Non è mai stato totalmente amato dai suoi tifosi, neppure nelle giornate più belle. Ha sofferto in silenzio, fingendo indifferenza, spesso sussurrando la solita domanda ( «Che dicono di me?» ) perché la ricerca del consenso è una gratificazione normale per chi lavora. Claudio Lotito ha avuto sempre il coraggio…
Non è mai stato totalmente amato dai suoi tifosi, neppure nelle giornate più belle. Ha sofferto in silenzio, fingendo indifferenza, spesso sussurrando la solita domanda ( «Che dicono di me?» ) perché la ricerca del consenso è una gratificazione normale per chi lavora. Claudio Lotito ha avuto sempre il coraggio di esporsi, di assumere posizioni scomode e impopolari, a differenza di tanti altri presidenti, infischiandosene della convenienza, delle opportunità politiche e del cosiddetto inciucio. Schiena dritta, avanti per la strada ritenuta migliore dalla società, a costo di non farsi capire: il pregio della coerenza e il limite dell’utopia, quella di convincere tutti delle proprie ragioni. Un fine nobile ma invisibile, perché mascherato da un’aggressività sempre sul punto di esplodere. Autodifesa, mai perdonata a Lotito, come è successo due giorni fa, quando gli è stato chiesto del malumore dei tifosi. «Se hanno mal di pancia, prendessero un diger-seltz… Anche io sono scontento, perché non vengono allo stadio» ha risposto trasformando la delusione in un attacco ai tifosi, che poi sarebbero il bacino d’utenza primario di chi produce calcio. Ce l’aveva con i criticoni da salotto, quelli che guardano la partita in tv, non con i ragazzi della Curva che all’Olimpico vanno sempre. Domenica la Nord, delusa per il mancato acquisto di un attaccante, tornerà a contestarlo. Ieri è stato annunciato un corteo da Ponte Milvio. Non va avanti Lotito, si torna indietro, come riavvolgere il nastro di un anno e mezzo, periodo vissuto con una compattezza ambientale che raramente s’era vista. Dote da conservare, non da dilapidare, base per il successo.
DI CANIO - E’ sempre stato un rapporto controverso, vissuto sul filo, con i tifosi. Lotito diventò presidente della Lazio a furor di popolo il 19 luglio 2004, eppure nessuno lo conosceva e non aveva mai fatto calcio. I tifosi di curva si erano schierati dalla sua parte, respingendo Tulli, patrocinato da Capitalia. Erano al suo fianco, c’era da ricostruire la squadra e affrontare un risanamento economico spaventoso, da rabbrividire. Un mese dopo il suo ingresso nell’azionariato della Lazio, Lotito era sul campo di Formello con gli Irriducibili a presentare Paolo Di Canio, che non era mai riuscito a tornare in biancoceleste sotto la gestione precedente, respinto con sdegno da Cragnotti. Nonostante le difficoltà il popolo biancoceleste si era stretto intorno a Lotito e nel marzo 2005 lo sostenne in una trattativa estenuante con l’Agenzia delle Entrate, passaggio fondamentale per l’operazione di salvataggio della società. Qualcosa, in quelle settimane, si spezzò e non è mai stata fatta pienamente luce sui motivi. Ma certamente le dinamiche cambiarono. Da una parte Lotito, dall’altra la Curva, in mezzo il popolo degli indecisi, delusi e stanchi di assistere a partite mediocri. La Lazio di Caso, passata alle cure di Papadopulo, si era salvata all’ultima giornata.
CHINAGLIA - La cura per riportare in pareggio il bilancio era troppo lunga per sperare in un rapido rilancio, ma è clamoroso constatare che l’apice della contestazione a Lotito si verificò tra febbraio e marzo 2006, quando la Lazio costruita da Rossi e Sabatini stava volando verso la Coppa Uefa e un onorevole sesto posto, cancellato due mesi dopo dalle intercettazioni di calciopoli. Erano bastate le promesse (vuote e senza contenuti) di Chinaglia, ex presidente e simbolo della Lazio di Maestrelli, per scatenare la rivolta. Il presidente non si arrese ai ricatti e di quel periodo sono rimaste le notizie di reato, gli arresti, l’ombra della camorra. Una bruttissima storia da cui Lotito è uscito come unico vincitore. Eppure mai capace di conquistare la sua gente. Nell’agosto 2007 festeggiava l’ingresso ai gironi di Champions a Bucarest, tre giorni dopo era contestato dai tifosi (ma anche da Rossi e da Sabatini, dimissionario) per i mancati rinforzi. Venne preso Vignaroli, svincolato come il francese Saha, ingaggiato a febbraio dopo la cessione di Rocchi, l’infortunio di Klose e l’estromissione di Zarate. Corsi e ricorsi storici.
INCUBO E TREGUA - La contestazione più dura a Formello risale al febbraio 2010 dopo il ko con il Catania, l’esonero di Ballardini e l’avvento di Reja, troppe volte fischiato perché non vinceva i derby, eppure protagonista di una lenta risalita. Salvezza, poi doppia qualificazione in Europa, sfiorando la Champions e costruendo la squadra che ha vinto la Coppa Italia. Proprio nei giorni dell’avvento di Petkovic parte il disgelo. La Curva lancia l’iniziativa del Terzo Tempo, Lotito apprezza e comincia a parlare in toni più distesi, difende la maggioranza dei tifosi dalle accuse di razzismo dell’Uefa, sposa l’idea e ritorna sotto la Curva Nord accanto a Paul Gascoigne, tornato all’Olimpico. Il resto è storia recente, ballando con l’aquila Olympia per festeggiare la Coppa Italia. Il 26 maggio, una cartolina per sempre.
Fonte: Corriere dello Sport
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