ROMA – La carica dei giovani. La crisi economica che piega il mondo, calcio compreso, Lazio compresa, spinge ad aguzzare l’ingegno e a trovare soluzioni alternative. Solo pochi club al mondo possono permettersi di spendere come un tempo. Soldi russi, arabi, non si vede molto altro in giro. E allora…

ROMA – La carica dei giovani. La crisi economica che piega il mondo, calcio compreso, Lazio compresa, spinge ad aguzzare l’ingegno e a trovare soluzioni alternative. Solo pochi club al mondo possono permettersi di spendere come un tempo. Soldi russi, arabi, non si vede molto altro in giro. E allora si torna a due vecchi e cari concetti: quello dello scouting e quello della formazione giovanile.

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BISOGNA STUDIARE – Alcune società hanno fatto da apripista in Italia – leggi su tutte l’Udinese – ma adesso anche la Lazio si è messa in moto per andare a scovare giovani talenti. Dove crescono, con un occhio particolarmente attento all’America Latina dove il calcio scorre nelle vene dei suoi abitanti, necessario come il sangue. Due brasiliani e un colombiano: la Lazio questa volta ha fatto il pieno. Felipe Anderson, Vinicius e Perea: tre classe ‘93, giovanissimi su cui costruire il futuro della Lazio senza svenarsi. Soltanto per il trequartista è stato speso un po’ di più, ma nel suo caso il trasferimento si era reso più difficile a causa dell’opposizione del fondo inglese che deteneva il suo cartellino e di una maglia (quella del Santos) e un numero (il dieci) che comunque hanno fatto alzare la sua valutazione.

BISOGNA LAVORARE – Il lavoro che ha fatto Bollini è qualcosa di straordinario: la vittoria del campionato da parte della sua Primavera al termine di una stagione a dir poco esaltante ha dimostrato come il lavoro paghi. E quello di un settore giovanile è primariamente quello di fornire calciatori capaci di confrontarsi con le sfide della prima squadra. E quest’anno ad Auronzo ad essere aggregati al gruppo di Petkovic saranno ben quattro baby: il portiere, figlio d’arte, Strakosha (18 anni); i centrocampisti Cataldi (18) e Crecco (17); e la stellina d’attacco Keita (18), cresciuto nel vivaio del Barcellona, ma diventato grande nella Lazio. Sull’ex blaugrana le attese sono altissime: le potenzialità sono indiscutibili, servirà al ragazzo mantenere la testa. Perché le gambe, da sole, non bastano.

LA POLITICA - Lotito e il diesse Tare, cui bisogna riconoscere il grande merito di avere fiuto e di azzeccare spesso le scommesse sui calciatori, hanno virato su una sostanziosa politica del contenimento dei costi, senza però depauperare il tasso tecnico della squadra. Da qui lo sforzo di tenere tutti i big e affiancarli a giovani di qualità. La linea verde come necessità economica, ma anche come politica coscientemente abbracciata. L’età media si è abbassata a 26 anni dai 29 dell’ultima stagione. La Lazio, da roster più anziano, è diventata una delle squadre italiane più giovani. Gli esempi vincenti in giro per il mondo calcistico, e non solo, sembrano dare ragione a chi ha il coraggio e la sfrontatezza di affidarsi ai baby. D’accordo è con ogni probabilità il miglior giovane del pianeta, tuttavia il Brasile dominatore della Confederations, squadra di talenti enormi, ha trovato in un ragazzo classe ‘92 la sue stella incontrastata. Neymar non si è limitato a regalare colpi a effetto per il pubblico, ma a dimostrato carattere e personalità. Classe ‘92, come Onazi. Ah sì, un altro giovane da vetrina, così già decisivo in prima squadra che quasi quasi uno se lo scordava…

Fonte: Il Corriere dello Sport

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