(IL TEMPO) - Ventidue tifosi della Lazio e cittadini italiani ancora in carcere, dopo più di una settimana, a Varsavia. Si son mosse, seppur in ritardo, le istituzioni nostrane. La società biancoceleste è rimasta in silenzio, ma a dare l’esempio ci hanno pensato i giocatori. Come anticipato qualche giorno fa,…

(IL TEMPO) - Ventidue tifosi della Lazio e cittadini italiani ancora in carcere, dopo più di una settimana, a Varsavia. Si son mosse, seppur in ritardo, le istituzioni nostrane. La società biancoceleste è rimasta in silenzio, ma a dare l’esempio ci hanno pensato i giocatori. Come anticipato qualche giorno fa, è stata la squadra capitolina – guidata dal capitano Cristian Ledesma – a far partire una colletta per aiutare economicamente i sostenitori laziali ancora in Polonia: s’è parlato di ventimila euro già raccolti, in realtà la cifra non è ancora definitiva perché i biancocelesti stanno aspettando che i giudici fissino le cauzioni per il rilascio. Con ogni probabilità dunque si dovrà attendere la fine della prossima settimana. I giocatori mettono una mano al portafogli e una sul cuore, e la società cosa fa? Ufficialmente nulla, in molti hanno lamentato l’assenza della dirigenza capitolina. Il presidente Claudio Lotito, seppur in ritardo, ha lavorato sottotraccia, mantenendo un filo diretto con il ministro degli Esteri Emma Bonino per conoscere ogni sviluppo della vicenda. La società capitolina ha preferito tenere un profilo basso per diversi motivi. In primis perché l’Uefa vigila attentamente su ogni comportamento del club: la Lazio, dopo più di una sanzione subita nelle ultime due stagioni in Europa League, è sempre sotto osservazione. E poi perché la stessa Farnesina, negli ultimi giorni, ha chiesto alla Lazio di non prendere posizioni ufficiali in quello che ormai è diventato un caso diplomatico tra Italia e Polonia. Le famiglie dei ragazzi ancora in carcere, però, non hanno affatto gradito il silenzio della società e aspettano ancora un segnale dal presidente Lotito.

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