Una scritta offensiva contro Lotito, è apparsa ieri fuori dai cancelli di Formello, è stata graffittata su un muro. Sta montando la protesta post-mercato, rischia di protrarsi sino al match col Chievo, sta riavvelenando l’ambiente. Il presidente quella scritta l’avrà vista passando con la macchina, è piombato nel centro sportivo…
Una scritta offensiva contro Lotito, è apparsa ieri fuori dai cancelli di Formello, è stata graffittata su un muro. Sta montando la protesta post-mercato, rischia di protrarsi sino al match col Chievo, sta riavvelenando l’ambiente. Il presidente quella scritta l’avrà vista passando con la macchina, è piombato nel centro sportivo ieri pomeriggio. Lotito ha tenuto a rapporto la squadra o meglio quei pochi giocatori che sono rimasti a Roma, in undici hanno risposto alle convocazioni delle Nazionali: «Gli alibi sono finiti, ora dobbiamo remare tutti nella stessa direzione», sarà riecheggiata questa frase nello stanzone dei giocatori. Non c’era Petkovic, è impegnato a Nyon, partecipa al meeting degli allenatori Uefa. Lotito si è fatto vivo a Formello, ha catechizzato tutti, aveva programmato il suo arrivo da un paio di giorni. Le pappine rifilate dalla Juve non sono state digerite, non sono piaciute le scelte di Petkovic e non è piaciuto l’atteggiamento del gruppo. Lotito finora aveva evitato di incontrare la squadra, dopo il 4-0 della Supercoppa si riunì con Petkovic e Tare, mise il tecnico davanti alle sue responsabilità. Il 4-1 l’ha spinto ad agire, pretende una reazione immediata contro il Chievo, dopo la sosta ci sarà da affrontare un tour de force durissimo. Lotito vuole rivedere una squadra unita, compatta, feroce, capace di aggredire sportivamente gli avversari, con mentalità da provinciale. Serve una Lazio operaia così come ha detto Petkovic, a Lotito è piaciuto quel motto. Domenica scorsa il presidente ha assistito alla vittoria dell’altra sua creatura, la Salernitana, è rimasto affascinato dalla fame espressa dai granata contro il Lecce. La Lazio non dev’essere da meno, bisogna tornare a giocare con gli occhi della tigre, con lo spirito della Coppa Italia, è stato smarrito.
DIAS - Un colloquio generale e varie udienze private. Il pomeriggio di Lotito è stato lungo quanto quello di Tare. Il diesse della Lazio ha incontrato Andrè Dias, Il brasiliano non è stato inserito nella lista Uefa, ci è rimasto malissimo. Dias inizialmente ha appreso la notizia da fonti esterne, non dalla società. Non s’aspettava l’esclusione, ha chiesto un colloquio immediato ai dirigenti. Il brasiliano in mattinata era distrutto, aveva le lacrime agli occhi. La delusione ha preso il sopravvento, aveva deciso di restare a Roma per rimettersi in discussione, s’era presentato in ritiro in buona forma, s’era allenato nella Capitale a giugno (senza fare vacanze) per tornare grande. La decisione è tecnica, l’ha presa Petkovic, ha preferito inserire Ciani al posto di Dias, questione di forma. Dias, incassata la botta, s’impegnerà per aiutare la Lazio in campionato, proverà a convincere Petkovic a inserirlo nella nuova lista Uefa (sperando che la squadra si qualifichi nel turno successivo). E’ un professionista, continuerà la sua missione, lavorerà per arrivare pronto alle sfide del week-end. E’ la Champions il grande obiettivo della Lazio, la scelta di Petkovic non va letta soltanto sotto l’ottica della bocciatura: Dias è uno dei difensori migliori, c’è bisogno di lui in serie A. Il brasiliano ha parlato con Tare a cuore aperto, apprezza il fatto che il diesse gli sia sempre vicino, accade sin dal suo arrivo a Roma, non smetterà mai di ringraziarlo.
ALFARO E GLI ALTRI - Nell’ufficio del presidente hanno sfilato anche Mauri, Alfaro e Stankevicius ieri pomeriggio. Il capitano attende notizie dalla Corte di Giustizia federale, l’uruguaiano ha richieste dagli Emirati Arabi, il difensore lituano potrebbe sbarcare in Turchia. Ci sono mercati aperti, i giocatori che non rientrano nel progetto potrebbero trovare sistemazione altrove, i prossimi giorni saranno rivelatori.
Il Corriere dello Sport
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