(CORRIERE DELLO SPORT) | Petkovic è entrato nel vortice d’aria. Può saltare subito se la Lazio non reagirà con vigore alla crisi di gioco, di fiducia e di risultati in cui è sprofondata negli ultimi giorni. Lotito non l’ha ancora messo totalmente in discussione, ma non è contento. Aspetterà la…
(CORRIERE DELLO SPORT) | Petkovic è entrato nel vortice d’aria. Può saltare subito se la Lazio non reagirà con vigore alla crisi di gioco, di fiducia e di risultati in cui è sprofondata negli ultimi giorni. Lotito non l’ha ancora messo totalmente in discussione, ma non è contento. Aspetterà la partita di domani sera all’Olimpico contro il Cagliari, in un clima di possibile contestazione, per scoprire i segnali e una prestazione che lo confortino nella scelta di proseguire con il tecnico di Sarajevo. Giovedì sera, assistendo in tv alla sfida di Europa League con l’Apollon Limassol, si è infuriato. Ha visto una Lazio nel primo tempo e un’altra, decisamente più brutta e apatica, nella ripresa. Brutti segnali, da approfondire e da analizzare. Questo è il motivo che ha spinto il presidente a presentarsi a Formello ieri mattina per mettere sotto processo i suoi giocatori. Li ha accusati di scarso impegno e di poco attaccamento alla maglia, ha invitato i big a reagire, perché dovrebbero trascinare gli altri ed essere di esempio per i giovani, tirando fuori un atteggiamento operaio. Invece sono i giocatori più importanti le vere delusioni. I ventenni ci stanno mettendo cuore e passione, ma avrebbero bisogno di un appoggio sicuro e di minori responsabilità. Lotito s’è sfogato, facendo ricadere le colpe principali sulla squadra. Ora attenderà una reazione. Questa potrebbe essere l’ultima sua mossa prima di pensare in modo concreto ad un cambio in panchina. E se la Lazio non riuscisse a battere il Cagliari potrebbe scattare un ritiro punitivo a Formello in attesa della trasferta di mercoledì a San Siro per affrontare il Milan. Sono i giorni della svolta. O la squadra riesce a ritirarsi su e di conseguenza salva Petkovic, oppure si potrebbe consumare il cambio della guardia in tempi brevi. Ma la linea preferita dalla Lazio sarebbe quella di scongiurare il ribaltone.
PRIMO PASSO - Lotito ha appena cambiato l’allenatore della Salernitana, richiamando Carlo Perrone per sostituire Sanderra. Ma si è trattato di una separazione consensuale e l’imprenditore di Villa San Sebastiano aveva una soluzione pronta. Nel caso della Lazio nega di aver contattato qualsiasi altro allenatore e Petkovic ha smentito con decisione, all’inizio della settimana, l’ipotesi delle dimissioni. Il tecnico bosniaco resta al suo posto e combatterà sino in fondo per provare ad uscire dalla crisi. Ieri ha pranzato con il suo staff (il vice Manicone, i preparatori Rongoni e Fonte, il match analyst Fioranelli) per concentrarsi esclusivamente sul lavoro. Lotito aveva appena parlato ai giocatori all’interno dello spogliatoio con Petkovic e Tare al suo fianco. Un modo per trasmettere compattezza, unione di intenti, la voglia di proseguire, in linea con le indicazioni più volte ripetute dal diesse durante la trasferta di Cipro. Bisogna uscirne solo in un modo: con la serenità, recuperando i giocatori e facendo risaltare le qualità del gruppo. Il nervosismo di Lotito, però, quest’anno è incontenibile, forse perché ha speso più soldi e si aspettava altri risultati. A Petkovic ha rimproverato diverse volte le scelte e l’incapacità di trasmettere cattiveria alla squadra. La svolta lo spaventa, tutti negano tutto, eppur qualcosa si muove. La personalità di Mihajlovic è attraente, ma la convivenza con Tare potrebbe essere complicata. Di Matteo era stato scartato due anni fa. Reja, che non è stato contattato, potrebbe essere la soluzione più logica per tamponare l’emergenza. Generale dietro la collina.
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