PESCARA – Si è già preso una grossa rivincita. E’ stato sufficiente che il suo nome fosse accostato alla Lazio per fare tornare il sorriso sul volto malinconico di Ante Vukusic, 21enne attaccante croato, un passato di assoluta prospettiva e un presente ingrigito dalla retrocessione con il Pescara. Riavvolgendo il…
PESCARA – Si è già preso una grossa rivincita. E’ stato sufficiente che il suo nome fosse accostato alla Lazio per fare tornare il sorriso sul volto malinconico di Ante Vukusic, 21enne attaccante croato, un passato di assoluta prospettiva e un presente ingrigito dalla retrocessione con il Pescara. Riavvolgendo il nastro di un anno, si potrebbe fare finta di niente e richiamare la gioia del suo arrivo in Italia. Era un’estate fa, i tifosi dell’Hajduk Spalato piansero all’idea che il loro giovanissimo capitano facesse i bagagli. Ma era destino, pochi giorni prima aveva segnato (su rigore da lui procuratore) e fatto impazzire i nerazzurri interisti a San Siro, nei preliminari di Europa League. Aveva tanti sponsor Vukusic, in primis Edy Reja che, avendolo allenato a Spalato quando era davvero ancora imberbe, fece in tempo a definirlo il nuovo Pippo Inzaghi. Per quella sua capacità di galleggiare sul filo del fuorigioco, il fiuto del gol, l’impressionante velocità, una scatto felino e anche la tenuta in progressione.
Poi, è vero, tecnica ancora da affinare e malizia da far lievitare, però le basi erano e restano solide. La parentesi di Pescara fa testo relativamente, lì la fase offensiva era una lotteria, un gratta e vinci con numeri mai incolonnati. Mandato allo sbaraglio, utilizzato da prima punta, mentre lui ha bisogno di una sponda che lo aiuti a trovare la profondità, più che essere cercato dai suoi compagni finiva spesso per essere “adottato” dai difensori avversari. Un anno vissuto da eremita, in perfetta solitudine. Il cinismo del nostro campionato è ben noto, ma se si ha la capacità di contestualizzare (come pare stia facendo la Lazio) si può anche perdonare a una punta di non pungere. La sterilità offensiva, con terapie appropriate, si può curare. Ci sono molte probabilità che Ante, assistito da elementi di ben altra caratura rispetto agli sprovveduti pescaresi dell’anno scorso, rifiorisca. D’altronde di gol ne ha sempre fatti, gli riesce naturale. Ben 36 nell’Hajduk dove ha esordito da minorenne, e con il senno di poi vanno rivalutati anche i 2 (più 2 traverse) con il Pescara: chi ha visto sa che non era per niente facile. In mezzo al campo Vukusic è un generoso, corre a perdifiato, non si risparmia mai, mentre fuori mostra il suo carattere mite e riservato. Sembra meno spensierato degli altri ragazzi della sua età, probabilmente perché è molto concentrato. Sognava la serie A italiana sin da bambino, lo lusinga l’accostamento a Inzaghi anche se il suo idolo è Pato, più volte ha confessato di ispirarsi al brasiliano. Prima di finire in Abruzzo era un punto fermo della nazionale croata, segnava a raffica, poi inevitabilmente ha perso il posto e si è intristito. Ma ora ha la possibilità di ravvivarsi. Senza sapere dell’interessamento del club di Lotito, il nuovo allenatore del Pescara, Pasquale Marino, si era già preoccupato di ritagliargli uno spazio: lo farebbe (avrebbe fatto) giocare esterno a sinistra nel tridente offensivo. Magari può essere un’idea anche per Petkovic.
Corriere dello Sport
© RIPRODUZIONE RISERVATA