(CDS) | Sotto la curva non li hanno voluti. «Via, andiamo via» , si son detti i tifosi. Se ne sono andati quando hanno visto Marchetti e alcuni compagni avvicinarsi, hanno lasciato il settore ospiti dello stadio di Bergamo, non hanno degnato la Lazio di un saluto, non hanno ricambiato…

(CDS) | Sotto la curva non li hanno voluti. «Via, andiamo via» , si son detti i tifosi. Se ne sono andati quando hanno visto Marchetti e alcuni compagni avvicinarsi, hanno lasciato il settore ospiti dello stadio di Bergamo, non hanno degnato la Lazio di un saluto, non hanno ricambiato l’applauso di ringraziamento, non era meritato. Sotto la curva c’erano solo alcuni giocatori ieri pomeriggio, sono rimasti lì, senza sorrisi, senza raccogliere nulla, senza sentirsi considerati. L’amore dà, l’amore toglie. I laziali si sono sentiti offesi, traditi. Hanno percorso chilometri su chilometri, sono partiti all’alba per raggiungere Bergamo, per assistere al match anticipato. E come regalo cosa hanno ricevuto? Due pappine, non le hanno gradite e digerite. Sotto la curva c’era ed è rimasto un manipolo di uomini abbandonato a se stesso. «Andiamo via» , la scena s’è materializzata dopo il 90’. I duecento supporter laziali, col cuore pesante, hanno manifestato dissenso e amarezza con un gesto clamoroso, profondo, non sarà stato facile girare le spalle alla Lazio. Era necessario per scuoterla, l’hanno fatto per dare una scossa, per avere una reazione. Il popolo biancoceleste non ha mai lasciato la sua squadra da sola, nei fatti non lo farà mai. Ieri il popolo della Lazio s’è sentito in dovere di agire in quel modo, era sofferente, si sentiva schiacciato dal peso dell’ennesima sconfitta, da una classifica deludente e che ha lanciato in vetta la Roma. Com’è cambiato il mondo in pochi mesi: la Coppa Italia aveva generato entusiasmo, aveva riacceso la passione, aveva costruito nuovi sogni. Oggi, cinque mesi dopo, non si ride più, gli sfottò post Coppa Italia restano (immortali), ma le preoccupazioni esistono, le delusioni sono cocenti.

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CONTRO LA SQUADRA – La protesta è cambiata, quella di ieri non è scoppiata nei confronti della società, dei dirigenti, di Lotito. No, il trattamento più duro e crudo è stato riservato alla squadra, ai giocatori. Sono finiti loro nel mirino, nel vortice delle accuse, al centro della contestazione. Non accadeva da tempo. «Andiamo via» , dicevano alcuni tifosi gesticolando, invitando gli altri ad abbandonare il settore ospiti. Quell’invito è stato seguito alla lettera, lo spicchio di curva riservato ai biancocelesti s’è svuotato mentre una parte della squadra andava incontro alla gente. Marchetti e compagni a un certo punto si sono fermati, non s’aspettavano una reazione simile, sembravano di ghiaccio. Hanno alzato le braccia al cielo comunque, hanno salutato pur non ricevendo l’applauso di consolazione. Nessuna giustificazione, nessun alibi, la sconfitta di Bergamo non è concepibile, è arrivata quando la rimonta era stata assaporata e il ribaltone sembrava possibile. E invece niente, è finita male la domenica della ripresa, la domenica che avrebbe dovuto rilanciare la Lazio, quella che avrebbe dovuto dare il via ad un ciclo vincente, capace di risollevare le sorti della squadra in classifica. I tifosi laziali chiedono rispetto e una squadra vincente, orgogliosa, determinata. I tifosi laziali sono stufi di tornare a casa sconfitti, sono stufi di fare sacrifici senza raccogliere neppure una gioia. C’erano a Bergamo nonostante l’orario infelice e le difficoltà (per non parlare dei costi…) affrontate per organizzare la trasferta. Sono ovunque i laziali, non si fanno fermare da niente e nessuno, ma pretendono rispetto. Non l’hanno avuto e hanno ripagato la Lazio con la stessa moneta.

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