Federsupporter, I sempre più critici rapporti tra calciatori e loro agenti e società di calcio. Il ruolo dei tifosi

La nota di Federsupporter

di redazionecittaceleste

Sempre di più si stanno accentuando le crisi nei rapporti tra calciatori e loro agenti e società di calcio in occasione delle sessioni di mercato.

Il “Caso Donnarumma” ne è, da ultimo, un esempio tipico ed eclatante.

In queste vicende, purtroppo, si deve constatare come le predette società tendano a strumentalizzare i tifosi per, da un lato, operare pressioni, fino a vere e proprie intimidazioni, nei confronti dei calciatori e, dall’altro, per sviare l’attenzione dei tifosi stessi da gravi errori decisionali e gestionali commessi dalle medesime società.

In particolare, sembra che molti tifosi continuino ad ignorare o a voler ignorare che, dopo la famosa sentenza Bosman della Corte di Giustizia Europea, il calciatore professionista, lavoratore dipendente ai sensi dell’art. 3 della Legge n.91/1981 “ Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti”, è e deve essere libero di poter scegliere con chi e dove lavorare.

Ne discende che il calciatore, alla scadenza naturale del contratto che lo lega ad una società per una durata massima di cinque anni, non può essere, in alcun modo, tenuto o costretto, se non lo vuole, a rinnovare il rapporto con la società di appartenenza o ad andare a giocare per un’altra società unilateralmente scelta dal predetto club di appartenenza.

A questo proposito, l’art. 95 bis, comma 2, lettera b), delle Norme Organizzative Interne della FIGC (NOIF) stabilisce che , per calciatori con contratto in scadenza a fine stagione sportiva, a partire dal 1°gennaio, sono consentiti i contatti e le trattative con società, nonché la stipula di accordi preliminari, fermo restando che la società che intenda concludere un contratto con un calciatore in scadenza contrattuale deve informare per iscritto la società di appartenenza di quest’ultimo, prima di avviare la trattativa con lo stesso.

La lettera a) del citato art. 2, sempre per i calciatori in scadenza contrattuale, stabilisce che sono vietati fino al 31 dicembre i contatti e le trattative con altre società, diretti o tramite terzi .

Inoltre, il comma 1, lettera b) dell’art. 95/bis vieta i contatti e le trattative, dirette o tramite terzi, con calciatori non in scadenza contrattuale o in scadenza ma antecedenti il 1° gennaio.

L’inosservanza delle disposizioni e dei divieti di cui sopra comporta: a carico dei dirigenti, l’inibizione non inferiore ad un anno; a carico dei calciatori, anche se l’attività è svolta da terzi nel loro interesse, la squalifica non inferiore a due mesi; a carico delle società, l’ammenda in misura non inferiore a cinquantamila euro.

Riuscire a provare tale violazione equivale, per lo più, ad una “ probatio diabolica” ; tanto è vero che ormai la suddetta violazione è considerata una prassi comune e consolidata .

Va ricordato, peraltro, che l’interesse del calciatore a giocare per una società diversa da quella di appartenenza, alla scadenza naturale del contratto e, quindi, a così detto “ parametro zero”, confligge oggettivamente con l’interesse della predetta società.

Il passaggio di un giocatore da una società all’altra a “parametro zero”, infatti, permette al calciatore di sfruttare un cospicuo incremento del suo ingaggio ed al suo agente cospicue commissioni.

Laddove, viceversa, la società di appartenenza ha l’interesse opposto a monetizzare al massimo la sua cessione.

D’altronde, spesso, le società, o almeno alcune di esse, tendono ad ottenere la “ botte piena e la moglie ubriaca”.

Più precisamente, onde massimizzare le plusvalenze da cessione di calciatori contrattualizzati, firmano contratti lunghi di cinque anni e, nel contempo, cercano di realizzare la cessione dei suddetti calciatori il più vicino possibile alla data di scadenza naturale del contratto.

Ciò, allo scopo di, per l’appunto, massimizzare la plusvalenza ottenibile dalla cessione, in quanto il valore del calciatore a bilancio tende ad azzerarsi più ci si avvicina alla scadenza naturale del contratto, poichè tale valore, equivalente al costo di acquisizione, si ammortizza sino ad estinguersi per ogni anno di durata del contratto stesso.

