«A me m’ha rovinato la guerra». Lo diceva Petrolini nella macchietta di Gastone, e l’ha ripetuto Alberto Sordi in un film del ’59 di Mario Bonnard. «A noi c’ha rovinato la guerra», potrebbero intonare in coro gli statistici o i semplici appassionati di numeri applicati al calcio. Il caso-Piola nasce…
«A me m’ha rovinato la guerra». Lo diceva Petrolini nella macchietta di Gastone, e l’ha ripetuto Alberto Sordi in un film del ’59 di Mario Bonnard. «A noi c’ha rovinato la guerra», potrebbero intonare in coro gli statistici o i semplici appassionati di numeri applicati al calcio. Il caso-Piola nasce infatti come conseguenza (marginalissima, naturalmente) degli sconvolgimenti che il secondo conflitto mondiale provocò anche nel mondo dello sport.
Un passo indietro: nella stagione 1929/30 era nata la serie A a girone unico, e da quella data vengono calcolate tutte le statistiche “ufficiali” del nostro calcio. Con l’Italia in guerra, il campionato si disputò più o meno regolarmente fino all’edizione 1942/43, alla cui conclusione l’attività ufficiale venne sospesa. Nel 1944 venne messo in piedi il Campionato di guerra dell’Alta Italia, vinto dai Vigili del Fuoco di La Spezia (giocarono solo le squadre del Centro-Nord, e Piola segnò 27 gol con la maglia del Torino).
Nel 1945/46, in un Paese in ginocchio per le ferite delle guerra, si tornò a giocare la serie A, che fu divisa in due settori, Alta-Italia e Centro-Sud, con un girone finale che assegnò lo scudetto al Torino. Niente girone unico, quindi, e l’almanacco Panini, la Bibbia statistica del nostro calcio, precisa di non considerare i numeri di questo campionato nel computo ufficiale, anche se venne assegnato regolare scudetto. Silvio Piola segnò in quella stagione con la maglia della Juventus 16 gol, che si aggiungono ai 274 realizzati nei tornei a girone unico da lui disputati prima e dopo quella edizione. Da qui nasce la differenza di cifre tra statistici, tra chi considera solo il girone unico e chi invece aggiunge anche (non solo a Piola, ma anche ad altri bomber come Amadei e Gabetto) le reti segnate nel ’45/46, e su questo dovrebbe decidere – evocato da Abete – il Centro Studi della Federcalcio. Ieri intanto, in un comunicato della Figc, nel curriculum del grande Silvio vengono ricordati i 290 gol segnati in serie A più i 27 del 1944. Dovremo aggiornare il conto di Piola a 317 reti?
Fonte: Corriere dello Sport
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