Il giorno del giudizio è arrivato. Questa mattina Stefano Mauri conoscerà la decisione della Commissione Disciplinare nazionale, organo di primo grado della giustizia sportiva, sul processo relativo al calcioscommesse. Le accuse mosse dalla Procura federale nei confronti dell’attuale capitano della Lazio – due presunti illeciti in occasione delle partite contro…

Il giorno del giudizio è arrivato. Questa mattina Stefano Mauri conoscerà la decisione della Commissione Disciplinare nazionale, organo di primo grado della giustizia sportiva, sul processo relativo al calcioscommesse. Le accuse mosse dalla Procura federale nei confronti dell’attuale capitano della Lazio – due presunti illeciti in occasione delle partite contro Genoa e Lecce del maggio 2011, oltre al divieto di scommesse – sono molto pesanti, ma dall’ambiente biancoceleste filtra un cauto ottimismo.
L’impianto accusatorio costruito dalla Procura sembra proprio non aver retto all’esame della Disciplinare presieduta da Sergio Artico. Il procuratore Stefano Palazzi ha chiesto sanzioni pesanti per Mauri – 4 anni e 6 mesi di squalifica – e per la Lazio, tirata in ballo per la responsabilità oggettiva: secondo l’accusa, il club biancoceleste meriterebbe addirittura 6 punti di penalizzazione, da scontare nel campionato al via tra meno di un mese.
Fin dal giorno delle arringhe difensive, seconda e ultima udienza del dibattimento davanti alla Commissione Disciplinare, l’impressione era del resto stata chiara: l’impianto costruito da Palazzi presenta diverse lacune. Le confessioni «de relato» fornite dal pentito Carlo Gervasoni, la scheda telefonica «criptata» utilizzata da Stefano Mauri solo nel periodo 13-28 maggio 2011 e i continui contatti con l’amico e indagato Alessandro Zamperini sarebbero forse risultati sufficienti due anni fa, nel primo processo sportivo sul calcioscommesse. Oggi, invece, registrate le recenti pronunce degli organi giudicanti (ultima in ordine di tempo, la sentenza della Disciplinare sul filone Bari-bis), simili elementi sembrano davvero insufficienti per attribuire al capitano biancoceleste due illeciti.
Troppi i dubbi sollevati dalle difese, a partire dalle pochissime giocate vincenti (sono 7, ma solo una è singola) riscontrate nell’agenzia di Luca Aureli (fidanzato della Romano, intestataria della scheda «criptata» utilizzata da Mauri) su Lazio-Genoa. E poi, soprattutto, ci sono le pronunce su Gervasoni, ritenuto dai giudici sportivi un testimone non sempre credibile: pronunce importanti per Mauri, chiamato in causa proprio per le confessioni «de relato» riferite da Gervasoni e tra l’altro smentite da Gegic.
Ecco perché la Disciplinare sembra orientata ad assolvere Mauri dalle accuse più pesanti, derubricando gli illeciti ipotizzati da Palazzi in altrettante omesse denunce (su Lazio-Genoa il capitano biancoceleste potrebbe addirittura essere totalmente assolto) e «cavandosela» con una squalifica inferiore ai 12 mesi. In attesa del sicuro ricorso. La data dell’appello non è ancora fissata, il dibattimento potrebbe slittare al 19 agosto, ma la Lazio vorrebbe avere la sentenza di secondo grado prima della Supercoppa, in programma il 18. Per questo si fa strada l’ipotesi 16 agosto, con decisione in serata o al massimo il 17 (la Corte federale emette il dispositivo e solo successivamente, entro 15 giorni, pubblica le motivazioni). La battaglia legale è appena cominciata, ma la Lazio può affrontarla con fiducia.

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Fonte: Il Tempo

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