Questa scelta, però, comporta che, nell’ultimo anno di contratto, la parte contrattualmente forte diventa il calciatore, trovandosi nella possibilità, come visto sopra, o di spuntare un ingaggio molto più elevato per rinnovare il contratto con la società di appartenenza o di spuntarlo da un’altra società, non dovendo quest’ultima corrispondere alcunché per rilevarlo dal precedente club.

Queste sono le regole di mercato, basate sull’incontro tra domanda ed offerta e sul conflitto di interessi, che non possono non valere anche per un mercato, sia pur peculiare, quale quello dei calciatori.

Voler, pertanto, applicare, nell’ambito di tali regole, principi e giudizi etico-morali, sebbene legittimo, è, tuttavia, un esercizio meramente astratto, teorico e fine a sè stesso .

Così come appare ipocrita e demagogico tirare in ballo entità dei compensi, l’età giovanile di un calciatore, appartenenza ad una maglia e gratitudine verso società e tifosi.

Quanto sopra, dimenticando o fingendo di dimenticare che si tratta di professionisti, i quali, come tutti gli altri professionisti e come , più in generale, ciascuno di noi, cercano di trarre il massimo profitto possibile, sia in termini economici sia in termini di carriera, dall’attività che svolgono.

E viene da chiedersi perché ci si scandalizzi tanto a motivo del fatto che un giocatore guadagni molto e perchè, invece, non ci si scandalizzi altrettanto a causa di analoghi o, addirittura, maggiori guadagni di, per esempio, attori, cantanti, uomini e donne di spettacolo in genere.

Circa, poi, il ruolo, spesso contestato dai tifosi, degli agenti dei calciatori, occorre, anche in questo caso, fare chiarezza.

Da tempo, finora invano, Federsupporter si è battuta e si batte affinchè questo ruolo venga disciplinato per legge, uscendosi, finalmente, da una regolamentazione esclusivamente sportiva, a livello internazionale ( FIFA) e nazionale (FIGC), oscura, confusa, ambigua e contraddittoria.

Fino alle regole in vigore prima del 2015, l’agente era considerato dalla suddetta regolamentazione un professionista che, per svolgere la sua attività, doveva aver superato un esame abilitativo.

Dal 2015 in poi, grazie ad una sciagurata, nuova regolamentazione FIFA, spacciata per una liberalizzazione della suddetta attività, regolamentazione sostanzialmente recepita dalla FIGC, l’agente può essere, in pratica , chiunque, purchè si iscriva in un apposito registro dietro il pagamento di una somma di € 500.

Anche i requisiti di onorabilità per l’esercizio di tale attività sono, francamente, risibili, se si pensa che può diventare agente anche chi abbia riportato una condanna definitiva ad una pena detentiva di almeno un anno per delitti non colposi per cui sia prevista la pena edittale della reclusione superiore a cinque anni.

Delitti esclusi , tra i quali, rientrano alcuni assolutamente gravi, almeno in relazione all’esercizio della predetta attività, come quelli, per esempio, in materia bancaria, assicurativa, finanziaria, tributaria, economica in senso lato.

Senza contare che sia la giustizia sportiva ha avuto modo, in più occasioni, di sanzionare attività illecite tra agenti, giocatori e società, sia la giustizia penale, sempre in più occasioni, ha avuto modo di aprire inchieste, tuttora in corso, su tali attività, contestando reati quali quelli di associazione per delinquere, evasione fiscale, riciclaggio ed autoriciclaggio.

La Corte di Cassazione, in specie, con sentenza, Sez. Tributaria, n. 4937 dell’11 novembre 2009/26 febbraio 2010, ebbe modo di accertare rilevanti fenomeni di evasione ed elusione fiscale in attività di intermediazione e ricerca di calciatori, parlando espressamente di complessi meccanismi simulatori e interpositivi”.

