(IL TEMPO) | Non è finita, anzi Mauri ci crede ancora: «Sono molto deluso, confido nel Tnas per ottenere giustizia». Vuole dimostrare la sua estraneità totale al calcioscommesse, non vuole pagare solo lui per un’amicizia importante che si è rivelata sbagliata. Da quel maledetto 28 maggio del 2012 quando si…
(IL TEMPO) | Non è finita, anzi Mauri ci crede ancora: «Sono molto deluso, confido nel Tnas per ottenere giustizia». Vuole dimostrare la sua estraneità totale al calcioscommesse, non vuole pagare solo lui per un’amicizia importante che si è rivelata sbagliata. Da quel maledetto 28 maggio del 2012 quando si presentò spontaneamente al tribunale di Cremona per essere arrestato, è cominciato il suo calvario processuale tra accuse pesanti della procura lombarda e la voglia di uscirne pulito.
Ieri le speranze sono andate in fumo verso le 19.30 con la sentenza della Corte Federale che l’ha condannato a nove mesi inasprendo il verdetto di primo grado con un’altra omessa denuncia. Dopo Lazio-Genoa anche Lecce-Lazio, lui avrebbe saputo qualcosa e non avrebbe denunciato, questa l’accusa rivolta al giocatore biancoceleste. L’ha presa male, si aspettava di essere riuscito a dimostrare la sua estraneità a quell’inchiesta del procuratore Di Martino che considera quasi una persecuzione e invece l’ennesima giudizio negativo anche se in realtà non è arrivata la condanna per illecito che di sicuro gli avrebbe fatto chiudere in anticipo la carriera visto che a gennaio compirà 34 anni.
In mattinata l’allenamento a Formello e le prime telefonate ai suoi avvocati Melandri e Bruceti per conoscere i particolari della memoria che i due legali hanno presentato ieri in Figc (tra l’altro il procuratore Palazzi si è infuriato perché secondo lui non avrebbe avuto la possibilità di contestarla in sede dibattimentale). Poi nel primo pomeriggio la riunione della Corte, velocissima, e altri tentativi del capitano biancoceleste di capire cosa stesse accadendo a via Campania, sede degli uffici federali.
La camera di consiglio, un paio d’ore, con Mauri incollato al telefono per sapere se i suoi avvocati avessero capito le intenzioni dei dieci giudici che compongono la Corte. Infine il dispositivo nel tardo pomeriggio pubblicato sul sito della Figc, negativo, ed è stato lo stesso Melandri a chiamare per avvisarlo che il suo ritorno in campo è fissato per il momento al 4 maggio.
«Sono deluso, non ci credo, sono innocente», ha detto. Qualche secondo di scoramento poi la voglia di reagire come ha sempre fatto in questi due anni, come fa in campo quando arriva una sconfitta immeritata. L’avvocato lo rianima e gli prospetta il ricorso al Tnas del Coni dove spesso altri suoi colleghi hanno ottenuto degli sconti, dove c’è un giudice «terzo». Poco dopo Mauri spiega: «Confido nel Tnas per avere finalmente giustizia». E tutta la sua rabbia: «In bocca al lupo ai miei compagni per la partita in Turchia, li ho visti carichi. Purtroppo, speravo già da domenica di poter dare loro un aiuto per superare questo momento inziale di difficoltà, ma è andata male e adesso non mi resta che aspettare i primi di dicembre. Conservo la fiducia che ho sempre avuto verso la giustizia sportiva anche se sono deluso dal verdetto».
Appuntamento alla prossima udienza. Mauri non si arrende, continua a studiare le carte processuali, quell’ordinanza che lo ha portato a diventare il simbolo di uno scandalo. E proseguirà ad allenarsi con lo stesso impegno di sempre per farsi trovare pronto quando potrà tornare in campo. È andata male, poteva andare peggio, Mauri non mollerà mai, proprio come recita l’inno del suo club convinto della sua innocenza.
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