(IL TEMPO) - Pochi lampi nel buio. La Lazio soffre contro l’Apollon, conquista tre punti che fanno classifica ma esce tra i fischi dei propri tifosi. L’unica nota lieta della serata è rappresentata da Keita, che tra finte, dribbling, e doppi passi mette in mostra un repertorio da calciatore vero.…
(IL TEMPO) - Pochi lampi nel buio. La Lazio soffre contro l’Apollon, conquista tre punti che fanno classifica ma esce tra i fischi dei propri tifosi.
L’unica nota lieta della serata è rappresentata da Keita, che tra finte, dribbling, e doppi passi mette in mostra un repertorio da calciatore vero. Due assist, ventidue passaggi azzeccati, sei cross, con una media del 77% di palloni utili giocati. Numeri importanti per un giovane giocatore con una prospettiva importante. Kieta è un diamante grezzo che la Lazio dovrà lasciar crescere senza troppe pressioni, ma senza lasciarlo troppo nell’ombra. Perché ha personalità, carattere, e doti tecniche superiori alla media. «Cerco di dare sempre il massimo – ammette il giovane spagnolo di origini senegalesi – nel primo tempo siamo andati piuttosto bene, nella ripresa abbiamo fatto più fatica, avremmo dovuto controllare meglio la partita, dobbiamo ancora migliorare sotto questo aspetto».
Due assist per Floccari nel primo tempo, un altro nella ripresa. E poi un’occasione monumentale fallita forse per troppa foga. «Sono scivolato col piede portante al momento del tiro – confessa l’attaccante laziale – vorrà dire che farò gol nella prossima partita. L’errore è stato soltanto un caso, non avverto la pressione di giocare in prima squadra».
È uscito dal campo tra gli applausi del pubblico che si aggrappa a questa giovane promessa che sa di buono, con la speranza che possa colorare una stagione fin qui troppo grigia. Nonostante il quarto assist in quattro partite Keita è consapevole dei propri limiti. «Devo ancora lavorare molto, sotto ogni aspetto, non mi accontento delle doti tecniche che ho a disposizione, sono consapevole che dovrò sudare ancora molto per impormi nel calcio che conta. Sono cresciuto nella cantera del Barcellona, mi hanno insegnato che gli assist contano quanto i gol, ed è preferibile passare la palla a un compagno piuttosto che calciare a rete da un posizione non ottimale. Sono un esterno, mi piace giocare sulla fascia».
I tifosi laziali sognano e si coccolano il loro nuovo idolo che in questa edizione dell’Europa League ha già fatto quattro assist in altrettante partite. «Idoli? Mi ispiro a Cristiano Ronaldo, mi piacciono molto anche Neymar e Ribery». La strada è ancora lunga, ma i modelli da seguire sono quelli giusti.
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