Nel suo libro “ Goal Economy”, Baldini & Castoldi Editore, 2015, Marco Bellinazzo, giornalista de “Il Sole 24 Ore” che si occupa, in particolare, di economia del calcio, mette in luce come dal fenomeno delle TPO ( Third Party Ownership), vale a dire i cartellini di calciatori di proprietà, in tutto o in parte, di società di agenti e di fondi di investimento, pratica ora vietata dalla FIFA e dall’UEFA, si stia passando alle TPI ( Third Party Investement), vale a dire a società di agenti e fondi di investimento che finanziano l’acquisto di calciatori da parte di società di calcio.

Ecco ciò che Bellinazzo riporta a pag 493 del suo libro : “Per bypassare il divieto delle TPO, il modello operativo non sarà quello dell’acquisto delle quote di cartellini, bensì di prestiti ai club per finanziare gli acquisti….Lucas ( ndr Presidente del Fondo Doyen Sport) annuncia a Il Sole 24 Ore che il Fondo è pronto a sovvenzionare anche la Serie A”.

Ecco, altresì, ciò che lo stesso Bellinazzo dice alle pagg. 504-505 del suo Libro :” Una volta si chiamavano procuratori. Scovavano i talenti, li proponevano ai club e guadagnavano una percentuale tra il 3 e il 5 % sul trasferimento.I più bravi avevano in portafoglio i campioni del momento, finivano sui giornali ed attiravano i ragazzini più promettenti, che firmavano loro la procura, diventando poco a poco, a loro volta, protagonisti dello star-system calcistico. Negli ultimi anni, però, l’invasione delle mega-agenzie e dei fondi di investimento ha cambiato tutto, trasformando un lavoro quasi artigianale, in cui il profumo dell’erba dei campi si mischiava all’inchiostro di contratti scribacchiati su un pezza di carta raggrinzito, in un business finanziario ed iperselettivo.Una deregulation avvalorata dalla stessa FIFA che da 1° aprile 2015 abolisce l’Albo degli Agenti, cancellando l’esame per l’accesso alla professione di procuratore sportivo, e dando vita ad un nuovo sistema in cui per diventare intermediari basterà possedere i requisiti fissati dalla Federazione e iscriversi in un registro”.

Ed ecco, infine, con riferimento ad una inchiesta in corso da parte della Procura della Repubblica di Milano, quanto scrive Davide Milosa in un articolo intitolato “ Infront, ecco l’accordo segreto per finanziare 39 club di A e B” , a pag. 16 de “Il Fatto Quotidiano” del 24 giugno scorso : “ Le carte rivelano il ruolo di Infront come” polmone finanziario” del calcio italiano. Addirittura, si legge in una nota della Guardia di Finanza del 24 novembre 2015, la stessa Infront, all’epoca mette a punto un memorandum riservato per “ una struttura finanziaria da realizzare nell’interesse delle società di calcio”.

Ma chi sono i soggetti che hanno reso e rendono possibile questo fenomeno ?

Le società di calcio o, meglio – anzi peggio-, i padri-padroni e padroncini di queste ultime che, solo relativamente alla Serie A, hanno erogato nel 2016 ben 193,3 mln di euro per commissioni ad agenti; una somma, cioè, pari a circa i 2/3, 315 mln annui, dell’intero ricavato dai diritti TV ammontanti, per il triennio 2015-2018, a 945 ml.

Compensi spesso pagati a società off shore, in paradisi fiscali, mediante sofisticate triangolazioni e di cui non è dato sapere chi siano i reali percettori, anche se, in taluni casi, non è difficile immaginarlo.

Compensi che risultano spesso superiori persino alle somme pagate per l’acquisizione dei cartellini dei giocatori.

I tifosi, dunque, piuttosto che prendersela solo con i calciatori ed i loro agenti, dovrebbero prendersela con quei padri-padroni e padroncini di società di calcio che alimentano queste, a dir poco, opache operazioni e chiedersi perché le alimentino .

Una tipica ed astuta manovra diversiva messa in atto dai suddetti padri-padroni-padroncini è quella di suscitare e deviare il risentimento e la rabbia dei tifosi nei confronti del calciatore di turno che decide, lo ripeto, del tutto legittimamente e lecitamente, di non rinnovare il contratto con la società di appartenenza o di andare a giocare con un’altra società diversa da quella scelta dallo stesso club di appartenenza.

