoccolma a cena, per il resto è una sorpresa. Certo che gli anni passano. E allora pensi: “Dove è andata la vita?”. Cosi rapida. Ma anche così bella. Però non sono triste. Sono in salute, faccio sport, mi sento vivo».

Gioca ancora a tennis?
«Corro tutti i giorni. E in casa ho palestra e piscina. Tennis un po’ meno, soprattutto d’inverno. Mi manca solo il calcio».

Preferirebbe un club o una Nazionale?
«Un club. Ma aver guidato l’Inghilterra, i maestri, rimane un grande orgoglio».

Ha lavorato tanti anni in Italia. la prima esperienza a Roma: ricordi?
«Piazza calda, caotica ma emozionante. Se vinci li, la vita è bella. Con la Roma ho sfiorato lo scudetto. Con la Lazio l’ho vinto. E quando sei primo, e non alleni Juve, Milan o Inter, è sempre qualcosa di più grande perché il 90% dei campionati li vincono loro».

Poi la Fiorentina.
«La stupenda Firenze. E un giovane Baggio: veniva da tanti infortuni ma si capiva che era un grande».

E nel 1992 alla Samp, il club dove è rimasto di più.
«Cinque anni stupendi, forse i più felici anche se sono sempre stato sereno, in ogni parte del mondo. Genova, col suo mare, era bellissima. La Samp era una famiglia, ti sentivi a casa. E Paolo Mantovani era un papà, speciale, come sua moglie e i suoi figli».

Il giocatore che che è rimasto nel cuore?
«Mancini: lui era la Samp. Vedeva giocate che altri neanche pensavano. Era giocatore, allenatore e magazziniere, viveva per il club. E poi il Gullit del primo anno, stratosferico, voglioso di dimostrare al Milan che non era finito. Roberto e Ruud sono tra i più forti che ho allenato con Nesta, Beckham e Scholes».

Tornerebbe ad allenare in Italia?
«Certo ma è difficile che succeda. Gli anni passano, sono stato tanto fuori dall’Europa e la gente dimentica. La vita è così, ma continua».

Viene da un’intensa avventura in Cina: come è andata?
«Molto bene. Scommetto che tra 15 anni la Cina lotterà per vincere un Mondiale. Prima i bambini giocavano a ping pong, a badminton. Ora fanno tutti calcio e con un oltre un miliardo di abitanti verranno fuori tanti talenti».

A proposito di Mondiale: con la Svezia ci avete tirato un brutto scherzo.
«Un Mondiale senza Italia è un disastro, mi spiace, ma il mio cuore è svedese».

Mancini ct?
«Avete 3-4 grandi allenatori adatti al ruolo. Lui è uno di questi. Oppure Ancelotti e Conte».

Ci sono tanti suoi allievi che allenano.
«E mi fa enorme piacere. L’ultimo è Simone Inzaghi: mi sta stupendo, bravissimo. Ma quello che mi somiglia di più è Mancini, abbiamo vissuto 9 anni insieme».

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