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CDS – I meriti di Bollini, l’abilità di Tare, il futuro di Petkovic

Lo scudetto di Bollini dopo la Coppa Italia di Petkovic. A Gubbio è arrivato un altro titolo per la Lazio di Lotito, capace di chiudere alla grande la stagione e con un indiscutibile slancio verso il futuro. Campioni d’Italia nella...

redazionecittaceleste

Lo scudetto di Bollini dopo la Coppa Italia di Petkovic. A Gubbio è arrivato un altro titolo per la Lazio di Lotito, capace di chiudere alla grande la stagione e con un indiscutibile slancio verso il futuro. Campioni d’Italia nella categoria Primavera, dodici anni dopo l’ultimo successo e ad appena dodici mesi di distanza dalla finale persa con l’Inter. Lo spettro del fallimento, gli anni dei sacrifici e di un settore giovanile depresso sono lontani. Si può guardare avanti confidando in una granitica certezza: la società biancoceleste sta costruendo con una prospettiva a lungo termine, non solo concentrata sulla prima squadra, riportata stabilmente in Europa. E’ stato il trionfo di Alberto Bollini, lo specialista capace di coniugare la qualità alla concretezza, esaltando lo spirito di un gruppo indomabile, capace di resistere agli infortuni di Rozzi, Crecco e Antic. Ragazzi così bravi e tosti per imporsi su una corazzata come l’Atalanta, quasi tutti con un fisico da granatieri e ai limiti d’età. La Lazio no, aveva il genio e il talento dei più bravi, la rabbia e l’ostinazione dei predestinati.

Merito del tecnico di Poggio Rusco, quattro volte finalista e di nuovo campione: aveva portato la Lazio di Cragnotti sul tetto d’Italia nel 2001. Quella era una squadra più umile e in cui eccellevano Berrettoni e Domizzi, gli unici in seguito a fare carriera. Questa era sorretta dalla classe cristallina di Cataldi, dall’estro di Keita e dalle progressioni di Tounkara, l’altro ex gioiello del Barcellona, dalla solidità di Falasca, dal dinamismo sulle fasce di Pollace e Lorenzo Filippini, che un anno fa giocava centrale negli Allievi di Simone Inzaghi (pronto a riprovare l’assalto allo scudettino) e che ha cancellato l’ombra di Marin, scappato al City, dove sarebbe potuto andare anche Cataldi se Tare non lo avesse blindato con un contratto, segno tangibile dell’impegno societario. La pennellata all’incrocio del centrocampista cresciuto a Ottavia ha fatto venire in mente i colpi di Bruno Giordano, Agostinelli e De Stefanis, gli eroi della Lazio baby portata allo scudetto nel 1975/76 da Carosi oppure quelli di Franceschini, Di Vaio e Iannuzzi, eponimi della Primavera di Caso, campione d’Italia nel ’95. Anche il Gaucho Morrone era riuscito nell’impresa di portare i ragazzi della Lazio al titolo (stagione ’86/87) trascinato da Valerio Fiori, Biagioni, Saurini e Rizzolo. Il quinto scudetto, primo della gestione Lotito, è arrivato con un mix ideale: tanti ragazzi romani, figli del vivaio biancoceleste, e qualche straniero, pescato attraverso l’abilità e lo scouting del ds Tare. Non solo Keita e Tounkara, ma anche Strakosha, Vilkaitis e Antic. Tutti ragazzi scoperti, provati e portati a Formello. Come Onazi, un titolare di Petkovic, che a Gubbio ha trovato altri buoni motivi per sorridere. Tra un mese ad Auronzo avrà qualche ragazzo da tirare su.

Corriere dello Sport

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