Ed ecco allora che il calciatore viene o direttamente additato quale traditore o indirettamente esposto al risentimento e alla rabbia dei tifosi quale pubblico nemico.

Questa subdola manovra spesso si avvale di gruppi organizzati delle tifoserie, più o meno trasparentemente legate alle società da rapporti di vario tipo.

Faccio presente che, in base alla dottrina ed alla giurisprudenza, le condotte aventi l’obiettivo e l’effetto di creare un clima intimitadorio, ostile,degradante, umiliante, offensivo nei confronti di un calciatore che non voglia rinnovare il contratto con la società di appartenenza o non voglia accettare la cessione ad altra società scelta dalla prima, può costituire una tipica ed illecita fattispecie di mobbing.

Quest’ultimo che consiste in, per l’appunto, condotte, poste in essere direttamente o indirettamente dal datore di lavoro, per espellere o emarginare un lavoratore dal suo ambito di lavoro o costringerlo a fare cose che non vuole.

Una pratica rilevante, non solo sul piano civile ( risoluzione immediata del contratto e risarcimento dei danni anche non patrimoniali) ma anche sul piano penale ( reati di maltrattamenti, violenza privata, tentativo di estorsione).

Aggiungasi che, in ambito calcistico, sarebbe davvero arduo sostenere che sia esclusivamente dovuta ad una così detta “scelta tecnica” l’esclusione, in maniera sistematica o ripetitiva, dalla prima squadra di un calciatore stabile titolare di essa, il quale non voglia rinnovare il contratto con la società di appartenenza o non voglia accettare il trasferimento ad un’altra squadra decisa dalla stessa società.

Ho accennato, in precedenza, al fatto che le società utilizzano, talvolta, in maniera strumentale, le tifoserie organizzate.

E qui entra in gioco il problema della rappresentanza e della tutela dei diritti e degli interessi dei tifosi.

Federsupporter, come è noto, nasce ed opera proprio allo scopo di costituire un corpo intermedio, un Ente esponenziale dei suddetti diritti ed interessi, assolutamente trasparente, democratico, legalitario, rispettoso dei valori e dei principi dello sport.

Un Ente, quindi, capace e legittimato a realizzare un costante e costruttivo dialogo tra i tifosi e le Istituzioni, sportive e statali.

Un Ente di cui si conoscono e si possono conoscere pubblicamente atto costitutivo, statuto, organi di rappresentanza e loro composizione, basato sul volontarismo dei suoi soci, assolutamente privo di qualsiasi fine di lucro e della ricerca di vantaggi di qualsiasi tipo, che vive grazie all’attività gratuita dei suoi soci, i quali vi profondono, non solo le loro capacità e il loro impegno professionali, ma anche non trascurabili risorse economiche.

Attività e requisiti che, nel corso della recente Audizione del Presidente della Juventus, Andrea Agnelli, dinanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia sui rapporti tra calcio e criminalità, il Senatore del PD, Stefano Esposito, ha evocato ed invocato come necessari.

Quanto sopra, anche al fine di evitare infiltrazioni di elementi criminali nelle tifoserie organizzate.

Quelle tifoserie che, ciclicamente, le società utilizzano o cercano di utilizzare in funzione di loro interessi di volta in volta perseguiti.

Donde si assiste, a volte, ad improvvisi, repentini e sorprendenti voltafaccia di atteggiamenti e di rapporti che possono diventare, a seconda dei casi, od ostili o collaborativi.

Da qui si origina anche la figura del tifoso che fa della propria passione una professione, un mestiere, dando vita ad organizzazioni che nascono e vivono spesso in modo non trasparente e democratico, bensì secondo modalità fattuali basate essenzialmente su rapporti di forza.

Organizzazioni esposte, pertanto, a lusinghe di vantaggi di qualsiasi tipo che possono essere offerti dalle società e/o da chi ne detiene il controllo, la gestione e/o ne esercita l’amministrazione.

Fenomeno che emerge, abbastanza trasparentemente, dalla citata Audizione dinanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia.

Avv. Massimo Rossetti

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