(CORRIERE DELLO SPORT) | Scappava, andava in fuga per non prenderle. Era ribelle a tutto. Era eccessivo in alcuni comportamenti, esagerato a volte. Questo ieri, oggi è un altro. Scappa sulla fascia, va in fuga per la vittoria. Da ribelle è diventato irriducibile, da indisciplinato è divenuto insostituibile, da fuori…
(CORRIERE DELLO SPORT) | Scappava, andava in fuga per non prenderle. Era ribelle a tutto. Era eccessivo in alcuni comportamenti, esagerato a volte. Questo ieri, oggi è un altro. Scappa sulla fascia, va in fuga per la vittoria. Da ribelle è diventato irriducibile, da indisciplinato è divenuto insostituibile, da fuori rosa s’è trasformato in onnipresente, in un “fuori mai”. Luis Cavanda non è più un “bad boy”, un ragazzo cattivello perché insubordinato e discontinuo. No, Luis Cavanda è un boy-scout, è cresciuto, è maturato, si vede in campo e fuori, all’Olimpico e a Formello. Niente raptus, solo affondi sulla fascia. Niente colpi di testa, solo colpi ad effetto calcistico. Niente palle da biliardo sparate contro i televisori della foresteria (era una delle accuse mosse da Lotito), solo palloni che bucano le reti (ha segnato contro il Chievo) oppure strappati agli avversari e proposti ai compagni. La nuova vita di Cavanda è una vita bella, produttiva, ammirata.
LE PRESENZE – Cavanda, sempre lui. Si dice così non perché l’abbia combinata grossa, ma perché gioca e rigioca, in campionato e in Europa, la domenica e nel turno infrasettimanale e di nuovo la domenica. Accade dal 18 agosto, dal primo match ufficiale, dalla sfida di Supercoppa contro la Juventus. Konko finì ko, toccò a Cavanda, fresco di rinnovo contrattuale, fresco di riconversione. Da quel giorno non è più uscito, è partito sempre titolare, a destra o a sinistra e poi di nuovo a destra (è qui che rende meglio). Il vero acquisto dell’estate è lui, almeno finora. E pensare che Petkovic non l’ha avuto a disposizione per sei mesi, colpa della crisi subentrata dopo la mancata firma del rinnovo contrattuale. Fu un taglio penalizzante, una decisione clamorosa, incise sull’esito della stagione. Il rendimento che sta offrendo Cavanda lo certifica, è tra i migliori, sta stringendo i denti, gioca nonostante la fatica, accelera sino al 90’ pur essendo stremato. S’è ripreso la Lazio sacrificandosi, dimostrando il giusto atteggiamento, dando tutto in allenamento e in partita. Una volta il caso Cavanda fu affrontato da Alberto Bollini, il suo ex tecnico, lo allenò in Primavera: «Perché si è perso spesso? Non c’è solo una spiegazione. E’ un fatto di personalità, caratteriale. Ha qualità indiscutibili, deve trovare l’ambiente che gli dà fiducia. E lui deve farsi aiutare, per i mezzi che ha merita un grande futuro. Deve essere bravo nelle partite importanti, ma anche nelle difficoltà» . La nuova vita di Cavanda è luminosa, è fatta di elogi e complimenti, di successi. Ha trovato la serenità, la fiducia che gli mancavano. Ha ritrovato il sorriso che aveva perso, illuminava lo schermo giovedì sera mentre seguiva il match della Primavera contro la Juve e le telecamere lo inquadravano in bella compagnia. Cavanda, ancora lui. Petkovic ha perso terzini e centrali, in difesa è in emergenza, ha chiesto gli straordinari a Cavanda. Che il destino lo preservi, non si può fare a meno del belga. Giocherà anche a Reggio Emilia contro il Sassuolo e ci sarà in Turchia contro il Trabzonspor e non potrà mancare domenica 6 ottobre contro la Fiorentina all’Olimpico.
LA FAMIGLIA – Il cuore d’oro l’ha sempre avuto, a volte è stato offuscato da certe ragazzate. Luis è nato in Belgio da mamma angolana, manda i soldi a casa, è molto legato alla sua famiglia. Dopo il gol segnato al Chievo ha lanciato un messaggio alla madre: «Dedico questo gol a mia madre, mi ha aiutato nei periodi difficili. Dopo aver deciso di continuare con la Lazio ho chiuso ogni altro capitolo precedente. Con il passare degli anni sono cambiato, non sono più quel ragazzo cattivo» . Ora è grande.
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