Ancora il Chievo. Nella scorsa stagione la gara di ritorno contro i veneti rappresentò qualcosa di molto più grave di un campanello d’allarme per la truppa biancoceleste che da quel momento inannellò una serie di risultati sconfortanti. Paloschi fu killer. Attenzione. Anche perché la Lazio che si è affacciata alla…
Ancora il Chievo. Nella scorsa stagione la gara di ritorno contro i veneti rappresentò qualcosa di molto più grave di un campanello d’allarme per la truppa biancoceleste che da quel momento inannellò una serie di risultati sconfortanti. Paloschi fu killer. Attenzione. Anche perché la Lazio che si è affacciata alla nuova stagione lo ha fatto in maniera balbettante. Qualche guizzo e molte lacune. In una struttura ancora indefinita come è la squadra attuale di Petkovic fin troppo chiaro come a finire sulla graticola sia stata la difesa. Gli esterni si sono salvati, i centrali no. E allora via la gioco delle coppie: gli attori sono quattro (Cana, Novaretti, Biava e Dias), le combinazioni possibili molte. Arbitra Petkovic.
Nove gol subiti in tre gare disputate. Tre a partita. Semplicemente un’enormità. Da qui deve ripartire Petkovic, perché il dato ineludibile è che con questo ritmo la Lazio rischia grosso. E non soltanto come già sperimentato in maniera plateale contro la Juve che ha sommerso la Lazio con un reiterato e umiliante poker – poco importa, se non a fini statistici, la rete della bandiera messa segno da Klose allo Juventus Stadium – ma soprattutto contro le avversarie “umane”. Se la truppa bianconera infatti appare di una categoria decisamente superiore (come qualità, ricambi, spessore tecnico e fisico-atletico) bisogna guardarsi dalle altre. L’altro esame stagionale è stato quello sostenuto al cospetto di un Udinese distratto dall’impegno degli spareggi europei. E anche in quell’occasione, dopo un primo tempo dove i biancocelesti erano sembrati padroni del campo (eccezion fatta per i primissimi minuti del match), il secondo tempo è coinciso con un calo verticale del gruppo biancoceleste. E quando è arrivato il fischio finale dell’arbitro Gervasoni l’Olimpico dei pochi intimi (la curva Nord era stata chiusa su decisione del giudice sportivo) ha tirato un sospiro di sollievo. Eh sì perché si è temuto che il gol di Muriel potesse rappresentare soltanto il prologo della rimonta bianconera, sciupata – per onestà – per imprecisioni degli attacchi friulani.
I LIMITI - Sarebbe dunque stolto non ragionare severamente sui limiti espressi dalla squadra biancoceleste in generale e sulle lacune difensive in particolare. A riprova di un equilibrio che stenta ad arrivare ci sono le diverse coppie difensive scelte nelle prime tre uscite stagionali da Petkovic. Che rimodula lo spartito per cercare melodie più dolci, ma fin ora con poca fortuna. Vlado, quando ancora il caldo agostano fiaccava Roma, aveva scelto la coppia Biava-Dias a difendere la Lazio contro la Juve affamata di Supercoppa. Era una scelta dettata anche dalla riconoscenza per i due baluardi della passata stagione. Senza offese per nessuno, un po’ passati per l’appunto. I bianconeri entrarono per ogni dove. I gol di Chiellini e Lichsteiner hanno detto di una difesa tagliata a metà che non riusciva – di gamba – a tenere le sfuriate dei campioni d’Italia. E allora ecco che in campionato si è corso ai ripari. Serviva grinta e forze fresche. L’identikit delle necessità è molto chiaro, le scelte consequenziali. Dentro Cana e Novaretti. Lorik il guerriero e l’argentino dai piedi buoni capace di impostare. Nei primi quarantacinque minuti pochissimo da obiettare. La Lazio è padrona del campo e la difesa rischia pochissimo. Nell’intervallo però l’albanese avverte un fastidio muscolare al polpaccio e lascia il posto a Dias. La frittata è fatta. La coppia sudamericana nella ripresa soffre a dismisura gli avanti dell’Udinese. Muriel taglia la difesa a fette e lei – la difesa – incurante, alza il baricentro e prova in maniera fin troppo ardita a portare un fuorigioco sulla linea di centrocampo. Una follia pagata assai cara. E allora ennesimo dietrofront: si torna alla coppia Cana-Novaretti, l’unica ad aver finora dato garanzie. Ma se con i bianconeri friulani aveva tenuto, con quelli piemontesi tracolla. Vidal sembra spiritato. A furia di no look, in scia a Pogba, manda Marchetti a raccogliere il pallone in rete due volte. Tevez scherza Cana, lo manda lungo e quindi centra l’angolino. Quando si alzano i ritmi, la Lazio non sembra tenere il passo e i primi a rischiare la figuraccia sono proprio i difensori.
LE SCELTE - Petkovic ha ancora cinque giorni per decidere chi mandare in campo dal primo minuto. Vlado si sforzerà di ripetere che non sono tanto i singoli a fare la fortuna della squadra e che più intelligente è parlare di equilibri tra i reparti. Tutto giusto per carità, ma a volte gli interpreti e la personalità con cui si interpretano alcuni ruoli infondono coraggio al resto del gruppo. Contro il Chievo non sarà ammesso alcun errore. davanti c’è un Paloschi affamato, chiedere al Napoli per conferme in merito.
Fonte: Corriere dello Sport
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