(CDS) | Termina nella maniera più crudele l’imbattibilità giallorossa. Che non era soltanto quella della Roma Primavera (cinque vittorie su altrettante partite disputate), ma di tutte le formazioni: dai Giovanissimi alla prima squadra (tutti successi, tranne gli Allievi che hanno pareggiato una volta). I ragazzi di De Rossi, sotto lo…

(CDS) | Termina nella maniera più crudele l’imbattibilità giallorossa. Che non era soltanto quella della Roma Primavera (cinque vittorie su altrettante partite disputate), ma di tutte le formazioni: dai Giovanissimi alla prima squadra (tutti successi, tranne gli Allievi che hanno pareggiato una volta). I ragazzi di De Rossi, sotto lo sguardo di Sabatini, Garcia e l’ex Emerson, conoscono il sapore amaro della sconfitta. Ko amarissimo perché inferto dalla Lazio, venuta a prendersi i tre punti a Trigoria, facendolo per di più in rimonta, raggiungendo così in vetta alla classifica proprio Di Mariano e compagni. Un sabato pomeriggio che più di traverso non poteva andare. Per la Roma. Da incorniciare, invece, per la Lazio che giustamente a fine partita è andata a prendersi l’abbraccio del pubblico perché questi novanta minuti hanno ribadito a tutti – se mai ce ne fosse stato bisogno – che la squadra di Bollini ha cucito sul petto lo scudetto tricolore e non ha intenzione di lasciarlo scucire. La caratteristica che nella scorsa stagione ha permesso di piegare l’Atalanta in finale – vale a dire la grinta e la compattezza – è stata rispolverata al campo Di Bartolomei in una partita che non definisce una stagione, ma che potrebbe però donargli sfumature psicologiche diverse. Per chi ha vinto e per chi ha visto vincere.

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ROMA PADRONA – La Roma è scesa in campo con un undici al gran completo al cospetto di una Lazio falcidiata invece da infortuni e squalifiche. E la prima frazione ha confermato effettivamente una condizione migliore dei giallorossi. Padroni del campo in virtù di un centrocampo dove brilla la stella di capitan Battaglia (piedi buoni, visione di gioco, ma anche corsa) che innesca con precisione i due esterni, Ferri e Di Mariano che hanno un passo diverso rispetto ai marcatori sempre in affanno nella rincorsa. L’assenza di Antic, nella Lazio, pesa oltremodo. Elez – non esattamente un fulmine di guerra – appare in difficoltà in mezzo al campo. E Crecco non riesce a fare quella differenza che invece da uno come lui ci si aspetta. E così dopo due tentativi del croato e un colpo di testa di Lombardi a passare è la Roma. Battaglia trova Di Mariano con un lancio di quaranta metri. Il nipote di Totò Schillaci viene atterrato: rigore che lo stesso ex del Lecce si incarica di battere. E segnare, due volte, perché l’arbitro il primo lo fa ripetere.

L’EX BLAUGRANA SPACCA LA PARTITA – Ancora un tentativo per parte su calcio di punizione (Battaglia ed Elez) prima dell’intervallo. Al rientro dagli spogliatoio la Roma sembra in grado di controllare agevolmente una gara dove ha messo in mostra un palleggio a tratti magnifico (bellissime alcune trame per uscire con tocchi di prima dal pressing avversario). E invece qualcosa si inceppa, qualcuno si mette di traverso. Qualcuno che era stato tenuto in panchina nella speranza che potesse non servire il suo apporto. E invece la Lazio, già orfana di Tounkara, non è riuscita a fare a meno di Keita. L’ex del Barcellona entra e spacca la partita. Doppi passi, velocità: la qualità è davvero alta e la Roma inizia ad avere paura. E’ uno sciagurato intervento di Boldor su Fiore in area (o fuori?) a rimescolare le carte. Dal dischetto va Elez che infierisce sul popolo giallorosso mettendo a sedere Proietti Gaffi con un perfido “cucchiaio”. Questo sgarbo nella terra di Totti è davvero troppo: si attende la reazione giallorossa ma arriva il raddoppio dei ragazzi di Bollini. Keita semina con facilità il marcatore e mette la palla al centro: Serpieri in spaccata non sbaglia. La coda è brutta: su Keita piovono i cori razzisti, lui accenna una reazione e arrivano così anche gli sputi. La cornice che meritano due tra le migliori formazioni Primavera d’Italia è – deve essere – un’altra.

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