(CDS) - A Madrid si stava abituando agli spezzoni. Dieci minuti di qua, altri cinque di là. Non è proprio il massimo ma l’importante è saperne approfittare, quando è possibile. Antonio Rozzi lo ha capito e lo ha fatto, sotto l’acqua di Reggio Emilia, alla seconda partita di sempre con…

(CDS) - A Madrid si stava abituando agli spezzoni. Dieci minuti di qua, altri cinque di là. Non è proprio il massimo ma l’importante è saperne approfittare, quando è possibile. Antonio Rozzi lo ha capito e lo ha fatto, sotto l’acqua di Reggio Emilia, alla seconda partita di sempre con l’Under 21, appena uno dei suoi principali ammiratori gli ha chiesto una mano.

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ELOGI - Gigi Di Biagio lo conosce bene, avendolo studiato ai tempi dell’Under 20. Rozzi, che ha soltanto 19 anni, all’epoca era un baldanzoso Primavera della Lazio che aveva avuto la fortuna e la bravura per affacciarsi in serie A nella gestione Reja: tre presenze nella stagione 2011/12, con la maglia numero 53, la prima delle quali durata pochi secondi contro il Milan in una felice notte biancoceleste. Sarebbe stato coinvolto nei progetti dell’Under 21 sin dai primi allenamenti, se non fosse stato una delle vittime del codice etico di Sacchi: per una parola fuori posto ascoltata dal ct Evani in una partitella dell’Under 19, si è beccato la sospensione della federazione. Ha dunque dovuto aspettare la quarta partita del ciclo per entrare nel gruppo. Ma questo è già storia. Giovedì contro l’Irlanda del Nord. Di Biagio ha deciso di utilizzarlo al tramonto della partita, nel momento in cui ha avvertito l’esigenza di chiudere i conti. E così non ha richiamato in panchina Belotti, l’altro centravanti della giovane Italia, ma Battocchio, puntando sull’intesa tra le sole punte della rosa dell’Under 21. Mossa vincente. Rozzi non ha fatto in tempo a correre verso l’area di rigore avversaria che ha inforcato il corridoio centrale, ha controllato il pallone che Belotti gli aveva consegnato e di piatto sinistro, placido, lo ha piazzato in rete. «Antonio è stato bravo, devo fargli i complimenti - spiega il ct -, ha saputo farsi trovare pronto e ha sfruttato l’occasione con freddezza. Anche in Belgio, quando l’avevo buttato nella mischia come titolare, non sembrava il più giovane del gruppo. Si è fatto valere». Avrà dei minuti a disposizione anche martedì, in casa della Serbia, sperando di essere abbastanza efficace.

IL PERCORSO – Mancino naturale, può fare indifferentemente la prima o la seconda punta. Romano di Casal Monastero, ha sempre tifato Lazio (spesso i compagni lo ascoltano cantare i cori della Curva Nord) e dall’età di sei anni è entrato nelle giovanili di Formello. Nella stagione del debutto in serie A, ha segnato 14 gol nel campionato Primavera. I problemi fisici lo hanno invece frenato nella stagione successiva, con Petkovic, che lo ha convocato 19 volte ma lo ha fatto giocare (tre volte) solo in Europa League. Da qui la decisione di prestarlo al Real Madrid, che lo ha aggregato alla sua squadra B: il Castilla, seconda serie spagnola. Nel contratto è stato inserito un diritto di riscatto a favore degli spagnoli, che potrebbero acquistarlo a giugno per 15 milioni. Difficilmente accadrà, perché Rozzi ha finora giocato solo due partite da titolare in Spagna (otto le presenze complessive). E se pure ha incrociato Carlo Ancelotti e tutta la pletora di fuoriclasse del Madrid, non è mai stato preso in considerazione per la prima squadra, al contrario del compagno di reparto Jesè Rodriguez che ha solo un anno in più (classe 1993) ma ha già segnato un gol addirittura nel Clasico contro il Barcellona. Magari è una fortuna per la Lazio, che a giugno riabbraccerà un giocatore più maturo e pronto per il salto tra i grandi.

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