Tre fischioni. Come un brindisi esilarante e di velocità buttato giù tutto d’un fiato. Chievo asfaltato già prima dell’intervallo, forse già prima che gli scioperanti di curva Nord riprendessero le loro postazioni senza ammirare quel pallone sradicato in recupero da Ederson per innescare Speedy Gonzales-Candreva e quella deviazione jettata che…

Tre fischioni. Come un brindisi esilarante e di velocità buttato giù tutto d’un fiato. Chievo asfaltato già prima dell’intervallo, forse già prima che gli scioperanti di curva Nord riprendessero le loro postazioni senza ammirare quel pallone sradicato in recupero da Ederson per innescare Speedy Gonzales-Candreva e quella deviazione jettata che inalbera Cesar ai danni del suo Puggioni. Pare che piovesse pure nel lontano ottobre 2003, cioè l’ultima volta che i “draghi” di Campedelli vennero infilzati. Ci risiamo: forse solo la Lazio sa purificarsi nei disagi appena provati e nello struggente dolore d’una mattinata vissuta in memoria di Chinaglia, eroe che ritorna per riposare accanto ai Maestrelli. Intanto risulta sempre più difficile decifrare quel diagramma impazzito che rimane il rapporto Lazio-tifosi. A tratti vanno in scena episodi sciamannati, poi risvolti che rimandano ai Montecchi e ai Capuleti di shakespeariana memoria. Certo, le sensazioni contrastanti dipenderanno un po’ dalla vigna veronese di Sannino, fatta apposta per staccare ogni ben di Dio. E la giostra gira, fra Alka Seltzer trangugiati e respinti al mittente. Ieri è andata di lusso, grazie a una recita a senso unico dentro la sfida mai nata, dove è arrivato presto il flusso benefico di un collettivo impegnato a trasformare disarmonie recenti in virtù travolgenti. Cosa importa se alle 15 frange di detrattori stanno ripetendo la loro messinscena nei paraggi di Ponte Milvio? Aspettassero oltre il quarto d’ora canonico non vedrebbero neppure il primo gol in Serie A di Cavanda, che spostato finalmente sulla destra è un piacere a vedersi dopo le esitazioni da esterno contromano. O il tris-Lulic, che lanciato dall’indispensabile Onazi offre la sensazione di sbucare dall’istantanea del 26 maggio scorso. E’ la trama più spettacolare di una rappresentazione farcita di ogni ben di Dio e propedeutica per il derby. Ovvio che Vlado Petkovic l’abbia memorizzata per non sbagliare domenica prossima. Al posto suo non ci discosteremmo per niente dal 4-4-1-1 che ha travolto i malcapitati scaligeri, con Candreva, Klose, Lulic e Onazi sul podio dei più redditizi. Certo preoccupa Biava, messo ko a tempo di record in una difesa dove scarseggiano affidabili controllori centrali. Tuttavia assenti Hernanes e Biglia, si è capito che con i tre tenori in formazione la Lazio si sbilancia. Auspichiamo un maggior numero di interditori anche se dovesse diminuire l’eleganza della manovra. Anche Long John approverebbe. (Franco Melli)

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Fonte: Il Corriere dello Sport

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