Altro che rivincita. Dopo il netto 4-0 della Supercoppa italiana, la Juventus batte ancora la Lazio nell’anticipo della 2ª giornata della serie A con un 4-1 altrettanto rotondo, netto e meritato per i campioni d’Italia, nonostante la schieramento tattico completamente diverso scelto da Petkovic. E la riflessione è amara: con…
Altro che rivincita. Dopo il netto 4-0 della Supercoppa italiana, la Juventus batte ancora la Lazio nell’anticipo della 2ª giornata della serie A con un 4-1 altrettanto rotondo, netto e meritato per i campioni d’Italia, nonostante la schieramento tattico completamente diverso scelto da Petkovic. E la riflessione è amara: con questa difesa la Champions League è un lontano miraggio per la Lazio.
Come nelle previsioni, in uno Juventus Stadium gremito il tecnico di Sarajevo ripropone gli stessi undici giocatori della gara vinta contro l’Udinese. Anche il piano tattico è il medesimo: un ordinato 4-4-1-1, con Biglia ed Hernanes ad organizzare il gioco, Gonzalez e Lulic sugli esterni e Candreva jolly offensivo, libero di spaziare alle spalle del bomber Klose. Il centrocampista romano può scegliere dove attaccare e proprio come domenica scorsa parte da sinistra, creando subito scompiglio nella difesa bianconera: Barzagli sbaglia il rinvio, ma il sinistro da buona posizione del ritrovato Hernanes è respinto dall’attento Buffon.
Una differenza rispetto all’esordio vincente in campionato, però, c’è ed è molto importante: la Juventus dispone di potenziale offensivo ben diverso rispetto alla squadra di Guidolin. E per dimostrarlo, diversamente dalla Supercoppa, impiega pochi minuti. Pirlo costruisce il gioco indisturbato, Vidal e Pogba contribuiscono alla manovra buttandosi a turno negli spazi, mentre Vucinic e Tevez si cercano, e si trovano, con una semplicità spaventosa per gli avversari: Conte avrà anche perso Matri, ma lamentarsi per una «squadra indebolita» sembra fuori luogo per chi può disporre di un attaccante come l’argentino. Incassato senza contraccolpi il tentativo di Hernanes al 2′, la Juventus comincia a tessere la tela. Petkovic si sbraccia, ma i biancocelesti abbassano pericolosamente il baricentro e, dopo aver barcollato su Tevez e Vucinic, cadono al 14′: Pogba pesca il taglio solitario di Vidal e il cileno batte l’incolpevole Marchetti. Troppo facile per essere vero, così come troppo brutta è la difesa biancoceleste: Novaretti senza personalità, Cana sempre fuori posizione, Radu costretto senza fortuna agli straordinari da Lichsteiner e Vidal, mentre Biglia non garantisce il filtro necessario. E allora è impossibile sorprendersi per il rappoddio bianconero, un’azione fotocopia trasformata ancora dall’inesauribile Vidal su un lancio partito da 50 metri. Per la Lazio è davvero un peccato, perché a tratti in avanti i biancocelesti riescono a mettere in difficoltà la difesa bianconera. Candreva ci prova a ripetizione ma senza precisione, Cana sfiora il gol di testa, poi Hernanes – appena cento secondi dopo il 2-0 – costringe Buffon all’errore: Klose anticipa tutta la difesa campione d’Italia, festeggia il primo gol alla Juve e riapre la partita. L’illusione, però, dura solo per il quarto d’ora finale del primo tempo, nel quale la Lazio conquista campo ma spaventa Buffon in una sola occasione, un sinistro di Radu deviato in angolo. Poi, a inizio ripresa, arriva l’ennesimo orrore difensivo: altro lancio dalla difesa, altro taglio dimenticato dai biancocelesti (stavolta Novaretti) e altro gol semplice semplice firmato Vucinic.
Mancherebbero 40 minuti, ma il resto per la Juventus è accademia perché la Lazio accusa il colpo. Hernanes (già ammonito per un fallo su Asamoah) si fa espellere per un ingenuo tocco di mano vanificando l’ottima prestazione e Tevez «scherza» ancora una volta Cana depositando il quarto gol alle spalle del Marchetti. E così la vittoria contro la Juve – assente addirittura dal dicembre 2003 – è rimandata ancora una volta per la Lazio. Ma con questa difesa le preoccupazioni di Petkovic sono ben altre.
Il Tempo
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