(CORRIERE DELLO SPORT) - Nessuna responsabilità oggettiva, arriverà una multa e sarà salata. La Lazio non rischia altre sanzioni, gli incidenti sono avvenuti lontano dalla “Pepsi Arena”, lo stadio del Legia Varsavia. La società, tecnicamente, è responsabile di ciò che accade nel perimetro intorno all’impianto che ospita la partita, ecco…

(CORRIERE DELLO SPORT) - Nessuna responsabilità oggettiva, arriverà una multa e sarà salata. La Lazio non rischia altre sanzioni, gli incidenti sono avvenuti lontano dalla “Pepsi Arena”, lo stadio del Legia Varsavia. La società, tecnicamente, è responsabile di ciò che accade nel perimetro intorno all’impianto che ospita la partita, ecco perché non rischia squalifiche. E’ diverso il discorso che riguarda i tifosi, a loro potrebbe essere vietato di andare in trasferta per uno o più turni (pesa la recidività). Nelle prossime settimane si conosceranno le decisioni dell’Uefa. Il Legia Varsavia, dopo gli incidenti e le violenze dei tifosi polacchi nel centro di Roma, fu punito solo con un’ammenda. Il club dovette pagare 100 mila euro, la somma lievitò a causa dei disordini registrati dentro l’Olimpico. La Lazio sarà sanzionata dall’Uefa con una multa inferiore. I delegati di Nyon erano allo stadio giovedì sera, i loro compiti si esauriscono dentro l’impianto, non in città. Platini non può fare brutte sorprese, il presidente Lotito è amareggiato ma tranquillo: «Non avendo il controllo sul territorio non siamo responsabili. Non possiamo mettere un carabiniere dietro ogni tifoso per far sì che il suo comportamento sia all’insegna delle regole».

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IL PASSATO - «Abbiamo paura che squalifichino la Lazio dall’Europa per colpa di pochi stupidi. La nostra immagine viene rovinata», ripetevano i tifosi ieri a Varsavia, erano stanchi e sconsolati, erano appena usciti dall’inferno polacco. I veri laziali sono stufi di pagare colpe non commesse. La Lazio, per pochi imbecilli, subisce provvedimenti disciplinari da anni. La massima squalifica europea subita dal club risale alla stagione 1974-75, fu decisa per gli incidenti accaduti dopo Lazio-Ipswich di Coppa Uefa (1973-74). Ma per razzismo il primo precedente risale alla stagione 2005-06. Intertoto: Lazio-Tampere United si giocò a porte chiuse dopo i cori razzisti uditi durante Lazio-Partizan (Coppa Uefa 2004-05). Stagione 2012-13, Europa League: l’Uefa sanzionò la Lazio con diffida e multa per i cori razzisti intonati durante Tottenham-Lazio. Nel match di ritorno venne sanzionato un turno a porte chiuse, ma la pena fu sospesa con la condizionale (cori antisemiti). La squalifica scattò invece per il saluto romano fatto da alcuni tifosi durante Lazio-Borussia Moenchengladbach: l’Uefa impose le porte chiuse per Lazio-Stoccarda e Lazio-Fenerbahçe. Quest’anno il precedente europeo risale a Lazio-Apollon Limassol: stadio chiuso per razzismo dopo i cori uditi in Lazio-Legia Varsavia. La sentenza, in appello, cambiò e fu sanzionata solo la Nord. Non solo l’Europa, va messo in conto il precedente italiano. Stagione in corso, serie A: la Curva Nord è stata chiusa a settembre (Lazio-Udinese) dopo i cori razzisti indirizzati ad alcuni giocatori di colore (fatti accaduti durante Juventus-Lazio di Supercoppa Italiana).

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