Dopo quindici anni la Lazio espugna San Siro e aggancia di nuovo in classifica la Roma. Ma il risultato non inganni perché sino al gol di Onazi (un siluro da una trentina di metri), l’Inter aveva messo in difficoltà la squadra di Petkovic e avuto anche a disposizione l’occasione per…

Dopo quindici anni la Lazio espugna San Siro e aggancia di nuovo in classifica la Roma. Ma il risultato non inganni perché sino al gol di Onazi (un siluro da una trentina di metri), l’Inter aveva messo in difficoltà la squadra di Petkovic e avuto anche a disposizione l’occasione per pareggiare (Alvarez, emulo di Terry, scivolando sul dischetto, sbagliava il rigore concesso per un atterramento di Guarin provocato da Cana). Stramaccioni ha necessità dell’intervento di un esorcista perché la sua squadra, già ai minimi termini, ieri ha perso altri due pedine a questo punto fondamentali per mancanza di alternative, Ranocchia e Jonathan. E’ stato un confronto tra due squadre oggettivamente stremate tanto è vero che alla fine ha vinto quella che può mettere in campo un giocatore ancora capace di percorrere in velocità molti chilometri, cioè Candreva (anche ieri il migliore in campo). Bissando il successo di domenica scorsa, la Lazio si è rilanciata, affossando in maniera definitiva l’Inter alla sesta sconfitta nelle ultime sei gare (Coppa Italia compresa).

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INFORTUNI - Gli interisti Gino e Michele sostengono che la sfiga ci veda benissimo: evidentemente i suoi occhi si sono posati sull’Inter perché anche la partita di ieri è stata una occasione per allungare l’incredbile catena di infortuni che ha decimato la “rosa” di Stramaccioni. Alla mezz’ora Jonathan dopo aver contrastato un avversario si è accasciato al suolo senza essere nemmeno sfiorato. Un movimento particolare gli aveva fatto uscire la spalla. Fuori in barella e dentro il giovane Benassi. Per giunta sino a quel momento Jonathan era stato tra i migliori della sua squadra forse perché davanti trovava opposizione veramente timida in Lulic e, soprattutto, in Radu, decisamente lontano dalla condizione migliore. Stramaccioni ha provato a dare alla sua squadra una sistemazione offensiva e avendo recuperato Ranocchia (ma in condizioni imperfette visto che ha combinato dei veri disastri per poi alzare bandiera bianca dopo otto minuti della ripresa), ha spostato Cambiasso in mezzo al campo mettendolo alla destra di un talento cristallino di nome Kovacic. Petkovic ha confermato il modulo con le due punte, soffrendo un po’ in mezzo al campo e sulla fascia sinistra dove Radu (peraltro sovrastato in occasione del pari in elevazione da Alvarez) mostrava di essere in affanno. Gara divertente ma segnata dagli errori. Il primo gol laziale (cross di Candreva) è stato propiziato da una clamorosa uscita a vuoto di Handanovic con conseguente tocco di Ranocchia; il pari interista è arrivato da una bella rifinitura di Pereira ma Radu, come già sottolineato, ha facilitato il compito di Alvarez; il raddoppio laziale (Hernanes) è venuto da un fallo da rigore (segnalato da Romeo) di Ranocchia (che avrebbe dovuto essere espulso essendo indiscutibilmente ultimo uomo) su Floccari.

CEROTTI - Un dato è emerso con chiarezza: Inter e Lazio in questo momento si tengono in piedi con i cerotti. E se da un lato Stramaccioni ha perso nella ripresa pure Ranocchia (ha pagato il recupero affrettato), dall’altro Petkovic ha concluso praticamente in dieci perché avendo esaurito i cambi è stato costretto a tenere in campo Konko con una gamba sola. L’Inter pur decimata ci ha provato e Marchetti alla fine è stato determinante ai fini del risultato. Al pari di Onazi, al suo primo (euro) gol in serie A. Ma la gara di ieri sera da un punto di vista tattico fornisce pochissime chiavi di lettura perché caratterizzata da troppi infortuni, da troppi elementi puramente casuali. Ad esempio, se Alvarez sul dischetto del rigore non fosse scivolato probabilmente la gara avrebbe preso una strada diversa anche perché la rete “definitiva” di Onazi è arrivata appena sette minuti dopo quell’errore. E se all’Inter non resta che stringere i denti, la Lazio ora, in centottanta minuti, è tornata a rivedere l’Europa.

Corriere dello Sport

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