(IL CORRIERE DELLO SPORT) | ROMA – L’emozione non ha voce, cantava Celentano. L’ultima partita di Tommaso Maestrelli, interpretata dalla Compagnia del Teatro Giovane, ti fa sprofondare nell’emozione e ti lascia senza parole. C’è solo il tempo di applaudire, mescolando nostalgia e ricordi, tuffandosi nel passato per scoprire quanto una…
(IL CORRIERE DELLO SPORT) | ROMA – L’emozione non ha voce, cantava Celentano. L’ultima partita di Tommaso Maestrelli, interpretata dalla Compagnia del Teatro Giovane, ti fa sprofondare nell’emozione e ti lascia senza parole. C’è solo il tempo di applaudire, mescolando nostalgia e ricordi, tuffandosi nel passato per scoprire quanto una storia di vita, non solo di calcio, può ancora vivere nel presente, valendo come insegnamento prima ancora di essere tradotta in uno spettacolo teatrale velato da un filo di profonda malinconia. «Siete uomini, non solo i miei ragazzi, e siete giocatori infinitamente più forti, ma non perché abbiate vinto due anni fa lo scudetto. Ora tornate a divertirvi e salvate la Lazio» dice ai suoi Tommaso Maestrelli, sfinito dalla malattia, nell’intervallo di Como-Lazio, 16 maggio 1976, sotto di due gol e condannato alla retrocessione in B, prima della rimonta firmata da Bruno Giordano e Roberto Badiani. Chinaglia, spinto dalla moglie Connie, è appena scappato a New York per giocare con i Cosmos. Lenzini ha venduto Frustalupi e Oddi. Quella Lazio non c’è più, eppure Masino , come lo chiama la signora Lina, s’è appena rialzato per portarla verso una salvezza impossibile, a costo di sfidare il suo fisico debilitato e appena sorretto dalle flebo che il dottor Ziaco gli somministra nello spogliatoio. Gli attori sono entrati così dentro i personaggi interpretati da renderli quasi vivi, reali, da toccare con mano. «Tommaso Maestrelli, l’ultima partita» è andato in scena al Teatro Ghione di via delle Fornaci e si è chiuso domenica pomeriggio con il sold out . Tutto esaurito e un totale di circa 4 mila spettatori in dodici giorni. Una media di 350 spettatori per spettacolo. Tanti considerando che al Ghione ne possono entrare 450 e che lo spettacolo è iniziato in sordina all’inizio di ottobre, compreso il giovedì in cui la Lazio era impegnata in Turchia nella partita di Europa League con il Trabzonspor. Ma è piaciuto molto e sono arrivate così tante richieste che gli autori (Roberto Bastanza, Giuseppe Galeotti e il regista Giorgio Serafini Prosperi) stanno pensando di replicare. Torneranno in scena tra marzo e aprile, in primavera, ancora a Roma. Presto sapremo. E ci emozioneremo ancora. Perché, finito lo spettacolo, verrebbe subito voglia di rivederlo. Per apprezzarne i dettagli, per gustarsi meglio ogni sfumatura. Massimo Maestrelli, figlio di Tommaso, è stato in prima fila al Ghione quasi tutte le sere. E pure la signora Cesarina Re Cecconi, accompagnata dal figlio Stefano, ha deciso di venire a Roma nello scorso week-end per rivedere Luciano , che proprio Maestrelli aveva deciso di portare dal Foggia alla Lazio. Carlo Caprioli, figlio di Vittorio, apprezzato anche nelle sue militanze televisive (Don Matteo, Distretto di Polizia, Un posto al sole) non ci ha messo solo il ciuffo biondo per calarsi nella parte di Cecco , ma è riuscito a riprenderne la cadenza e gli slanci passionali di centrocampista generoso sul campo e nella vita, quando cercava di proteggere il Maestro. Massimiliano Vado è stato una sorpresa, un’autentica forza della natura nel modo trascinante in cui ha interpretato Giorgio Chinaglia, studiato per tre giorni attraverso il documentario «Sfide» , quando si addormenta sul pullman avvolto nel montone di pelle da cow boy. Nello Mascia, Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista nel film «La cena» di Scola, ha fatto la differenza con il suo mestiere consumato. Ottima l’intesa con Gino Nardella, calatosi senza imbarazzi nella parte di Renato Ziaco. E poi la regina palermitana Aglaia Mora, così brava da “diventare” la signora Lina Barberini Maestrelli, presenza silenziosa e determinante, la moglie di Masino . Perché il sipario, su quella splendida famiglia, non calerà mai.
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